domenica 28 ottobre 2012

sabato 27 ottobre 2012

Beato Damiano, domenicano






Martirologio Romano, 26 ottobre: “A Reggio Emilia, beato Damiano Furcheri, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, insigne araldo del Vangelo”.

Un pensiero ...






“Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo”. (Lc 12)


«Tuo avversario è la parola di Dio, finché tu vivi in contrasto con essa. Quando invece comincerai a provare gusto nell’eseguire ciò che Essa ti ordina, allora sei d’accordo con essa e da avversaria, ti diventa amica, per cui al termine del viaggio non ci sarà alcuno che ti consegni in mano al giudice»

(Sant’Agostino d'Ippona)

venerdì 26 ottobre 2012

BEATA CANDIDA DA MILAZZO ... (VII)





Beh... dopo tutti i giudizi negativi sulla mia tesi, dopo tutte le mie spiegazioni non accolte e il resto .. oggi alla conferenza hanno detto quello che diceva l'articolo e i miei post a commento!

Hanno lucidato anche la targhetta con il nome della Santa Martire e hanno rifatto i santini... a pensare che dal 2005 che avevo scritto a Minimi a riguardo!

Viva la verità... ed abbasso gli ignoranti e i presuntuosi!

Quindi ora Milazzo ha ufficialmente:

BEATA CANDIDA VERGINE

“Il Merlo vola alto!”

Il Venerabile Giovanni Merlini sacerdote




Giovanni Merlini nacque a Spoleto il 28 agosto 1795 da un pasticciere di lontane origini messinesi e da una casalinga umbra piissima, che in ossequio ai desideri del marito conduceva una vita ritirata, tutta casa e chiesa. Il piccolo Giovanni è un bambino “puro di cuore”, dedito all’apostolato fin da fanciullo. Per questo stimato dai genitori dei suoi coetanei e dagli insegnanti.

Il ragazzo si trovò a scontrarsi con le fasi del passaggio epocale tra due secoli “l’un contro l’altro armato” per dirla con Alessandro Manzoni nell’ode a Napoleone. A differenza dell’autocrate francese, non si assise arbitro tra quei due secoli, perché nessuno può arrogarsi un tale presuntuoso diritto, ricercò piuttosto la volontà di Dio. Era solito dire: “La volontà di Dio mi basta”. Dio fa conoscere la propria volontà a chi la cerca.

Capì che doveva essere sacerdote e lo divenne, anche superando alcune resistenze del padre, che vedeva in lui l’uomo ideale per continuare il casato, l’azienda familiare e non solo. I sogni dei genitori sono sempre grandiosi sul futuro dei loro figli.

Non c’è un punto d’arrivo nella ricerca della volontà di Dio: è una continua esplorazione e un infinito lavorio per attuarla. Aderito a una scelta, ecco un’altra proposta, coerente con quella di prima, perché Dio cesella l’argilla docile. Divenuto sacerdote comprese che era l’inizio di un cammino nuovo per diventare sempre più sacerdote, sempre più immagine di Cristo. Nei propri discernimenti, doveva essere una guida sicura per i giovani del ginnasio, perché il vescovo glieli aveva affidati. Era quella la vigna che intendeva coltivare con cura meticolosa e il suo pensiero non andava molto oltre il recinto di quell’appezzamento del Regno di Dio.




Divenuto sacerdote nel 1818, sentì parlare del grande missionario S. Gaspare Del Bufalo e volle incontrarlo a S. Felice di Giano Umbro, dove aveva saputo che il celebre missionario romano avrebbe dato un corso di esercizi al clero della diocesi. Il colloquio con il santo romano fu decisivo per don Giovanni. Si unì alla sua Congregazione e ne divenne la fiaccola più ardente.
Giano, e precisamente l’abbazia di San Felice, era il luogo dove da cinque anni funzionava una Casa di Missione, la cui apertura aveva segnato l’inizio della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Ci andò con un compagno sacerdote. Fu per tutti e due l’incontro della vita.

Don Gaspare, da quando era stato reso Missionario del Preziosissimo Sangue dal defunto Mons. Francesco Albertini, sentiva che la redenzione doveva essere portata a tutti e aveva formulato un principo: “Il bene generale della Chiesa deve avere la precedenza su quello particolare”. Assistere gli studenti del ginnasio era importante, ma a Spoleto vi erano molti sacerdoti, anche buoni, in ozio. Bisognava risvegliare il clero, ma non solo a Spoleto, ovunque. Occorrevano missionari che spaziassero con la loro azione e in un certo senso rifacessero piovere sul popolo l’aspersione di quel Sangue. Non a caso i seguaci di Gaspare Del Bufalo erano detti dal popolo “Missionari del Sangue Sparso”.

Durante il corso di esercizi a San Felice i progetti dei due sacerdoti di Spoleto subirono il terremoto spirituale. In tempi diversi si resero entrambi Missionari. Don Giovanni Merlini, in particolare, ebbe un ruolo fondamentale nell’assetto della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue, giacché don Gaspare, in continua peregrinazione, gli passava le questioni più spinose.




Contattato da Maria De Mattias a Vallecorsa nella quaresima del 1824, due anni dopo la missione predicata da Gaspare Del Bufalo, prese a dirigerla con amorevole meticolosità, così come si calò in tutte le problematiche del neonato istituto delle Adoratrici del Sangue di Cristo fino alla morte di lei.

Don Gaspare additava don Giovanni come un modello di santità e diceva: “Il Merlo vola alto!”. Un ornitologo non sarebbe stato d’accordo. Il merlo vola basso. Ma nel campo della santità, più si vola basso (nel senso del servizio) più si sale in alto nell’amore verso Dio e il prossimo. Quando morì, a Roma, il 1 (o 12) gennaio 1873, Pio IX disse in concistoro: “Avranno saputo della morte di don Giovanni Merlini. Era un gran santo e per noi una grande perdita”.

Il suo sacro corpo riposa nella Chiesa di Santa Maria in Trivio a Roma.

È stato dichiarato Venerabile il 10 maggio 1973 (la causa era stato introdotta nel 1927).

Nel 2013 ricorre il quarantesimo del decreto di venerabilità e il 140 anniversario della pia morte.

giovedì 25 ottobre 2012

Santuario e Museo per Don Gnocchi





Santuario del Beato Carlo Gnocchi
(via Capecelatro 66, Milano)


Sabato 27 ottobre, è in programma l’inaugurazione del Museo dedicato alla memoria del Beato: alle 10.30 ritrovo in Santuario. Dalla settimana seguente saranno possibili visite guidate a piccoli gruppi.


25 ottobre
BEATO CARLO GNOCCHI, sacerdote

Nacque a S. Colombano al Lambro (MI) il 25 ottobre 1902 dal padre Enrico marmista e da Clementina Pasta sarta. A 2 anni divenne orfano di padre e la famiglia si trasferì prima a Milano e poi a Besana di Brianza; studiò nel seminario milanese e venne ordinato sacerdote il 6 giugno 1925; le sue prime esperienze d’apostolato le fece nelle parrocchie di Cernusco sul Naviglio e in quella di S. Pietro in Sala a Milano. Il 22 settembre 1936, fu nominato direttore spirituale dell’Istituto Gonzaga di cui era stato cappellano, diretto dai Fratelli delle Scuole Cristiane e inoltre insegnante di religione all’Istituto Commerciale Schiapparelli di Milano. Il 10 giugno 1940, l’Italia entrò in guerra e don Carlo Gnocchi si arruolò volontariamente come cappellano militare del Battaglione degli Alpini ‘Val Tagliamento’, che partecipò alla campagna di Grecia. Di ritorno dalla Grecia, volle pure partecipare da ‘sacerdote’ alla campagna di Russia, come cappellano degli Alpini della Divisione Tridentina; la disastrosa ritirata del gennaio 1943, che vide la morte di numerosi soldati, lo colpì profondamente, provocandogli una forte crisi spirituale sulla bontà di Dio, crisi che superò con la sua immensa fede e facendogli intuire il significato e il valore della sofferenza degli innocenti. Maturò il lui il desiderio di provvedere all’assistenza degli orfani dei suoi alpini, dei mutilatini di guerra, vittime dei bombardamenti e degli ordigni bellici scoppiati fra le loro mani e dei disabili di ogni genere. Decorato con medaglia d’argento al valor militare, negli anni 1944-45 partecipò alla Resistenza subendo anche il carcere per alcuni giorni e liberato per l’intervento del cardinale Schuster. Nel 1945 lasciò l’incarico di direttore spirituale all’Istituto Gonzaga, prendendo quello di assistente ecclesiastico degli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, restandoci tre anni, intanto nel 1947 aveva fondato l’Istituzione Pro infantia mutilata riconosciuta con D.P.R. del 26 marzo 1949. Nel 1953 l’istituzione cambiò denominazione in Fondazione Pro Juventute.
Fu scrittore fecondo di spiritualità, educazione, pedagogia. Muore santamente a Milano il 28 febbraio 1956. Il 25 ottobre 2009 è stato beatificato in piazza Duomo a Milano.

Martirologio Romano, 28 febbraio: (non c’è il testo)

SAN GAUDENZIO di BRESCIA, vescovo




San Gaudenzio visse tra i secoli IV-V, e ottavo vescovo di Brescia, la città in cui era nato. Il Martirologio Romano lo ricorda il 25 ottobre e dice di lui: “ordinato da sant’Ambrogio, rifulse tra i presuli del suo tempo per dottrina e virtù, istruì il suo popolo con la parola e con gli scritti e fondò una basilica che chiamò Concilio dei Santi”. Si sa qualcosa sulla sua vita dai suoi dieci Sermoni, inviati ad un meritevole concittadino che perché malato, non poteva recarsi ad ascoltarlo. Gaudenzio, per la suo umiltà, pensava di svolgere il suo ministero unicamente attraverso la predicazione. I suoi discorsi vennero copiati e diffusi perché richiesti dai fedeli. Quando fu eletto vescovo, a furor di popolo e con l'approvazione di Sant'Ambrogio, era in pellegrinaggio in Terra Santa. Fece parte anche della missione di vescovi (obbligati poi a tornare indietro) che il Papa ha inviò in aiuto di Giovanni Crisostomo. Gaudenzio, molto colto ma insicuro, godeva fama di grande santità e per questo ebbe la stima di grandi personalità religiose e civili del suo tempo.

Martirologio Romano, 25 ottobre: A Brescia, san Gaudenzio, vescovo, che, ordinato da sant’Ambrogio, rifulse tra i presuli del suo tempo per dottrina e virtù, istruì il suo popolo con la parola e con gli scritti e fondò una basilica che chiamò Concilio dei Santi.

Appunti ... la Parola di Dio e il Beato Carlo Gnocchi






Giovedì della XXIX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)


“Io piego le ginocchia davanti al Padre”

Questo versetto dell’Apostolo Paolo, mi riporta alla mente il dramma interiore del beato Carlo Gnocchi dal suo ritorno dal fronte russo.

Un dramma che prostro il sacerdote milanese di fronte alla miseria del mondo e della guerra: un miseria che era fonte di infelici e di infelicità! Un dramma che gridava: perché tanto dolore? Qual’è il senso del dolore e del male e della sofferenza innocente?
Come Cristo nel vangelo: “come sono angosciato finché non sia compiuto!”

Il santo sacerdote superò questo dramma nel fondarsi e nel radicarsi nella Carità di Cristo, che tutto spiega e tutto copre.

Fu la carità, come un fuoco, che spinse il santo sacerdote a superare il dramma esistenziale, il dramma del male e del dolore, per costruire un nuovo mondo, una nuova società dove l’amore di Cristo fosse il fuoco ardente che rigenera tutto.

Partecipò alla storia italiana di quel periodo, a tal punto da ricevere la medaglia d’argento al valor militare, e negli anni 1944-45 partecipò alla Resistenza subendo anche il carcere per alcuni giorni e liberato per l’intervento del Beato Cardinale Schuster.

Educatore esemplare, “Buon Samaritano”, il beato Carlo Gnocchi è un altro esempio di santità della nostra gloriosa diocesi.

Si donò come Cristo fino all’ultimo vivendo la perfezione della carità, che è vivo segno di santità.

A lui dobbiamo la profonda riflessione sul senso del dolore e della sofferenza innocente.

“Nelle parole di don Gnocchi si percepisce l’eco di certe sue letture legate al personalismo francese, in modo particolare al filosofo francese Emmanuel Mounier (1905-1950) la cui figlia Francesca era stata colpita da un’encefalite acuta che l’aveva gettata in una notte tenebrosa dalla quale non era più emersa. Scriveva, allora, il filosofo: «Che senso avrebbe tutto questo se la nostra bambina fosse soltanto una carne malata, un po’ di vita dolorante, e non invece una bianca piccola ostia che ci supera tutti, un’immensità di mistero e d’amore che ci abbaglierebbe se lo vedessimo a faccia a faccia? Non dobbiamo pensare al dolore come a qualcosa che ci viene strappato, ma come a qualcosa che noi doniamo, per non demeritare del piccolo Cristo che si trova in mezzo a noi».
E continuava: «Ho avuto la sensazione, avvicinandomi al suo piccolo letto senza voce, di avvicinarmi a un altare, a qualche luogo sacro dove Dio parlava attraverso un segno. Avevamo augurato a Francesca di morire. Non è sentimentalismo borghese? Che significa per lei essere disgraziata? Chi sa se non ci è domandato di custodire e adorare un’ostia in mezzo a noi. Mia piccola Francesca, tu sei per me l’immagine della fede»”. (G. Ravasi)

Il dono di don Carlo arriva fino al famoso episodio del trapianto delle cornee: volle che alla sua morte, avvenuta il 28 febbraio 1956, le sue cornee venissero espiantate per donarle a due ragazzi ciechi.

Il suo corpo ora riposa nel Santuario a Lui dedicato a Milano, dove il 27 ottobre p.v. sarà anche inaugurato un museo.

Concludo con un pensiero del Beato Gnocchi:
“Nella misteriosa economia del Cristianesimo, il dolore degli innocenti è permesso perché siano manifeste le opere di Dio e quelle degli uomini: l’amoroso e inesausto travaglio della scienza; le opere multiformi dell’umana solidarietà; i prodigi della carità soprannaturale”.

Costantino 313 d. C.





Dal 25 ottobre 2012 al 17 marzo 2013, Palazzo Reale di Milano ospita la mostra Costantino 313 d.C., progettata e ideata dal Museo Diocesano di Milano e curata da Gemma Sena Chiesa e Paolo Biscottini.


Orario
lunedì: 14.30 – 19.30,
martedì, mercoledì, venerdì, domenica: 9.30 – 19.30; giovedì, sabato: 9.30 – 22.30.

INGRESSO
intero euro 9,00
ridotto euro 7,50
ridotto speciale euro 4,50

INFOLINE E PRENOTAZIONI
tel. 02 54917 / www.ticket.it/costantino

mercoledì 24 ottobre 2012

Oh, quanto sono ingrato!





“La Divina Provvidenza vegliava su di me in modo particolare, come si vede dal fatto che sto per narrare. Mia Madre allattò sempre da sé i suoi figlioli; solo nel caso mio non le fu possibile, per mancanza di salute. Mi affidò ad una balia del paese, dove io rimanevo giorno e notte.
Il padrone della casa fece uno scavo troppo profondo, per ricavare una cantina più spaziosa. Una notte, che io ero assente, la casa sprofondò, seppellendo sotto le rovine la balia e i suoi quattro figli. Se quella notte io mi fossi trovato in quella casa, sarei morto insieme agli altri. Sia benedetta la Provvidenza di Dio!
E quante grazie non debbo a Maria Santissima, che mi preservò dalla morte quando ero bambino, e, in seguito, da tanti altri pericoli! Oh, quanto sono ingrato!”
(Autobiografia, 7)

Martirologio Romano, 24 ottobre: Sant’Antonio Maria Claret, vescovo: ordinato sacerdote, per molti anni percorse la regione della Catalogna in Spagna predicando al popolo; istituì la Società dei Missionari Figli del Cuore Immacolato della Beata Maria Vergine e, divenuto vescovo di Santiago nell’isola di Cuba, si adoperò con grande merito per la salvezza delle anime. Tornato in Spagna, sostenne ancora molte fatiche per la Chiesa, morendo infine esule tra i monaci cistercensi di Fontfroide vicino a Narbonne nella Francia meridionale.

BEATA CANDIDA DA MILAZZO ... (VI)





Si terrà venerdì 26 ottobre, alle ore 18.30, presso il Santuario di San Francesco di Paola di Milazzo, una conferenza di studio sulla tradizione agiografica inerente le reliquie del simulacro di Santa Candida, custodito presso l’omonimo Santuario.
Organizzato dalla Comunità dei Frati Minimi di Milazzo, l’incontro tratterà il tema “Beata o Santa Candida? Due figure, un’unica immagine”.

FONTE: www.24live.it

Ok la domanda, ma la risposta che è nel titolo mi lascia perplesso. Due in una? Ma.... sentiremo!

martedì 23 ottobre 2012

San Giovanni da Capestrano, sacerdote





Giovanni, nato a Capestrano, L’Aquila, nel 1386, convertito all’ideale francescano dopo travagliate vicende nell’ambito forense e politico, iniziò quell’incessante ministero della predicazione che lo portò dalla Terra Santa, ai Paesi Bassi, alle regioni germaniche e slave, così da essere chiamato l’apostolo dell’Europa. Spirito intransigente, organizzò i Minori Osservanti, fu consigliere di papi e svolse la sua opera per la diffusione della fede e per il rinnovamento dei costumi anche in Italia. Animò la resistenza della città di Belgrado assediata dai Turchi. Concluse la sua testimonianza di missionario itinerante a Tarvisio, Villach, Austria, il 23 ottobre 1456.

Martirologio Romano, 23 ottobre: San Giovanni da Capestrano, sacerdote dell’Ordine dei Minori, che difese l’osservanza della regola e svolse il suo ministero per quasi tutta l’Europa a sostegno della fede e della morale cattolica. Con il fervore delle sue esortazioni e delle sue preghiere incoraggiò il popolo dei fedeli e si impegnò nella difesa della libertà dei cristiani. Morì presso Ujlak sulla riva del Danubio nel regno di Ungheria.




Oggi è un anno dalla canonizzazione di Luigi Guanella, 23 ottobre 2011, al cui memoria liturgica ricorre il 24 ottobre.