martedì 16 ottobre 2012

16 ottobre 1890



S. Reliquai insigne della Santa
conservata a Corinaldo (AN)


Nasceva nel bellissimo borgo medievale di Corinaldo (AN)


Camera dove è nata la Santa


SANTA MARIA (TERESA) GORETTI
il Giglio di Corinaldo


Marietta, prega per noi!

lunedì 15 ottobre 2012

Un pensiero ...





“Solo due cose ci chiede il Signore: l'amore di Dio e l'amore del prossimo. Qui devono convergere i nostri sforzi. Osservando nel modo migliore questi due precetti, noi compiamo la sua volontà: saremo così uniti con Lui.
A mio parere, il segno più certo per conoscere se adempiamo questi, due precetti, si ha quando noi osserviamo pienamente l'amore del prossimo; perché se amiamo Dio non possiamo saperlo - anche se ci sono degli indizi sicuri per conoscere che lo amiamo -, ma possiamo sapere se amiamo il prossimo. Quando costate di essere diventate più capaci nell'amore del prossimo, lo sarete diventate certamente anche nell'amore di Dio. Tanto grande è infatti l'amore che Dio ha per noi, che, in cambio dell'amore che abbiamo per il prossimo, farà crescere in mille modi quello che abbiamo per Lui: di questo non posso dubitare. Ecco dunque perché è di così grande importanza considerare attentamente quanto noi amiamo il prossimo: se questo amore è perfetto, non ci resta altro da fare. Io credo che la nostra natura è così cattiva che, se il nostro amore per il prossimo non si radica nello stesso amore di Dio, non arriverà mai ad essere perfetto”.
(Santa Teresa d’Avila)


Immagine da Chiesa Cattolica

domenica 14 ottobre 2012

XXVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)




«Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

Alla luce dello stesso Vangelo e delle altre letture possiamo affermare che Gesù è colui che rende possibile l’impossibile dell’uomo nel possibile di Dio.

Ma il possibile viene da Dio, solo a Lui tutto è possibile?
Gesù chi è?
“Maestro buono…” ma solo Dio è buono, dirà Gesù!
Hai forse scoperto la mia identità?
Certo noi sappiamo che Gesù ha detto: “Chi ha visto me ha visto il Padre”, cioè Dio!
Interessante è osservare in questo Vangelo che Gesù:
“Gesù fissò lo sguardo su di lui …”
“Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse …”
“Gesù, guardandoli in faccia, disse..”

Sembra quasi che non solo guarda, ma si pone nell’atteggiamento di essere guardato.
Guardami e vedrai il possibile di Dio che si realizza, perché chi ha visto me ha visto il Padre, Dio, a cui tutto è possibile.
Gesù è Colui che bisogna seguire, che va guardato come modello per realizzare il possibile di Dio.
Gesù è il buon maestro, che non si impone, ma che si propone come via da seguire, verità da vivere, come vita da amare.

Ma come vederlo Gesù?
Gesù è “La parola di Dio viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio” (che) “penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore”: Gesù chiede di entrare nella vita fino alla sua essenza, nel più profondo del nostro essere.

È la Parola di Dio che mostra a noi oggi il volto di Gesù, il modello da seguire, da imitare: la Parola se accolta scava dentro di noi: come uno scalpello da scultore ripete in noi l’immagine di Cristo; come una goccia d’acqua sulla roccia della nostra umanità e la modella ad immagine di colui che è la pietra angolare su cui si deve fondare la nostra vita.

In questa prospettiva abbiamo la Sapienza e la ricompensa “già ora” e poi “la vita eterna nel tempo che verrà”.
Perche questa sapienza del vivere ci da una prospettiva di felicità ora e la felicità eterna “nel tempo che verrà”.

Dobbiamo guardare, seguire.
La nostra fede non una militanza, che prevede cosa da fare e da non fare, ma il fare e non il fare è dato dal seguire:
«Una cosa sola ti manca: … e vieni! Seguimi!».
Però bisogna abbandonare, affinché il passo sia libero e povero per il tuo regno.

E quali sono le ricchezze che l’uomo?
L’Io, i beni e gli affetti.

Nel seguire Gesù abbiamo la sapienza necessaria per dar il giusto valore ad ogni cosa e per camminare seguendo veramente il Signore.

Gesù è la Sapienza eterna incarnata: più preferibile a ogni bene materiale; amabile più della bellezza e della salute, perché in Lui viene donata ogni altra benedizione per vivere che è incalcolabile.

Gesù non chiede la povertà estrema, ma la sapienza nel vivere il rapporto con le cose secondo il Vangelo.
Infatti ci sono discepoli poveri e discepoli ricchi alla sequela di Cristo: pensiamo a San Francesco o i Beati coniugi Martin.

Gesù non chiede di non costruire relazioni umane, ma la sapienza di viverle secondo il Vangelo
Infatti ci sono discepoli celibi e discepoli coniugati alla sequela di Cristo: pensiamo ancora a San Francesco o i Beati coniugi Martin.

Gesù non chiedi di annientarci di fronte a Lui, ma la sapienza nel far diminuire il nostro Io affinché il suo Tu abbiamo spazio in noi. Infatti ci sono alla scuola di Cristo discepoli dotti, come S. Antonio da Padova, o semplici come S. Giuseppe da Copertino, che si auto definiva “fra Asino”.

In conclusione: per ereditare – cioè per essere della famiglia di Dio – bisogna guardare, seguire, il Maestro buono Gesù… buono perché a Lui il Padre ha svelato e ha chiesto di svelare la via che ci riconduce alla piena felicità “già ora, in questo tempo, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà”.

«Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». … Seguimi!»

NUOVO BLOG





è sul il culto e l'iconografia di San Rocco de la Croix in ITALIA

sabato 13 ottobre 2012

I due ambrosiani martiri a Praga

Beatificati il 13 ottobre 2011




Fra Gerolamo degli Arese nacque a Milano e, fattosi frate minore, venne ordinato diacono. Aveva circa 24 anni. Quel giorno, udendo il tumulto, si rifugiò nella cappella della Beata Vergine Maria dove, davanti alla statua della Madre di Dio, genuflettendosi e pregando, morì colpito alle spalle da una lunga spada. Così narra una antica cronaca: «Davanti all’altare della Madonna, levati gli occhi e le mani al cielo, pregando con grande fervore e raccomandando la sua anima all’eterno Padre, Fra Gerolamo dei Conti Arese di Milano con ammirabile fortezza, con l’indomabile ardore di un cuore giovanile, aspettava l’ora estrema».




Riguardo a fra Gaspare Daverio, il suo atto di Battesimo è conservato nell’Archivio della parrocchia di S. Vittore in Varese e così attesta: «27 aprile 1584. A dì 27 Don Giovanni Bosso suddetto ho battezzato un figlio di Gerolamo Daverio, et di Madonna Bianca sua moglie nato a dì suddetto nominato Gaspare. Il Compare il detto Gaspare Boveara, la Comare la detta Angila Bobia». Gaspare Daverio era nato a Bosto presso Varese il 27 aprile 1584. Divenuto frate, ricevette gli ordini minori il 6 marzo 1610 nella Cappella di S. Maria Maddalena in Monte Sion ovvero Strahov di Praga dall’abate dell’Ordine Premonstratense e vescovo suffraganeo di Praga Giovanni Lohelio; ricevette il suddiaconato nella chiesa della Beata Maria Vergine in Monte Sion il 5 giugno 1610 dallo stesso vescovo. Il 15 febbraio 1611 i feroci carnefici afferrarono il suddiacono Gaspare Daverio che si era riparato in campanile e lo fecero a pezzi gettandone a terra il corpo attraverso una finestra.

venerdì 12 ottobre 2012

Servo di Dio Giacomo Rem sacerdote gesuita





Giacomo Rem è nato nel giugno 1546 a Bregenz, Vorarlberg (Austria). Ebbe la sua formazione umanistica nella scuola superiore di Dillingen in Baviera e li diede anche inizio ai suoi studi teologici e successivamente, probabilmente attraverso l’occhio sapiente di San Pietro Canisio, fu aggregato all’Ordine dei Gesuiti.
Compì il noviziato a Roma assieme a San Stanislao Kostka. Ritornato in patria terminò gli studi teologici a Dillingen e nel 1573 fu ordinato sacerdote ad Augusta.

Successivamente divenne vicerettore del convitto di Dillingen, poi al collegio gesuitico di Monaco e finalmente al collegio Sant’Ignazio a Ingolstadt. Qui ebbe il compito di direttore spirituale dei chierici e preside dei membri delle congregazioni mariane, degli studenti delle scuole superiori, che formò alla vera devozione mariana, allo zelo religioso e allo spirito di Fede, specialmente per mezzo del cosiddetto: “Colloquium Marianum”.

Il servo di Dio Giacomo Rem operò con grande zelo e copiosi frutti per 33 anni ad Ingolstadt.




Profuse una profonda devozione mariana dinnanzi all'immagine de “La Madre tre volte ammirabile” - copia dell'immagine di Santa Maria Maggiore di Roma, dono di S. Francesco Borgia – e guidò la vita religiosa della gioventù studentesca, attraverso una profonda venerazione e imitazione della Beata Vergine, ad un alto grado di perfezione.

Ebbe molto a cuore il suffragio delle povere anime del Purgatorio: difatti il servo di Dio è spesso raffigurato nel pregare la Madre di Dio a suffragio delle anime purganti.





Il 6 aprile 1604, a Ingolstadt, Padre Giacomo Rem, ebbe una apparizione mariana nella cappella universitaria del collegio con la presenza di molti studenti, mentre tutti erano intenti ad una prova musicale del cantico Mater te admirabilis.

Giacomo Rem muore il 12 ottobre 1618. Nell’annuario del collegio di Ingolstadt si legge: “Quest'anno noi abbiamo regalato al Cielo un uomo, che secondo il pensiero universale fu un santo ... Fu un uomo di altissime virtù, e quella più grande fu di saperle tutte nascondere”.




Nel 1932 in occasione dell'apertura del processo per la beatificazione di P. GaicomoRem avvenne la ricognizione delle sue reliquie e la traslazione dalla primitiva sepoltura alla Cattedrale di Nostra Signora di Ingolstadt.

Il processo informativo si è concluso nel 1949. Il 21 giugno 1957 fu firmato il decreto sugli scritti, ma nel 2010 la diocesi di Eichstätt  ha aperto un supplemento al processo di canonizzazione, di cui si attende l’esito.

Paradossi?!?





RENATO: trovo inusuale il paragone o confronto, alimentazione e sesso...i paradossi della chiesa sono molto più ampi, vedi povertà e ricchezza...comunque la fede non ha nulla a che fare con la chiesa...anzi un uomo(come una donna) di fede, non dovrebbe abbracciare una dottrina, ma il proprio prossimo...

A RENATO: quello che tu dici è vero, ma non si chiama fede ma religione o filantropia. Credere, avere fede, è rispondere a Dio che ti cerca.... il resto è proiezione dell'umano (religione) o amore per l'uomo (filantropia). La fede cristiana ha la pretesa di essere risposta a Dio che si è rivelato in Cristo Gesù, e che vuole essere risposta al desiderio religioso dell'uomo e dare un valore aggiunto all'amore per l'uomo, amore che ha amato Cristo.. "sino alla fine". I paradossi della Chiesa sono poi la contingenza con l'umano, l'uomo di sua natura è imperfetto, per il solo fatto che muore e poi chi è capace solo di Bene scagli la prima pietra, a meno che qualcuno di noi non sia il divino fattosi carne ... Il problema del profilattico non è il problema: il problema è dare una risposta di vera libertà sulla sessualità - l’uomo senza legge è schiavo del proprio desiderio di libertà - e il problema del sondino è capire se è vita vivere così o se noi siamo padroni della vita o della morte altrui o della nostra stessa vita e morte ... ma questo è un tema che non assolve in un post...

giovedì 11 ottobre 2012

O Sapienza eterna e incarnata!





O Sapienza eterna e incarnata! o amabilissimo e adorabilissimo Gesù, vero uomo, Figlio unigenito dell'eterno Padre e di Maria sempre vergine!

Vi adoro profondamente nel seno e negli splendori di vostro Padre, nell'eternità, e nel seno verginale di Maria, vostra degnissima Madre, nel tempo della vostra incarnazione.

Vi ringrazio di avere annientato voi stesso, prendendo la forma di uno schiavo, per liberarmi dalla crudele schiavitù dei demonio;

vi lodo e vi glorifico per esservi voluto sottomettere a Maria, vostra santa Madre, in ogni cosa, per rendermi, per mezzo di lei, vostro schiavo fedele.

Ma, ohimè! ingrato e infedele quale sono, non ho mantenuto i voti e le promesse che vi ho così solennemente fatto nel mio battesimo: non ho adempiuto ai miei obblighi, non merito di essere chiamato figlio vostro né vostro schiavo, e, poiché non vi è nulla in me che non meriti i vostri rimproveri e la vostra collera, non oso più da me stesso accostarmi alla vostra santa e augusta Maestà.

Perciò ricorro alla intercessione e alla misericordia della vostra santissima Madre, che mi avete dato come mediatrice presso di voi, e per suo mezzo spero di ottenere da voi la contrizione e il perdono dei miei peccati, l'acquisto e la conservazione della Sapienza.

Vi saluto, dunque, o Maria immacolata, tabernacolo vivente della divinità, in cui la Sapienza eterna nascosta vuole essere adorata dagli angeli e dagli uomini.

Vi saluto, o Regina dei cielo e della terra, al cui comando tutto è sottomesso: tutto quanto è al di sotto di Dio;

vi saluto, o Rifugio sicuro dei peccatori, la cui misericordia non è mancata a nessuno: esaudite i miei desideri della divina Sapienza, e ricevete per questo i voti e le offerte che la mia pochezza vi presenta.

Io, peccatore infedele, rinnovo e confermo oggi, nelle vostre mani, i voti dei mio battesimo: rinuncio per sempre a Satana, alle sue vanità e alle sue opere, e mi do interamente a Gesù Cristo, Sapienza incarnata, per portare la mia croce dietro a lui tutti i giorni della mia vita, e affinché gli sia più fedele di quanto non lo sia stato fino a questo punto.

Vi scelgo oggi, in presenza di tutta la corte celeste, come Madre e Signora. Vi abbandono e vi consacro, in qualità di schiavo, il mio corpo e la mia anima, i miei beni interiori ed esterni, e il valore stesso delle mie buone azioni passate, presenti e future, lasciandovi completo e pieno diritto di disporre di me e di tutto quanto mi appartiene, senza eccezione, secondo il vostro beneplacito, per la maggior gloria di Dio, nel tempo e nella eternità.

Ricevete, o Vergine benigna, questa piccola offerta della mia schiavitù, in onore e in unione della sottomissione che la Sapienza eterna ha voluto avere alla vostra maternità: in omaggio del potere che entrambi avete su questo piccolo verme e questo miserabile peccatore, e in rendimento di grazie [dei privilegi] di cui la santa Trinità vi ha favorito.

Dichiaro do volere ormai, come vostro autentico schiavo, cercare il vostro onore e ubbidirvi in ogni cosa.

O Madre mirabile! presentatemi al vostro caro Figlio in qualità di schiavo eterno, affinché, avendomi riscattato attraverso voi, mi riceva per mezzo vostro.

O Madre di Misericordia! fatemi la grazia di ottenere la vera Sapienza di Dio, e di mettermi, per questo, nel numero di quelli che amate, istruite, guidate, nutrite e proteggete come vostri figli e vostri schiavi.

O Vergine fedele, rendetemi in tutto un così perfetto discepolo, imitatore e schiavo della Sapienza incarnata, Gesù Cristo Figlio vostro, da arrivare, con la vostra intercessione, seguendo il vostro esempio, alla pienezza della sua età sulla terra, e della sua gloria nei cieli. Così sia.

(San Luigi Maria Grignion di Montfort)

S. ALESSANDRO SAULI, vescovo

(memoria focoltativa)




Sant' Alessandro Sauli, nato a Milano il 15 febbraio 1534 da antica famiglia genovese, si consacrò giovanissimo alla Vergine. Rifiutando una brillante carriera presso Carlo V, entrò nella Congregazione dei Chierici regolari di San Paolo (i Barnabiti). Nel segno dell'obbedienza comparì nella piazza dei mercanti vestito da nobile, ma portando sulle spalle una pesante croce. Nominato teologo del vescovo e decano della Facoltà teologica di Pavia, fu eletto Superiore generale dell'Ordine e si adoperò per mantenerne vivo lo spirito originale. Confessore di San Carlo Borromeo, fu anche il direttore spirituale di personalità illustri del suo tempo, religiosi e laici. Vescovo di Aleria in Corsica, una diocesi in grande decadenza, ne riformò il clero e fu maestro di vita cristiana per tutti i ceti, placando tensioni e odi tra famiglie. La sua carità e la sua dedizione furono talmente grandi da essere chiamato «angelo tutelare», padre dei poveri, apostolo della Corsica. Muore santamente a Calosso d’Asti l’11 ottobre 1592. Nel 1904, San Pio X lo iscrisse fra i santi.

Martirologio Romano, 11 ottobre: A Calosso d’Asti in Piemonte, transito di sant’Alessandro Sauli, vescovo dapprima di Aleria in Corsica e poi di Pavia, che, membro della Congregazione dei Chierici regolari di San Paolo, diede sollievo ai poveri con mirabile carità.

BEATO GIOVANNI XXIII, papa

(memoria facoltativa)




Angelo Roncalli nacque a Sotto il Monte, piccolo borgo del bergamasco, il 25 novembre 1881, figlio di poveri mezzadri. Divenuto prete, rimase per quindici anni a Bergamo, come segretario del vescovo e insegnante al seminario. Allo scoppio della prima guerra mondiale fu chiamato alle armi come cappellano militare. Inviato in Bulgaria e in Turchia come visitatore apostolico, nel 1944 è Nunzio a Parigi, per divenire poi nel 1953 Patriarca di Venezia. Il 28 ottobre 1958 salì al soglio pontificio, come successore di Pio XII, assumendo il nome di Papa Giovanni XXIII. Avviò il Concilio Vaticano II, un evento epocale nella storia della Chiesa. Morì il 3 giugno 1963. Un breve ma intenso pontificato, durato poco meno di cinque anni, in cui egli riuscì a farsi amare dal mondo intero. È stato beatificato il 3 settembre del 2000. Il Martirologium Romanum pone la data di culto al 3 giugno, mentre le diocesi di Bergamo e Milano celebrano la memoria del Beato Giovanni XXIII in data 11 ottobre, anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II avvenuta l'11 ottobre 1962.

Martirologio Romano, 3 giugno: A Roma, beato Giovanni XXIII, papa: uomo dotato di straordinaria umanità, con la sua vita, le sue opere e il suo sommo zelo pastorale cercò di effondere su tutti l’abbondanza della carità cristiana e di promuovere la fraterna unione tra i popoli; particolarmente attento all’efficacia della missione della Chiesa di Cristo in tutto il mondo, convocò il Concilio Ecumenico Vaticano II.

mercoledì 10 ottobre 2012

La santità ...





Cari fratelli e sorelle,
nelle Udienze generali di questi ultimi due anni ci hanno accompagnato le figure di tanti Santi e Sante: abbiamo imparato a conoscerli più da vicino e a capire che tutta la storia della Chiesa è segnata da questi uomini e donne che con la loro fede, con la loro carità, con la loro vita sono stati dei fari per tante generazioni, e lo sono anche per noi. I Santi manifestano in diversi modi la presenza potente e trasformante del Risorto; hanno lasciato che Cristo afferrasse così pienamente la loro vita da poter affermare con san Paolo “non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Seguire il loro esempio, ricorrere alla loro intercessione, entrare in comunione con loro, “ci unisce a Cristo, dal quale, come dalla Fonte e dal Capo, promana tutta la grazia e tutta la vita dello stesso del Popolo di Dio” (Conc. Ec. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium 50). Al termine di questo ciclo di catechesi, vorrei allora offrire qualche pensiero su che cosa sia la santità.
Che cosa vuol dire essere santi? Chi è chiamato ad essere santo? Spesso si è portati ancora a pensare che la santità sia una meta riservata a pochi eletti. San Paolo, invece, parla del grande disegno di Dio e afferma: “In lui – Cristo – (Dio) ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità” (Ef 1,4). E parla di noi tutti. Al centro del disegno divino c’è Cristo, nel quale Dio mostra il suo Volto: il Mistero nascosto nei secoli si è rivelato in pienezza nel Verbo fatto carne. E Paolo poi dice: “E’ piaciuto infatti a Dio che abiti in Lui tutta la pienezza” (Col 1,19). In Cristo il Dio vivente si è fatto vicino, visibile, ascoltabile, toccabile affinché ognuno possa attingere dalla sua pienezza di grazia e di verità (cfr Gv 1,14-16). Perciò, tutta l’esistenza cristiana conosce un’unica suprema legge, quella che san Paolo esprime in una formula che ricorre in tutti i suoi scritti: in Cristo Gesù. La santità, la pienezza della vita cristiana non consiste nel compiere imprese straordinarie, ma nell’unirsi a Cristo, nel vivere i suoi misteri, nel fare nostri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. La misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua. E’ l’essere conformi a Gesù, come afferma san Paolo: “Quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo” (Rm 8,29). E sant’Agostino esclama: “Viva sarà la mia vita tutta piena di Te” (Confessioni, 10,28). Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione sulla Chiesa, parla con chiarezza della chiamata universale alla santità, affermando che nessuno ne è escluso: “Nei vari generi di vita e nelle varie professioni un’unica santità è praticata da tutti coloro che sono mossi dallo Spirito di Dio e … seguono Cristo povero, umile e carico della croce, per meritare di essere partecipi della sua gloria” (n. 41).
Ma rimane la questione: come possiamo percorrere la strada della santità, rispondere a questa chiamata? Posso farlo con le mie forze? La risposta è chiara: una vita santa non è frutto principalmente del nostro sforzo, delle nostre azioni, perché è Dio, il tre volte Santo (cfr Is 6,3), che ci rende santi, è l’azione dello Spirito Santo che ci anima dal di dentro, è la vita stessa di Cristo Risorto che ci è comunicata e che ci trasforma. Per dirlo ancora una volta con il Concilio Vaticano II: “I seguaci di Cristo, chiamati da Dio non secondo le loro opere, ma secondo il disegno della sua grazia e giustificati in Gesù Signore, nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi. Essi quindi devono, con l’aiuto di Dio, mantenere nella loro vita e perfezionare la santità che hanno ricevuta” (ibid., 40).




La santità ha dunque la sua radice ultima nella grazia battesimale, nell’essere innestati nel Mistero pasquale di Cristo, con cui ci viene comunicato il suo Spirito, la sua vita di Risorto. San Paolo sottolinea in modo molto forte la trasformazione che opera nell’uomo la grazia battesimale e arriva a coniare una terminologia nuova, forgiata con la preposizione “con”: con-morti, con-sepolti, con-risucitati, con-vivificati con Cristo; il nostro destino è legato indissolubilmente al suo. “Per mezzo del battesimo - scrive - siamo stati sepolti insieme con lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti… così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rm 6,4). Ma Dio rispetta sempre la nostra libertà e chiede che accettiamo questo dono e viviamo le esigenze che esso comporta, chiede che ci lasciamo trasformare dall’azione dello Spirito Santo, conformando la nostra volontà alla volontà di Dio.
Come può avvenire che il nostro modo di pensare e le nostre azioni diventino il pensare e l’agire con Cristo e di Cristo? Qual è l’anima della santità? Di nuovo il Concilio Vaticano II precisa; ci dice che la santità cristiana non è altro che la carità pienamente vissuta. “«Dio è amore; chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1Gv 4,16). Ora, Dio ha largamente diffuso il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci fu dato (cfr Rm 5,5); perciò il dono primo e più necessario è la carità, con la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore di Lui. Ma perché la carità, come un buon seme, cresca nell’anima e vi fruttifichi, ogni fedele deve ascoltare volentieri la parola di Dio e, con l'aiuto della grazia, compiere con le opere la sua volontà, partecipare frequentemente ai sacramenti, soprattutto all'Eucaristia e alla santa liturgia; applicarsi costantemente alla preghiera, all'abnegazione di se stesso, al servizio attivo dei fratelli e all'esercizio di ogni virtù. La carità infatti, vincolo della perfezione e compimento della legge (cfr Col 3,14; Rm 13,10), dirige tutti i mezzi di santificazione, dà loro forma e li conduce al loro fine. Forse anche questo linguaggio del Concilio Vaticano II per noi è ancora un po' troppo solenne, forse dobbiamo dire le cose in modo ancora più semplice. Che cosa è essenziale? Essenziale è non lasciare mai una domenica senza un incontro con il Cristo Risorto nell'Eucaristia; questo non è un peso aggiunto, ma è luce per tutta la settimana. Non cominciare e non finire mai un giorno senza almeno un breve contatto con Dio. E, nella strada della nostra vita, seguire gli “indicatori stradali” che Dio ci ha comunicato nel Decalogo letto con Cristo, che è semplicemente l'esplicitazione di che cosa sia carità in determinate situazioni.  Mi sembra che questa sia la vera semplicità e grandezza della vita di santità: l’incontro col Risorto la domenica; il contatto con Dio all’inizio e alla fine del giorno; seguire, nelle decisioni, gli “indicatori stradali” che Dio ci ha comunicato, che sono solo forme di carità. Perciò il vero discepolo di Cristo si caratterizza per la carità verso Dio e verso il prossimo” (Lumen gentium, 42). Questa è la vera semplicità, grandezza e profondità della vita cristiana, dell'essere santi.
 Ecco perché sant’Agostino, commentando il capitolo quarto della Prima Lettera di san Giovanni, può affermare una cosa coraggiosa: “Dilige et fac quod vis”, “Ama e fa’ ciò che vuoi”. E continua: “Sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; vi sia in te la radice dell'amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene” (7,8: PL  35). Chi è guidato dall’amore, chi vive la carità pienamente è guidato da Dio, perché Dio è amore. Così vale questa parola grande: “Dilige et fac quod vis”, “Ama e fa’ ciò che vuoi”.
Forse potremmo chiederci: possiamo noi, con i nostri limiti, con la nostra debolezza, tendere così in alto? La Chiesa, durante l’Anno Liturgico, ci invita a fare memoria di una schiera di Santi, di coloro, cioè, che hanno vissuto pienamente la carità, hanno saputo amare e seguire Cristo nella loro vita quotidiana. Essi ci dicono che è possibile per tutti percorrere questa strada. In ogni epoca della storia della Chiesa, ad ogni latitudine della geografia del mondo, i Santi appartengono a tutte le età e ad ogni stato di vita, sono volti concreti di ogni popolo, lingua e nazione. E sono tipi molto diversi. In realtà devo dire che anche per la mia fede personale molti santi, non tutti, sono vere stelle nel firmamento della storia. E vorrei aggiungere che per me non solo alcuni grandi santi che amo e che conosco bene sono “indicatori di strada”, ma proprio anche i santi semplici, cioè le persone buone che vedo nella mia vita, che non saranno mai canonizzate. Sono persone normali, per così dire, senza eroismo visibile, ma nella loro bontà di ogni giorno vedo la verità della fede. Questa bontà, che hanno maturato nella fede della Chiesa, è per me la più sicura apologia del cristianesimo e il segno di dove sia la verità.
Nella comunione dei Santi, canonizzati e non canonizzati, che la Chiesa vive grazie a Cristo in tutti i suoi membri, noi godiamo della loro presenza e della loro compagnia e coltiviamo la ferma speranza di poter imitare il loro cammino e condividere un giorno la stessa vita beata, la vita eterna.
Cari amici, come è grande e bella, e anche semplice, la vocazione cristiana vista in questa luce! Tutti siamo chiamati alla santità: è la misura stessa della vita cristiana. Ancora una volta san Paolo lo esprime con grande intensità, quando scrive: “A ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo… Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo” (Ef 4,7.11-13). Vorrei invitare tutti ad aprirsi all’azione dello Spirito Santo, che trasforma la nostra vita, per essere anche noi come tessere del grande mosaico di santità che Dio va creando nella storia, perché il volto di Cristo splenda nella pienezza del suo fulgore. Non abbiamo paura di tendere verso l’alto, verso le altezze di Dio; non abbiamo paura che Dio ci chieda troppo, ma lasciamoci guidare in ogni azione quotidiana dalla sua Parola, anche se ci sentiamo poveri, inadeguati, peccatori: sarà Lui a trasformarci secondo il suo amore. Grazie.

S.S. Benedetto XVI, papa
Udienza del 13 aprile 2011

martedì 9 ottobre 2012

San Dionigi vescovo e martire






Santi Quattordici Ausiliatori
PATRONI NELLE VITA CORPORALE E SPIRITUALE

Gloria al Padre …

- Sant'Acacio (o Agazio), ti invoco contro l'emicrania; e per chiedere il dono della sapienza nelle scelte civili, perché siano secondo il Vangelo
- Santa Barbara, ti invoco contro i fulmini, la febbre e la morte improvvisa; e per chiedere il dono di una famiglia fedele al Vangelo
- San Biagio, ti invoco contro il male alla gola; e per chiedere il dono della benevolenza e benedizione verso il prossimo
- Santa Caterina d'Alessandria, ti invoco contro le malattie della lingua; e per chiedere il dono della sapienza nel cammino ecumenico delle Chiese
- San Ciriaco di Roma, ti invoco contro le tentazioni e le ossessioni diaboliche; e per chiedere il dono del discernimento degli spiriti
- San Cristoforo, ti invoco contro la peste e gli uragani; e per chiedere il dono della sapienza nel salvaguardia del creato
- San Dionigi, ti invoco i dolori alla testa; e per chiedere il dono dell’unità cattolica con il successore di Pietro
- Sant'Egidio, ti invoco contro il panico e la pazzia; e per chiedere il dono della sapienza per le giovani generazioni spesso travolte dai “non valori”.
- Sant'Erasmo, ti invoco contro i dolori addominali; e per chiedere il dono della pace che dilania l’esistenza umana
- Sant'Eustachio, ti invoco contro i pericoli del fuoco; e per chiedere il dono del fervore missionario
- San Giorgio, ti invoco contro le infezioni della pelle; e per chiedere il dono della forza in difesa alle aggressioni quotidiane alla fede e alla Chiesa
- Santa Margherita di Antiochia, ti invoco contro i problemi del parto; e per chiedere il dono di figli e figlie alla Chiesa “più degni del Cielo che della terra”
- San Pantaleone, ti invoco contro le infermità di consunzione; e per chiedere il dono della comunione redentrice per tutti coloro che vivono una croce spirituale e fisica.
- San Vito, ti invoco contro la corea, l'idrofobia, la letargia, l'epilessia; e per chiedere il dono di maestri e insegnati capaci di indicare la via della sequela a Cristo.

Padre Nostro
Ave Maria
3 Gloria al Padre …