domenica 7 luglio 2013

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)





Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura.
(Gal 6)
Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli
(Lc 10)

Cosa conta? Cosa ci rallegra?
La vita di ogni giorno ci educa che conta avere … dove l’avere è l’autodeterminarsi, è l’autosufficienza, l’autoreferenzialità … questo “avere” per San Paolo è rappresentato in quel segno antico – la circoncisione - del popolo d’Israele. L’Apostolo dice che non conta, ma ciò che conta, ciò che dona pace è “essere nuova creatura”.
 


 
Cosa significa essere nuova creatura?
Risponde alla nostra domanda lo stesso Apostolo Paolo nella II lettera ai Corinzi:
“quando uno è unito a Cristo è una creatura nuova: le cose vecchie sono passate; tutto è diventato nuovo”. Questo dona pace … “su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia”, ci ricorda sempre l’Apostolo.

Questo ci dona pace, e ci rallegra. Perché l’essere uno in Cristo è avere la consapevolezza che noi siamo in Dio e Dio è in noi: “i vostri nomi sono scritti nei cielo”, dove il cielo non è qualcosa sopra la terra, ma è Dio stesso.

E cos’è il nome?
Afferma William Shakespeare: “Cosa c'è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo”. Il nome è la mia essenza, sono io, il mio nome scritto nel Cielo, è il mio povero io che tutt’uno con il tu di Dio.
Questa ci deve rallegrare!
Per essere in Dio e Dio in me, ci vuole un presupposto, ciò “che conta”: essere nuova creatura.
Il mio nome – ciò la mia persona, la mia essenza – deve essere uno con Colui che ha fatto nuova ogni cosa – Gesù – questo mi rende creatura nuova: nuovo uomo, nuova umanità, nuovo in dignità…

Questo percorso ci riporta al giorno in cui siamo diventati per grazia nuova creatura: è il giorno del nostro Battesimo.
Faccio memoria annuale di questo giorno?

Concludendo un pensiero di San Leone Magno:

«Riconosci, cristiano, la tua dignità e, reso partecipe della natura divina non voler tornare all'abiezione di un tempo con una condotta  indegna. Ricordati chi è il tuo Capo e di quale Corpo sei membro. Ricordati che, strappato al potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce del Regno di Dio. Con il sacramento del battesimo sei diventato tempio dello Spirito Santo! Non mettere in fuga un ospite così illustre con un comportamento riprovevole e non sottometterti di nuovo alla schiavitù del demonio. Ricorda che il prezzo pagato per il tuo riscatto è il sangue di Cristo» (Disc. 1 per il Natale; Liturgia delle ore vol. I, p. 397).

Ecco la nostra dignità, la nostra gioia, ciò che conta ….  “Non dimenticarlo mai; dentro di te e fuori di te poni ad obbiettivo della tua esistenza … fa di cercarlo e custodirlo con la pietà; e vedrai come si abbella tutta la scena di questo mondo, come si sublimano tutti gli affetti di questo nostro cuore, come si appianano tutte le asprezze di questo cammino nella società, come si affrettano e si assicurano tutti i successi di queste battaglie per conquistare l’avvenire”. (Beato Giuseppe Toniolo)

sabato 6 luglio 2013

“In defensum castitatis” - 2013




 
“In defensum castitatis”: con questa indicazione propria, l’Index ac Status Causarum indica quelle figure di santità che per fede hanno difeso la loro dignità di donna e la loro bellezza di creatura, fatta ad immagine di Dio, fino al martirio per custodire la verginità. Un gesto che non il bel gesti della fine, ma è la straordinaria conclusione di una vita straordinariamente ordinaria.

Nel 2013 ricorrono i cento anni del martirio di Angelina Zampieri: la martire del bellunese, chi cui è custodito la memoria ma non è stata mai aperta al causa di canonizzazione. Ma sempre in quest’anno la Santa Sede ha dato il via libera per la causa di canonizzazione della piccola brasiliana Benigna Cardoso da Silva, martire nel 1941.

Ecco la giusta occasione per aggiornare un passato lavoro di ricerca.

In primis citiamo la tanto amata Marietta (Maria Goretti), e di in seguito in ordine cronologico le altre “in defensum castitatis”.

 
Già pubblicato in

o sul presente BLOG

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Santa Maria Goretti

Nata Corinaldo (Ancona) il 16 ottobre 1890, muore a Nettuno (Roma) il 6 luglio 1902. Martirologio Romano in data 6 luglio, scrive: “Santa Maria Goretti, vergine e martire, che trascorse una difficile fanciullezza, aiutando la madre nelle faccende domestiche; assidua nella preghiera, a dodici anni, per difendere la sua castità da un aggressore, fu uccisa a colpi di pugnale vicino a Nettuno nel Lazio”.
 



 
Serva di Dio Benigna Cardoso da Silva

Nata ad Oiti, Santana do Cariri, Ceará (Brasile), il 15 ottobre 1928, muore per difendere la purezza del suo cuore nella sua cittadina natale il 24 ottobre 1941. La Diocesi di Crato ha aperto la causa di canonizzazione per il martirio “in difesum castitatis”, ottenendo il nihil obstat dalla Santa Sede il 31 gennaio 2013.


Bibliografia e fonti

* AA. VV., Enciclopedia dei Santi “Bibliotheca Sanctorum”, 12 voll., Città Nuova, 1990
* Alberti Giovanni – Maria Goretti – Arti Grafiche GADI – 2000
* Aurora B. – Santa Maria Goretti… Storia di un fiore di campo (fumetto in b\n)
* Bianchi Don Edmondo – Vita do S. Maria Goretti secondo la storia e non secondo i Padri * Passionisti – Arti Grafiche Archimio Latina - 2003
* C.E.I., Martirologio Romano, Libreria Editrice Vaticana, 2007, pp. 1142
* De Carolis Dino – Maria Goretti. Una santità nel quotidiano – Edizioni Paoline – 2000 (con ricca bibliografia)
* Marietta, Angelo delle paludi – Vita a fumetti di S. Maria Goretti (a colori) – Ed. Stella del Mare, 1999
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2013
* Grenci Damiano Marco – Quaderno 24, Lui guarda il cuore (santa Maria Goretti), 24 giugno 2006, 56° della canonizzazione di S. Maria Goretti – Ed. D.M.G. – pp. 48
* Grenci Damiano Marco – Quaderno 29, “Obbedire a Dio” (S. Pietro), 22 ottobre 2006 - Ed. D.M.G. – pp. 36
* Monti Vincenzo (a cura) – L’iconografia e la storia di S. Maria Goretti da Corinaldo a Nettuno, a Santa nel mondo – Ed. Regione Lazio
* Picucci Egidio – Santa Maria Goretti – Editrice Tau – 2002
* Santuario S. Maria Goretti in Corinaldo – S. Maria Goretti (conosci e colora)
* Sito web di newsaints.faithweb.com

venerdì 5 luglio 2013

Venerdì della XIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

S. Antonio M. Zaccaria




“Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara; si prese in moglie Rebecca e l’amò”.

Continua la vicenda di Abramo.
Muore in longeva età Sara; lo sposo fa un lungo lutto, poi spera per il futuro di Isacco, facendo memoria della benedizione di Dio.

Anche Isacco vive la benedizione di Dio, la possiamo scorgere nella scena in cui egli introduce Rebecca nella sua casa… “e l’amo”.

Ben dice il salmista:
“Rendete grazie al Signore, perché è buono, perché il suo amore è per sempre”.

L’amore di Dio per il suo popolo è per sempre.
Gesù – salvezza d’Israele – perpetua il suo amore per il suo popolo, e va in cerca delle “ pecore perdute della casa d'Israele”. Egli “risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra di morte”
 


 
Ieri avevamo scoperto che Gesù guarisce con il potere del perdono.
In questa pagina di Mt 9, 9-13, la salvezza non è tanto fisica, ma di stile, Gesù da una nuova dignità a Matteo: Gesù è venuto a chiamare i peccatori e non i giusti, scegli tra suoi Apostoli un peccatore perché è certo che così avrà un gruppo di discepoli pieni di compassione: solo chi è stato peccatore può sostenere il progetto di un Dio che è venuto a salvare con il potere del perdono.

Questa vicenda di Matteo è curiosa.
Gesù parte sempre dalla debolezza per manifestare la gloria.
Direbbe San Paolo: “abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi”.

Anche la vicenda di Sant’Antonio Maria Zaccaria è curiosa: un medico che diventa prete, e poi fonda tre famiglie religiose (Chierici Regolari di San Paolo detti Barnabiti; Angeliche di San Paolo e i Coniugati (Maritati) di San Paolo … come capite lo Zaccaria si ispira al fervore apostolico dell’Apostolo Paolo).

La vita di S. Antonio M. Zaccaria … una vita senza alcun evento straordinario. Ciò che fu straordinario fu lo spirito con cui visse la sua breve esistenza (muore a 37 anni!). Era un medico e perciò fece una diagnosi dei mali del suo tempo. Si accorse che la malattia che affliggeva la Chiesa in quell'epoca era la tiepidezza. Si trattava dunque di "distruggere questa pestifera e maggior nemica di Cristo Crocifisso, la quale sí grande regna ai tempi moderni".

E come ben si può capire il XVI secolo è uguale al XXI secolo!
 


 
Dopo la diagnosi, la terapia: la tiepidezza doveva essere rimossa con il suo antidoto, il fervore. Egli volle che i suoi figli fossero "piante e colonne della rinnovamento del fervor cristiano". Scrivendo alle Angeliche, alla vigilia della missione veneta, le esortava: "O figliole care, spiegate le vostre bandiere, che presto il Crocifisso vi manderà ad annunziare la vivezza spirituale e lo spirito vivo dappertutto". Nella sua ultima lettera, rivolta a una coppia di sposi, egli ci lascia questa eredità: "Non pensate che l'amore che io vi porto, né che le doti che sono in voi possono fare che desideri che siate santi piccoli. Vorrei, e desidero, voi siete fatti, se volete, a diventare gran santi, purché vogliate crescere e restituire piú belle quelle doti e grazie al Crocifisso, dal quale le avete".

Ancora noi oggi viviamo due insegnamenti di questo sconosciuto, ma straordinario riformatore della Chiesa: le Sante Quarantore pubbliche e il suono della campanella alle 3 pomeridiane in ricordo della morte del Signore, due segni che servono per estirpare la tiepidezza e far esplodere il fervore!

Infine per ritornare al tema della guarigione con il potere del perdono, ecco cosa scrive in una sua esortazione S. Antonio Maria Zaccaria:

“Coloro che ci avversano, mentre fanno male a se stessi, perché provocano contro di sé lo sdegno di Dio, fanno però del bene a noi, perché ci accrescono la corona della gloria eterna. Dobbiamo quindi compiangerli e amarli, piuttosto che disprezzarli e odiarli. Anzi, dobbiamo pregare per loro e non lasciarvi vincere dal male, ma vincere il male con il bene e ammassare sopra il loro capo atti di pietà, come carboni ardenti (Rm 12, 20) di carità - come ci ammonisce il nostro Apostolo - in modo che essi vedano la nostra pazienza e mitezza, ritornino ad una via migliore e si accendano di amore per Dio”.
Amen.

giovedì 4 luglio 2013

Giovedì della XIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)




 
«Costui bestemmia»

Perché questa affermazione del popolo?
Perché Gesù dice propone con le sue parole un’immagine di sé - che non raccoglie la loro - che essi si sono fatti di lui.
Infatti Gesù può si, forse, fare i miracoli, ma non può perdonare.
“Ma, … il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati”, dice il Vangelo.

Egli guarisce con il potere del perdono. La guarigione di Gesù è prefigurazione della grande guarigione salvifica del perdono dei peccati che avverrà con la morte in Croce.

Qui si colloca la scena del I lettura. In questa pagina ci colpiscono due immagini: il padre – Abramo – che offre il figlio in obbedienza alla volontà di Dio: Dio vuole tutto dal Patriarca, vuole il suo primogenito Isacco; e poi la II immagine è lo stesso sacrificio di Isacco.

Queste due scene descrivono il modo in cui avverrà la guarigione salvifica operata da Gesù: immolato sulla croce, sul monte, in obbedienza alla volontà di Dio Padre.

Ma solo una fede come quella di Abramo, così ben disposta, così piena di fiducia, una fede cieca nel progetto buono di Dio: «Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!», può comprendere un Dio così!
Signore, noi crediamo, aumenta la nostra fede!
Signore Dio, benedici questo nuovo giorno come hai benedetto da quel giorno la vita di Abramo:
«Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».
Sangue di Cristo, senza il quale non c'è perdono, salvaci
Amen.

mercoledì 3 luglio 2013

San Tommaso apostolo



“Siete concittadini dei santi e familiari di Dio”, un destino sorprendente quello che ci prospetta l’Apostolo Paolo, in questa giornata dedicata all’Apostolo Tommaso.

La cittadinanza dei santi per San Paolo, non è certo quella che intendiamo noi: cioè che i santi sono in Cielo, per l’Apostolo i santi sono i salvati, cioè i discepoli di Gesù.

Siamo salvati a causa della Passione di Cristo, e il segno dei chiodi e la ferita al fianco sono la certezza della salvezza, segni della cittadinanza.

A prezzo del Sangue siamo stati comprati e nel suo Sangue siamo stati salvati.
La sua Morte fu per noi Vita, la sua Vittoria fu per noi famigliarità… siamo familiari di Dio, perché siamo un nuovo popolo, una nuova famiglia umana nata dal suo fianco.

È questa famigliarità che ci raduna, è la memoria di quello sguardo che ha visto il Signore – raccontata di generazione in generazione - che ci consola: Egli è vivo.

Certo Tommaso non crede inizialmente, così pare, ma forse egli era in giro per Gerusalemme vagando senza meta con una grande tristezza in fondo al cuore a causa degli avvenimenti che aveva vissuto.
Tommaso era in ricerca del Maestro, della sua tenerezza, della sua parola .. perché no del suo profumo. Ma Egli non era più presente.
Entrando nel Cenacolo, ed ascoltando dell’incontro avvenuto, egli è sorpreso, si forse incredulo, non può credere ai suoi orecchi: ed ecco anche lui vive l’incontro. Gesù mostra i segni della sua tenerezza, di quella vicinanza perduta che Tommaso stava cercando: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco …”, a quest’incontro l’Apostolo scioglie il suo cuore, lo schiude alla più alta proclamazione di fede: «Mio Signore e mio Dio!».
 



Signore anche noi siamo dei salvati, tuo popolo, “edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù”: per intercessione del’Apostolo Tommaso, donaci un nuovo slancio di fede, così che nelle tue mani possiamo essere costruzione bene ordinata, “tempio santo nel Signore … abitazione di Dio”, segno vivente del “segno dei chiodi”.
Amen.




martedì 2 luglio 2013

Martedì della XIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)





“Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale”.

Il sale nell’antichità era elemento prezioso, moneta di scambio. Nella tradizione biblica è elemento di purificazione usato nella ritualità. Lo stesso sale veniva messo nell’acqua per renderla pura, rito che è rimasto anche nella preparazione dell’acqua delle acquasantiere.

Il sale è anche simbolo di conservazione, è usato per conservare le vivande, ma è anche simbolo di corrosione, per il suo potere corrosivo.

Cosa ci corrode?
Il rimpianto del passato ci consuma, e ci fa vivere con lo sguardo rivolto all’indietro. Se guardo indietro non posso camminare avanti!
«Salvaci, Signore, siamo perduti!» e liberaci dalle nostalgie errate.

Ma il passo di Gen. 19 ci richiama anche ad un cammino verso l’alto. “Non fermarti dentro la valle: fuggi sulle montagne”. È il cammino di ascesi, che è sempre in salita. Lot e la sua famiglia di arrendono ad un cammino facile ma pericoloso di camminare “rasoterra”.
Noi siamo già di terra, dobbiamo sempre puntare verso il monte.. verso il Cielo. Desiderare le alte misure.

Signore mostraci la tua Bontà, che in essa possiamo camminare, che in essa possiamo perderci, senza nostalgie del passato causate dalla fatica della sequela.

“Confesso che mi smarrisco e mi perdo se considero la Bontà divina, mare senza sponde e senza fondo”
(San Luigi alla madre Marta Tano, 10 giugno 1591)

Guida, Signore, la barca di Pietro tra i flutti della vita, perché se pur con un po’ di timore sappia sempre affidarsi a te a cui “perfino i venti e il mare … obbediscono”. Signore mio creatore e redentore, salvaci!
“Sangue di Cristo, sostegno nei pericoli, salvaci” Amen.

lunedì 1 luglio 2013

il Mese del Prez.mo Sangue






Signore, pietà Signore, pie­tà
Cristo, pietà Cristo, pietà
Signore, pietà Signore, pietà
Cristo, ascoltaci Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici Cristo, esaudiscici
Padre dei cielo, che sei Dio abbi pietà di noi
Figlio redentore del mondo, che sei Dio abbi pietà di noi
Spirito Santo, che sei Dio abbi pietà di noi
Santa Trinità, unico Dio abbi pietà di noi
Sangue di Cristo, Unigenito dell'eterno Padre salvaci
Sangue di Cristo, Verbo di Dio incarnato salvaci
Sangue di Cristo, Nuovo ed Eterno Testamento salvaci
Sangue di Cristo, disceso fino a terra nell'agonia salvaci
Sangue di Cristo, profuso nella flagellazione salvaci
Sangue di Cristo, che emani nella coronazione di spine salvaci
Sangue di Cristo, versato sulla croce salvaci
Sangue di Cristo, prezzo della nostra salvezza salvaci
Sangue di Cristo, senza il quale non c'è perdono salvaci
Sangue di Cristo, presente nell'Eucaristia salvaci
Sangue di Cristo, fiume di misericordia salvaci
Sangue di Cristo, vincitore dei demoni salvaci
Sangue di Cristo, fortezza dei martiri salvaci
Sangue di Cristo, vigore dei confessori salvaci
Sangue di Cristo, che generi i vergini    salvaci
Sangue di Cristo, sostegno nei pericoli salvaci
Sangue di Cristo, aiuto degli oppressi   salvaci
Sangue di Cristo, conforto nel pianto salvaci
Sangue di Cristo, speranza dei penitenti salvaci
Sangue di Cristo, sollievo dei moribondi salvaci
Sangue di Cristo, pace e dolcezza dei cuori salvaci
Sangue di Cristo, pegno di vita eterna salvaci
Sangue di Cristo, che liberi le anime del purgatorio salvaci
Sangue di Cristo, degnissimo di ogni onore e gloria salvaci
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo perdonaci, Signore
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo esaudiscici, Signore
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo abbi pietà di noi
 
 
 
 

domenica 30 giugno 2013

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)





“Cristo ci ha liberati per la libertà!” (Gal 5)

Vivere la libertà in Cristo significa accogliere la propria vocazione con perseveranza – così mi sembra di poter rileggere la provocazione dell’Apostolo alla luce del Vangelo odierno - perché nella chiamata di Cristo c’è la libertà in quanto, la chiamato di Gesù, la vocazione è cammino di santità e la santità è pienezza di libertà.

Afferma Lumen Gentim al cap. 5,40, esortandoci al dovere della santificazione:
“È dunque evidente per tutti, che tutti coloro che credono nel Cristo di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità e che tale santità promuove nella stessa società terrena un tenore di vita più umano. Per raggiungere questa perfezione i fedeli usino le forze ricevute secondo la misura con cui Cristo volle donarle, affinché, seguendo l'esempio di lui e diventati conformi alla sua immagine, in tutto obbedienti alla volontà del Padre, con piena generosità si consacrino alla gloria di Dio e al servizio del prossimo”

L’uomo e la donna che vivono la chiamata di Cristo come compimento della propria pienezza di vita sono liberi perché la libertà è obbedienza all’Amore. Nell’amore di Cristo non c’è schiavitù.

Gesù è geloso della nostra libertà. Infatti ai discepoli del Vangelo che voglio mandare un fuoco sui Samaritani che non lo voglio accoglierlo Egli “si voltò e li rimproverò”. Per Gesù è sacra la libertà dell’uomo, lui sa attendere con pazienza, senza forzare: e chiede altrettanto ai suoi discepoli verso il proprio prossimo, che un potenziale nuovo discepolo.

Lo afferma anche un cantautore italiano Filippo Neviani alias Nek, in una canzone, in cui afferma:

“lo sai che la mia dignità è la mia libertà”


 

Gesù non vuol proseliti, ma amanti, uomini e donne che si fanno amare da lui e nel’abisso del suo amore si trasformano in strumenti d’amore.

«Dio è amore e chi rimane nell'amore, rimane in Dio e Dio in lui» (1 Gv 4,16). “mediante l’amore siate a servizio gli uni degli altri” (Gal 5), “Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità” (Ef 3,17) “(viviamo) un breve precetto: ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene…” (S. Agostino, Omelia 7). Cristo Gesù nell’Amore “ci ha liberati per la libertà”. Amen.

giovedì 27 giugno 2013

Sant'Arialdo, prega per noi!

Giovedì della XII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
S. Arialdo D. M.



"Nella storia della Chiesa ci sono state due classi di cristiani: i cristiani di parole – quelli “Signore, Signore, Signore” – e i cristiani di azione, in verità. Sempre c’è stata la tentazione di vivere il nostro cristianesimo fuori della roccia che è Cristo. L’unico che ci dà la libertà per dire ‘Padre’ a Dio è Cristo o la roccia. E’ l’unico che ci sostiene nei momenti difficili, no? Come dice Gesù: cade la pioggia, straripano i fiumi, soffiano i venti, ma quando è la roccia è sicurezza, quando sono le parole, le parole volano, non servono. Ma è la tentazione di questi cristiani di parole, di un cristianesimo senza Gesù, un cristianesimo senza Cristo. E questo è accaduto e accade oggi nella Chiesa: essere cristiani senza Cristo.
Questi cristiani di parole……Cristiani che guardano il pavimento….E questa tentazione oggi c’è. Cristiani superficiali che credono, sì Dio, Cristo, ma troppo ‘diffuso’: non è Gesù Cristo quello che ti dà fondamento. Sono gli gnostici moderni. La tentazione dello gnosticismo. Un cristianesimo ‘liquido’. D’altra parte, sono quelli che credono che la vita cristiana si debba prendere tanto sul serio che finiscono per confondere solidità, fermezza, con rigidità. Sono i rigidi! Questo pensano che per essere cristiano sia necessario mettersi in lutto, sempre. 
Il fatto è che di questi cristiani ce ne sono tanti. Ma, non sono cristiani, si mascherano da cristiani. Non sanno  cosa sia il Signore, non sanno cosa sia la roccia, non hanno la libertà dei cristiani. E, per dirlo un po’ semplicemente, non hanno gioia…..I primi hanno una certa ‘allegria’ superficiale. Gli altri vivono in una continua veglia funebre, ma non sanno cosa sia la gioia cristiana. Non sanno godere la vita che Gesù ci dà, perché non sanno parlare con Gesù. Non si sentono su Gesù, con quella fermezza che dà la presenza di Gesù. E non solo non hanno gioia: non hanno libertà. Questi sono schiavi della superficialità, di questa vita diffusa, e questi sono schiavi della rigidità, non sono liberi. Nella loro vita, lo Spirito Santo non trova posto. E’ lo Spirito che ci dà la libertà! Il Signore oggi ci invita a costruire la nostra vita cristiana su Lui, la roccia, quello che ci dà la libertà, quello che ci invia lo Spirito, quello che ti fa andare avanti con la gioia, nel suo cammino, nelle sue proposte”.

(papa Francesco, Omelia, S. Marta, 27 giugno 2013)

Nella memoria del Santo che la Chiesa di Milano ci fa ricordare oggi, ammiriamo un uomo che ha cercato equilibrio e ha posto la sua libertà in Gesù.

Il suo biografo, il beato abate Andrea da Strumi, scrive:
"Come possono attestare tutti quanti sono vissuti in familiarità con Arialdo, la sua aspirazione e il suo impegno incessante non tendeva ad altro che a mettere in pratica tutto quanto leggeva nei sacri testi".

Ecco la roccia su costruire la fede, per non essere cristiani liquidi o cristiani rigidi: vivere il Vangelo di Gesù.

Nel Vangelo di Gesù, S. Arialdo è vissuto ed ha dato la vita, anche noi nel Vangelo di Gesù, la nostra roccia possiamo vivere, per essere gioiosi discepoli di Gesù.

S. Arialdo, prega per noi!
Amen.

domenica 23 giugno 2013

NATIVITÀ DI SAN GIOVANNI BATTISTA

(Messa della Vigilia)



Sacra Famiglia con San Giovannino
Parrocchia di S. Albino di Monza

Giovanni Battista è l’unico tra i Santi, oltre la Madre del Signore, del quale si celebra con la nascita al cielo – la morte - anche la nascita secondo la carne – il compleanno (se così possiamo definirlo!).

«Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni». (Ger 1)

Abbiamo ascoltato nel libro di Geremia.
La vocazione profetica del Battista, fin dal grembo materno è circondata di eventi straordinari, pieni di gioia messianica, che prepararono la nascita di Gesù.

Giovanni è il Precursore del Cristo con la parola e con la vita.
Il battesimo di penitenza che accompagna l’annunzio degli ultimi tempi è figura del Battesimo secondo lo Spirito.
La data della festa, tre mesi dopo l’annunciazione e sei mesi prima del Natale, risponde alle indicazioni di Luca.

Fu il più grande fra i profeti, perché poté additare l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo.
Cosa impariamo dal Battista?
Il Battista ci insegna a essere servi del Regno di Dio, di fatti Egli vive una presenza ai bordi della storia della salvezza perché vuole indicare Colui che è l’atteso, Colui che è il centro.
La centralità di Gesù è l’annuncio del Battista.
Deve essere anche la nostra spiritualità.

Credo sia questa la forza di ogni discepolo e di ogni maestro che da discepolo deve accompagnare alla fede, perché il suo sguardo orienti verso Colui che è guardato.

“Fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù”. (Gv 1)

Questa è la vera libertà spirituale. Che deve accompagnare il nostre relazioni (sacerdoti e laici; genitori e figli; …)

Questo ci insegna San Giovanni Battista: la centralità di Cristo che fruttifichi in una piena libertà spirituale.
Amen.

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)



SS. Crocifisso
Parrocchia di S. Albino di Monza


Ho una domanda: Posso vivere per la fede?

Questa domenica siamo ad una svolta. Dopo aver scoperto che Gesù è pieno di misericordia, e dopo aver capito che egli accoglie la nostra umiltà come dimensione necessaria per vivere il perdono e convertire la nostra vita, oggi il Signore ci chiede:
ma io chi sono per te?
Sono necessario per la tua vita?
Cosa rispondi?
Rispondi di sì?

Allora cammina su i miei passi, accogli la pozione d’Amore – la Croce - che ti è data per vivere nel mondo, secondo la vocazione ricevuta; in questo amore strasformati a mia immagine e somiglianza, e in esso perditi: perché chi si perde nel mio amore si ritrova!
Solo in questo cammino capirai che ogni uomo è fratello e che la differenza non è divisione, ma se pur diversi siamo in comunione, perché come dice San paolo “tutti voi siete uno in Cristo Gesù”. (Gal 3)

Cerchiamo l’unità in Gesù. Guardiamo a “colui che hanno trafitto”, dice il profeta Zaccaria.
Ed allora come afferma Benedetto XVI per la fede possiamo vivere!

“Per fede viviamo anche noi: per il riconoscimento vivo del Signore Gesù, presente nella nostra esistenza e nella storia”. (Porta Fidei, 13). AMEN!

venerdì 21 giugno 2013

San Luigi Gonzaga, prega per noi!





“Confesso che mi smarrisco
e mi perdo se considero
la Bontà divina,
mare senza sponde e
senza fondo”

(San Luigi alla madre Marta Tano, 10 giugno 1591)