domenica 22 luglio 2012

Un pensiero ...



San Basilio
Chiesa di S. Basilio
S. Marco D'Alunzio (ME)


O Cristo Dio,
tu che in ogni tempo e in ogni ora,
in cielo e in terra sei adorato e glorificato,
tu che sei pieno di misericordia
e di condiscendenza,
che ami i giusti e hai pietà dei peccatori,
che chiami tutti alla salvezza
mediante la promessa dei beni futuri,
tu, Signore, accogli in questa ora
anche le nostre suppliche e orienta
la nostra vita verso i tuoi comandamenti.
Santifica le nostre anime,
purifica i nostri corpi,
correggi i nostri pensieri,
rettifica le nostre intenzioni,
liberaci da ogni afflizione,
da ogni male e dolore.
Difendici con i tuoi santi angeli
affinché, custoditi e guidati
dalla loro schiera,
perveniamo all’unità della fede
e alla conoscenza della tua gloria inaccessibile,
perché tu sei benedetto
per i secoli dei secoli.
Amen.

(S. Basilio di Cesarea)



* * *


Chiesa di San Basilio

Antica chiesa la cui costruzione originaria risale al periodo medievale ma che fu successivamente riedificata. Recenti restauri hanno portato alla luce affreschi bizantini di notevole pregio che, dopo il restauro, sono stati inseriti nel circuito museografico del Museo della Cultura e delle Arti Figurative Bizantine e Normanne.L’interno, ad una sola navata, ospita la statua lignea di San Basilio Magno, protettore di S.Marco d’Alunzio, realizzata nel XVII secolo dalla famiglia Li Volsi di Tusa.




Santa Maria Maddalena, discepola di Gesù



S. Maria di Magdala detta "Maddalena"
Santuario S. Giovanni Therestis
Stilo (RC)

Tra le «pecore perdute» che Gesù ha portato in salvo c’è anche una donna di nome Maria, originaria del villaggio di Magdala, sul Lago di Galilea, e detta per questo Maddalena. Oggi ricorre la sua memoria liturgica nel calendario della Chiesa. Dice l’Evangelista Luca che da lei Gesù fece uscire sette demoni (cfr Lc 8,2), cioè la salvò da un totale asservimento al maligno. In che cosa consiste questa guarigione profonda che Dio opera mediante Gesù? Consiste in una pace vera, completa, frutto della riconciliazione della persona in se stessa e in tutte le sue relazioni: con Dio, con gli altri, con il mondo. In effetti, il maligno cerca sempre di rovinare l’opera di Dio, seminando divisione nel cuore umano, tra corpo e anima, tra l’uomo e Dio, nei rapporti interpersonali, sociali, internazionali, e anche tra l’uomo e il creato. Il maligno semina guerra; Dio crea pace. Anzi, come afferma san Paolo, Cristo «è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne» (Ef 2,14). Per compiere questa opera di riconciliazione radicale Gesù, il Pastore Buono, ha dovuto diventare Agnello, «l’Agnello di Dio … che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29). Solo così ha potuto realizzare la stupenda promessa del Salmo: «Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne / tutti i giorni della mia vita, / abiterò ancora nella casa del Signore / per lunghi giorni» (22/23,6).
Cari amici, queste parole ci fanno vibrare il cuore, perché esprimono il nostro desiderio più profondo, dicono ciò per cui siamo fatti: la vita, la vita eterna! Sono le parole di chi, come Maria Maddalena, ha sperimentato Dio nella propria vita e conosce la sua pace. Parole più che mai vere sulla bocca della Vergine Maria, che già vive per sempre nei pascoli del Cielo, dove l’ha condotta l’Agnello Pastore. Maria, Madre di Cristo nostra pace, prega per noi! (ZENIT.org)


(omelia all'Angelus di Benedetto XVI, papa)

Pisapia e le coppie di fatto (II)





ROMA, domenica, 22 luglio 2012 (ZENIT.org).- Domani, lunedì 23 luglio, il Consiglio Comunale di Milano intende deliberare l’introduzione di un “registro comunale delle coppie di fatto”.

La Curia diocesana non condivide ed è preoccupata per l’istituito matrimoniale, per questo motivo, Alfonso Colzani, responsabile del Servizio per la famiglia della Diocesi, in una riflessione che è stata pubblicata il 22 luglio su “Milano7”, il settimanale della Chiesa ambrosiana in edicola con Avvenire, ha spiegato che iniziative simili hanno mostrato che il “registro è poco utilizzato e non comporta nessun vantaggio concreto alle coppie conviventi”.

Colzani ha precisato che “introdurre un registro comunale delle unioni civili è un'iniziativa inefficace, forse solo un'operazione d'immagine. È invece la famiglia a richiedere sostegno in questa fase di crisi economica”.

Il responsabile del Servizio per la famiglia della Diocesi ha aggiunto: “Probabilmente questa giunta in qualche modo deve saldare alcuni 'debiti' verso una parte di elettorato che l'ha sostenuta”.

Secondo Colzani “Le famiglie che hanno sancito la loro unione con un matrimonio, sia civile sia religioso, in Italia sono nell'ordine della decina di milioni contro le 500 mila convivenze” ed è evidente che “il sostegno è da indirizzare a chi con il matrimonio si prende impegni pubblici e stabili verso la società diventandone una risorsa”.

Inoltre, aggiunge la riflessione pubblicata dal settimanale milanese di Avvenire, c’è "il rischio che la voluta equiparazione tra famiglia fondata sul matrimonio e unione civile porti a legittimare la poligamia: l’uomo poligamo immigrato a Milano, di fatto, potrebbe richiedere il riconoscimento della propria convivenza con tutte le sue mogli come unione civile, posto che il registro non limiterebbe tale unione solo a quella tra due persone”.

“Il Comune di Milano, che non si propone solo di registrare bensì anche di tutelare e sostenere le unioni civili, finirebbe così per tutelare e sostenere un istituto quale la poligamia che nel nostro ordinamento è ritenuto contrario all’ordine".

In merito alle coppie che scelgono la convivenza come forma stabile di unione, Colzani ha concluso: “Questi temi vanno affrontati con calma e dal Parlamento e non da un singolo Comune, secondo il quale un dibattito nazionale in Parlamento affronterebbe anche il disegno complessivo dei vari legami pesandone il loro rilievo sociale e ci sarebbe una maggior possibilità anche da parte dei cattolici di intervenire”.

di Antonio Gaspari

sabato 21 luglio 2012

"Da Napoli a Cassano ... "

Il Beato Mariano Arciero





Il beato Don Mariano Arciero nacque a Contursi (SA), il 26 febbraio 1707 da pii cristiani e modesti genitori, lavoratori dei campi.

Aveva otto anni quando rifulse per la spiccata devozione e imitazione della Madre di Dio, che chiamava “Mamma bella” (come San Pompilio Maria Pirotti di Montecalvo Irpino, 1710 – 1766), fu invitato a lasciare la custodia del gregge e la sua famiglia è partì per Napoli, insieme al suo precettore Emanuele Parisi. Questi divenne sua guida per i suoi studi, la sua formazione e tutta la giovinezza. Diventato sacerdote, don Emanuele avviò alla vita consacrata anche il suo assistito Mariano, che subito dimostrò grande impegno. Il 22 dicembre 1731 veniva ordinato sacerdote.




La sua profonda cultura teologica, la conoscenza della S. Scrittura e la preparazione umanistica (tanto da essere chiamato “la biblioteca di Dio”) consentirono a Don Mariano di imporsi all’attenzione di tutto il clero napoletano. Soprattutto colpiva il suo zelo sacerdotale che manifestava nell’insegnamento del Catechismo e nella predicazione con la quale affascinava e conquistava il suo vasto e variegato uditorio. Quando Mons. Gennaro Fortunato, Primo Canonico della Cattedrale di Napoli, fu nominato Vescovo di Cassano all’Jonio in Calabria, volle con sé Don Mariano nella sua nuova diocesi. Qui vi restò per venti anni e svolse il suo ministero sacerdotale, passando di paese in paese, quale autentico missionario e pellegrino evangelico; riportò disciplina e dignità nel Clero, costruì e ricostruì molte Chiese e in queste opere fu operaio con gli operai.

Moltissimo tempo della sua giornata lo trascorreva per l’istruzione religiosa ai piccoli, agli adulti ai poveri: a questo compito dedicava fino a sei ore al giorno. Scrisse, edita in cinque edizioni, la “Pratica della Dottrina Cristiana, in dodici istruzioni in dialoghi”, con un metodo molto efficace e pratico per l’acquisto della perfezione cristiana. Fu giustamente chiamato “Apostolo delle Calabrie”. Alla morte di Mons. Fortunato, fece ritorno a Napoli. Passò per Contursi solo per riabbracciare la madre, ma non vi rimase. Quasi guidato da un arcano e provvidenziale disegno ritornò al suo primo campo di lavoro: riprese la predicazione e la catechesi per diretto incarico dell’Arcivescovo di Napoli, il Cardinal Sersale, che gli affidò pure la guida spirituale del Seminario e della Congregazione dell’Assunta, compito che svolse con la consapevolezza di formare, per il futuro, santi e apostolici sacerdoti. Ricercato consigliere e confessore del Clero napoletano e di eminenti personalità, ma soprattutto confessore del popolo e dei poveri, riprese le Missioni al popolo in tutto il Regno di Napoli. Apostolo dell’Eucarestia: rimaneva spessissimo in contemplazione estatica del Mistero Eucaristico; devotissimo e innamorato della Madonna.

Le sofferenze furono il suo pane quotidiano e lo accompagnarono per oltre cinquant’anni: viveva di elemosina, che riceveva e distribuiva ad altri più bisognosi di lui, vestiva con dignitosa semplicità, mangiava pochissimo e dedicava al riposo pochissimo tempo.

Morì, come aveva puntualmente predetto, il 16 febbraio 1788, alle ore 16,00 all’età di anni 81. In quei medesimi istanti, la Venerabile (oggi Santa) Maria Francesca delle Cinque Piaghe, disse: «Ho veduto l’anima di Don Mariano, che era trasportata in cielo, ed era coronata da due Angeli, che portavano due corone: e Gesù, e Maria Santissima, che lo benedissero».

I prodigi che già si erano manifestati durante la sua vita terrena, continuarono e si moltiplicarono dal giorno della sua santa morte. Il Papa Pio VIII con decreto del 24 aprile 1830 introduceva la Causa in fase apostolica e il Papa Pio IX il 14 agosto 1854 ne proclamava l’eroicità delle virtù, lo dichiarava Venerabile e diceva di lui “fedelissimo strumento di Dio per il bene della Chiesa”.
Il 15 ottobre 1950 le sue ossa da Napoli furono traslate nella nativa Contursi, con grande concorso di popolo e commozione generale: la sua gente riabbracciava il “Suo Santo”.
Nel 2007, è stato nominato come Postulatore della Causa del Venerabile Arciero, il sacerdote diocesano Francesco Rivieccio, il quale si è subito attivato per far esaminare un presunto miracolo che era già arrivato a Roma nel 1954; nel Congresso Ordinario della Congregazione delle Cause dei Santi del 22 febbraio 2008 è stata riconosciuta la validità del Processo Apostolico tenuto presso la Curia Vescovile di Campagna; in data 10 novembre 2008 il postulatore ha preparato il Summarium ex Processu Apostolico e il 1° dicembre dello stesso anno, la fattispecie cronologica; il tutto ha avuto la revisa (n. 1763) il 23 giugno 2009. La Congregazione ha chiesto il giudizio a due medici ex officio, Giovanni Ramacciato e Vittorio Laghi, i quali hanno giudicato inspiegabile la guarigione miracolosa, acquisita agli atti della Causa, per intercessione di Don Mariano. In data 4 marzo 2010 si è riunita la Consulta Medica della Congregazione delle Cause dei Santi e, dando voto 7 su 7, ha dichiarato l’inspiegabilità dal punto di vista medico della guarigione esaminata. In data 19 novembre 2010 si è riunito il Congresso Speciale dei Consultori Teologi che ha espresso unanimemente sul caso un giudizio affermativo, ravvisando nella guarigione in esame un miracolo operato da Dio per intercessione del Venerabile Mariano Arciero. Il 5 aprile 2011, si è riunita la Congregazione Ordinaria dei Cardinali e Vescovi per lo studio del presunto miracolo ed anch’essa ha formulato un giudizio positivo; il 27 giugno 2011 il Santo Padre Benedetto XVI, ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare il decreto riguardante il miracolo attribuito all’intercessione del Venerabile ed ha concesso che la Celebrazione del Rito di Beatificazione del Venerabile Servo di Dio Mariano Arciero, Sacerdote diocesano, abbia luogo a Contursi Terme (SA), domenica 24 giugno 2012.









Dal Nord al Sud, una Madre, Maria!

venerata sotto il titolo di Madonna del Colera



Fiumana di Predappio (FC)


- Monte Isola (BS). Si celebra come ogni anno la seconda domenica di luglio al Santuario della Madonna della Ceriola.

- Lucera (FG). Prodigio di Santa Maria Patrona di Lucera avvenuto tra il 12 e 13 Luglio 1837.

- Trebecco di Nibbiano (Piacenza). Venerata dagli inizi nel 1867, in seguito alla grazia ottenuta per non essere stati colpiti dalla piaga del colera che dilagava nei borghi limitrofi.

- San Donà di Piave (VE). Nella Parrocchia del Duomo a partire dal XIX secolo viene celebrata la festa della Madonna del Colera. Nel 1853 mons. Giuseppe Biscaro (1808-1892) divenne il nuovo parroco di San Donà. Due anni più tardi scoppiò un'ennesima e violenta epidemia di colera. Questo morbo, la cui causa (batterio) fu scoperta solo nel 1883, in quel 1855 colpì nel solo Veneto ben 80.000 persone (il 34 per mille della popolazione), metà delle quali con esito mortale. Il colera attaccava soprattutto le popolazione rurali, che vivevano in condizioni igieniche molto precarie e con salute già minata da altre malattie quali la pellagra. In particolare, a San Donà nel periodo tra giugno e settembre 1855 furono colpiti 145 abitanti, compresi cinque appartenenti ad altre parrocchie dello stesso comune. Quando non si sperava più in un termine del contagio con il "purificatore" inverno, la fine improvvisa dell'epidemia, il 24 settembre 1855, fu accolta da tutti come un miracolo della Madonna, che da allora viene festeggiata nella festa votiva della "Madonna del Colera", istituita da mons. Biscaro.


Surano (Lecce)


- Napoli, Basilica santuario di Santa Maria del Carmine Maggiore. Statua della Madonna del Carmine (opera attribuita a Giovanni Conte detto il Nano), detta anche Madonna del Colera per essere stata portata in processione in tempo di epidemie o varie calamità.

- Fiumana di Predappio (FC). Statua in legno del 1636, eseguita da Fabrizio Veggiani scultore da Forlì, come è emerso da una scritta all'interno della statua, scoperta durante la fase del restauro (ottobre 2009), sarà chiamata più tardi "Madonna del Colera". Per intercessione di Maria la nostra terra fu risparmiata dalla peste, quella descritta dal Manzoni nei “Promessi sposi”, e che in Romagna mietè moltissime vittime. L’ultima domenica di ottobre viene celebrata la festa parrocchiale della “Madonna del Colera” ; la sera del giovedì, la statua viene portata processionalmente dalla Chiesa Antica alla Chiesa Nuova e qui resta fino la sera della domenica per il culto; in processione viene poi riportata alla Chiesa Antica.


- Lungavilla (PV). Nel 1836 la diffusa epidemia di colera infuriò anche a Lungavilla. In un clima di generale costernazione che accompagna le grandi calamità, l’allora parroco Don Giovanni Battista Bellingeri alzò la sua voce e indicò alla popolazione smarrita una via di speranza e di salvezza. La sua presenza ed il suo intervento furono provvidenziali, non fosse altro per il ruolo fondamentale che svolse nel rialzare il morale di tutti, ma soprattutto per il fatto di aver pronunciato “ a nome delle autorità e di tutto il popolo” il “Voto Solenne” di celebrare in perpetuo, il giorno “dell’ottava di Maria Assunta”.


Trebecco di Nibbiano (Piacenza)


- Castello di Brenzone (VR). Il giorno 11 luglio. La mattina vi è una lunga processione in cui viene portata la Madonna del Colera a spalle; essa parte dalla Chiesa Parrocchiale di Castello, dopo una prima Messa (all'alba), passa dalle frazioni di Boccino, Porto, Assenza (dove viene celebrata un'altra Messa e si dà tempo ai partecipanti di riposarsi un po'), via de Loc, Sommavilla, Pozzo, Borago, per poi ritornare nella parrocchiale di Castello dove si celebra la messa finale. La sera infine si festeggia con la musica nel campo sportivo del centro Santa Maria di Castello dove vengono fatte molte specialità del posto tra cui gli spaghetti con le sarde di lago (bigoi con le sardele), i fuochi d'artificio chiudono la giornata. È una festa molto popolare anche oggi.

- Surano (LE). nel 1867 guarì i suranesi dalla terribile malattia. Si racconta che la statua della Madonna fu portata in processione – come accade oggi - per le strade del paese e al suo passaggio avvenne, per miracolo, la guarigione degli infestati. A ricordarlo una lapide sulla facciata della Chiesa Matrice. Festa è il 2 luglio.

giovedì 19 luglio 2012

Un santino frutto di collaborazione. Santa Nigella.




La passione delle immaginette sacre è oramai un vero è proprio collezionismo.
Spesso anche tra i collezionisti di santini si creano tutte quelle dinamiche tipiche del collezionista, dimenticandosi che non si ha a che fare con pezzi di carta, ma con un oggetto nato per ispirare santità, cioè elevare la propria umanità alla Santa Umanità di Cristo.

Direbbe San Pietro Crisologo: “(Dio) Fa diventare celeste colui che aveva creato terreno”.



Il santino di Santa Nigella ha superato ogni barriera tipica dei collezionisti ed ha coronato il sogno di molti: avere in santino l’iconografia di questa bellissima Martire.

Nella mia ricerca dei “martiri delle catacombe” ebbi alcune appunti ricavati dai santini di Giancarlo. Egli poi mi inviò una mail con il santino in bianconero della Martire. Nel santino si leggeva che era a Caprarola presso l’Istituto Maestre Pie Venerini.



 
Scrissi! Ma… come spesso, nulla!
Condivisi il tutto con un amico.
Nel frattempo … Scovai sul web la pagina della parrocchia e mi accorsi che il Parroco aveva traslato il corpo della S. Martire Nigella in parrocchia, recuperando il culto. Forse anche grazie alla mia lettera !?!?!
Allora riscrissi e mandai una mail. Ricevetti un pdf con la vita (inventata) e le vicende delle reliquie fino alla traslazione del 2011 (forse!). Ma nessuna immaginetta!
 


 
Raccontai nuovamente l’accaduto all’amico. E costui ad un’altro … che passando volutamente da Caprarola per un suo viaggio da Roma verso nord … fece le foto! Finalmente!

Ebbi le foto.. meravigliose!
Ci doveva essere un’occasione per fare un santino.
Si perché nel frattempo avevo riscritto al Parroco di Caprarola per vedere se i santini fossero già esistenti. Ma nulla .. tutto taceva! Mandai altra mail .. ma nulla!

Un giorno per caso sento fr. Michele!
Si parlava di immagini belle e di stampare un nuovo santino nella sua SERIE MG … occasione propizia!
Gli invio la foto di S. Nigella .. ed ecco il santino! MG35!

lunedì 16 luglio 2012

IL MARTIRE VINCENZO DI ROMA, il “Santo” di Acate







La Pastorale ... delle pie illusioni!
Oppure dovremmo dire delle pie bugie o delle sante illusioni o della santa ignoranza?

Dopo i casi di Milazzo e di Baucina, eccoci ad un nuovo caso, non tanto nuovo: Acate (RG).

Esiste un bellissimo libro sull’argomento.
“I resti mortali di San Vincenzo. Raccontano le torture subite. A.D. 304” – Acate 2011.
Un libro che vuole essere scientifico. Ha tutti i canoni per esserlo, solo che sostiene delle tesi che sono forti come un post-it su una lavagna.

Cosa afferma il libro?

- Smonta per partito preso tutti i casi simili venerati in altre località d’Italia.
- Ricostruisce in modo biblico la teologia del simulacro, ma in realtà è solo una bella ricostruzione simbolica che però non da ragione al fatto che se fosse il santo di Saragozza dovrebbe essere un DIACONO.
Poi a pagina 165 afferma:
“Può darsi che la parola diacono dicesse ben poco a quei tempi”, siamo nel 1800, e ad esempio il culto del diacono Stefano è ben assodato e l’iconografia ben diffusa in tutto l’Orbe cristiano, non è sostenibile questa tesi.
Se poi si da lettura al resto del testo che descrive il simulacro e il fercolo si arriva ad affermare delle assurdità rileggendo il simulacro acatese sulla vita e l’iconografia del Martire di Saragozza: ma è possibile, non sapevano e non capivano cosa era un diacono e poteva capire che il santo nel sud della Francia è patrono dei vignaioli per cui il fercolo ha sulle colonne dei vitigni?


 

Poi la tesi arriva a sostenere che il Martire Vincenzo di Acate è quello di Saragozza perché anche a Geraci Siculo (ME) c’è un simulacro simile appunto detto del diacono di Saragozza, ma guarda un po’ con dentro però un altro corpo. Quindi la Sicilia ha 2 corpi del Martire di Saragozza, poi un altro, però vestito da diacono, è al Cottolengo a Torino, similmente uno a Cusago (MI), a Torrecuso (BN), ed uno a Napoli (citato da libro ma a priori definito non vero!); poi esiste un’altra infinita schiera dove è raffigurato da soldato come ad Acate, ma stando al nostro percorso (quello del libro) tutti sono finti, falsi.

Perché sul cartiglio c'è scritto S. Vincenzo M. e non S. Vincenzo D.M. come per quello del Cottolengo di Torino?

- Il libro non riporta nessuna autentica delle reliquie, ma solo un riferimento al 1700 ed ad un certo fr. Michele Strano dell’Ordine della SS. Trinità, che fa molto pensare all’autentica delle reliquie di Milazzo e Baucina, arrivate in Sicilia nel XVIII secolo e autenticate anche lì da un Fr. (Saverio Cristiani).

- C’è poi tutta l’analisi delle ossa che come dice il libro parlano del martire di Saragozza. Qui non mi addentro, non sono un medico, però da quando detto fin ora le ossa posso dire tutto quello che vogliono, difatti molti martiri subirono le torture del martire di Saragozza, tanto che ad esempio il diacono San Lorenzo è raffigurato con la graticola come il diacono San Vincenzo, perché ha subito il medesimo supplizio.

Detto questo, con buona pace di tutti, il MARTIRE VINCENZO di Acate è un martire delle catacombe romane, non certamente il diacono di Saragozza.
È mai possibile che la traslazione di una santo così importante del Martirologio Romano non ebbe eco e documenti sufficienti?







Una curiosità. Ci sono degli antichi santini del Martire di Acate che lo chiamano anche "martire crociato": ma povero "corpo santo" per dover dire qualcosa, come se fosse non sufficiente essere un semplice martire di Cristo, ne inventarono una nuova in ogni periodo.

Cari confratelli nel sacerdozio,
si avvicina l’Anno della Fede, purifichiamo queste pie illusioni e chiamiamo ogni cosa con il proprio nome.

* Per approfondire si veda i successivi articoli:

il-martire-vincenzo-di-roma-il-santo-di-Acate BIS
il-martire-vincenzo-di-roma-il-santo-di-Acate TER
il-martire-vincenzo-di-roma-il-santo-di-Acate-e-Parabita
tuttologi-del-web


 

domenica 15 luglio 2012

Un pensiero ...





Ci sono due modi di vivere:
camminare sulla terra ferma
facendo solo ciò che è giusto e rispettabile,
e così misurare, soppesare e prevedere.
Ma si può anche camminare sulle acque.
E allora non si può più misurare e prevedere
Ma bisogna solo credere incessantemente.
Un istante di incredulità e s’incomincia ad affondare.

(Santa Maria Skobcova, monaca martire)

LA MARTIRE FORTUNATA ROMANA, la “Santa” di Baucina (PA)

 

“Nel Martirologio Romano l'unico riferimento attendibile relativo alla Vergine Martire Santa Fortunata venerata a Baucina e quello che narra di una giovane fanciulla convertita al cristianesimo vissuta a Palestrina vicino Roma intorno al 200 D.C. catturata dalle milizie romane mentre da Palestrina si recava a Roma. La piccola Fortunata veniva martirizzata a Roma, dopo aver affrontato molti dei supplizi annoverati tra i carnefici "Boia" romani, nel mese di ottobre del 200 D.C”.

Così il sito web “santafortunata.org” introduce la vita della Martire Fortunata.
Siamo alla solita confusione tra “corpi santi” e martiri elencati nel Martirologio Romano.

Il Martirologio Romano antico, al 14 ottobre, menziona il martirio di Fortunata a Cesarea di Palestina durante la persecuzione di Diocleziano e aggiunge che il suo corpo fu in seguito trasportato a Napoli in Campania.




Quindi la prima confusione è che il Martirologio Romano non parla di Palestrina in Lazio, patria del Martire San Agapito (18 agosto 274), ma di Cesarea di Palestina, il territorio che vide i primi passi del Cristianesimo e della Chiesa.



 
Chi è allora la Martire venerata a Baucina (PA)?

La venerazione della Martire Fortunata risale al 29 gennaio 1790, quando il Vescovo Saverio Cristiani, autenticando il “corpo santo” di nome Fortunata, pone l’inizio del culto della Martire, fino allora rimasto sepolto nella catacomba di Ciriaca.

È il periodo storico culla del culto delle reliquie estratte dalle catacombe romane: un po’ per riscoperta in quel percorso di rivalutazione della storia e un po’ in risposta al dilagare delle correnti protestanti che negavano il culto dei santi e delle loro autentiche reliquie.
Queste cosiddetti “corpi santi” o martiri delle catacombe, furono prelevate e inviate in dono e per devozione un po’ dappertutto in Europa e nel Nuovo Mondo.
Promotori di questi “sacri viaggi” erano ecclesiastici, dignitari pontifici, semplici sacerdoti o religiosi, oppure anche nobili signori che operavano il trasferimento del sacro deposito presso le loro zone d’origine o di possedimento, dando così inizio a devozioni locali molto forti verso il Martire delle reliquie.
In alcuni casi la storia personale del santo martire, perlopiù inesistente o non provata o leggendaria, veniva compilata da sacerdoti scrittori, a volte con molta fantasia, a volte facendo diventare il santo martire originario del luogo oppure vista l’omonimia con un altro Martire del “Martyrologium Romanum” componevano il mosaico: noi abbiamo le ossa e il Martirologio ha i dati storici.
Questo però creo confusione e spesso moltiplico i corpi di Martiri, oppure ne diede uno a quel Martire di cui non c’era il corpo.

La Martire Fortunata di Baucina entra in questa logica dare un corpo ad un Martire o dare una storia ad un corpo: questo si deduce dall’introduzione suddetta alla vita della Martire Fortunata.

Cosa avvenne nel 1790?

 
Ecco la prova inconfutabile.
 
FR. SAVERIO CRISTIANI
dell’Ordine degli eremiti di S. Agostino
Per grazia di Dio e della Sede Apostolica
Vescovo di Porfirio – Prefetto della Sagrestia Apostolica
Prelato domestico e Assistente al Soglio Pontificio

Attestiamo senza dubbio alcuno a tutti che vedranno il presente documento che le Sacre Reliquie tolte dal cimitero di SANTA CIRIACA, custodito dal S.mo D.N.PP., esaminato e riconosciuto dalla Sacra Congregazione delle Indulgenze e delle Sacre Reliquie da noi donate a maggior gloria di Dio Onnipotente e a venerazione dei suoi Santi, è il SACRO CORPO con VASO di SANGUE di SANTA FORTUNATA  MARTIRE, collocato in urna di legno ricoperta di carta colorata ben sigillata da un nostro piccolo sigillo, ed abbiamo permesso nel nome del Signore a tutti coloro cui riguarda, di tenere presso di se la presente reliquia, di donarla ad altri e di esporla alla pubblica venerazione in qualunque chiesa, oratorio o cappella ma senza Ufficio, e Messa, secondo il decreto della Sacra Congregazione dei Riti, edito 11 agosto 1691. Abbiamo ordinato di applicare agli stessi questo documento sottoscritto di nostro pugno, confermato dal nostro sigillo.

Roma, il Giorno 29 Mese gennaio 1790


Il corpo e il “Vaso con il Sangue”, vennero estratti dalle Catacombe di S. Ciriaca, ed autenticati da Fr. Saverio Cristiani, e rimasero a Roma in una cassetta, probabilmente deposta presso l’autorità ecclesiastica competente fino con ogni probabilità al gennaio - febbraio 1790.
 
Successivamente le reliquie della Martire Fortunata furono consegnate il 14 febbraio 1790 al parroco di Baucina con la suddetta lettera di autentica.
Il corpo santo venne dapprima custodito nella Chiesa Madre di Baucina, successivamente, traslato definitivamente nella Chiesa di Maria Santissima del Lume al Collegio di Maria.

Verso il 1840 le reliquie vennero ricomposte nel simulacro che attualmente si può vedere e venerare nell’artistica urna.
Il 9 aprile 1870 fu proclamata compatrona del paese, insieme a San Marco Evangelista.

Nel 1880 il Vicario Foraneo Don Pietro Traina, chiese ed ottenne dalla Sacra Congregazione dei Riti il permesso di poter celebrare la Messa Solenne in onore della Martire Fortunata: ciò è documentato da un’appendice manoscritta apposta successivamente sull'originale della sempre medesima autentica del 1790.

La sua festa liturgica è fissata al 14 febbraio, giorno dell’arrivo delle reliquie a Baucina; mentre la festa patronale si svolge la seconda domenica di settembre.

Concludendo. La Martire Fortunata venerata Baucina (PA) è martire della catacomba di Ciriaca (San Lorenzo al Verano), estratta nel 1790, o almeno autenticata in quell’anno, ma non ha nulla a che fare con la Martire omonima di Cesarea di Palestina (di cui l’odierno Martirologio Romano – 2001 - non riporta più nessuna memoria) e tanto meno con una fantomatica Martire di Palestrina, che non è mai esistita.

Due curiosità.
Prima. L’autentica che autorizza la venerazione della Martire Fortunata è la stessa di quella della Martire Candida di Milazzo; difatti è un prestampato compilato nelle parti mancanti, cioè: nome, catacomba, descrizione corpo e data.

Eccola:

 
Seconda. Esiste un altro “corpo santo” di nome FORTUNATA, identificato come la martire di Cesarea di Palestina, ma estratto dal cimitero di Calepodio ed autenticato dal Rev. Don Giacomo Severino, Canonico della Chiesa di San Marco in Roma, il quale donò il “corpo santo” a Padre Taddeo Ocampo, Commissario del Collegio di Propaganda Fide di Moquegua, che era in visita a Roma nei primi mesi del 1796. Dal 1798 la Martire Fortunata è venerata a Moquegua in Perù. La curiosità poi si infittisce e sfocia nel campanilismo e nell’ignoranza: la Curia Vescovile e il parroco di Moquegua hanno scritto alla S. Sede una petizione perché proibisca il culto della Martire Fortunata di Baucina, in quanto un falso, supponendo che il vero corpo è in loro possesso.


Concludendo, per la buona pace di tutti: Moquegua e Baucina hanno due corpi di due martiri delle catacombe che nulla hanno a che fare con la Martire di Cesarea di Palestina.




Santa Fortunata martire
Moquegua, Perú


Infine. I sogni, i miracoli e tutta la fede che circonda il culto della Martire Fortunata a Baucina, sono doni del Signore che racconta la sua Gloria attraverso i suoi Santi e le loro autentiche reliquie. Amen!


BIBLIOGRAFIA E SITI

* AA. VV. - Biblioteca Sanctorum (Enciclopedia dei Santi) – Voll. 1-12 e I-II appendice – Ed. Città Nuova
* C.E.I. - Martirologio Romano - Libreria Editrice Vaticana – 2007 - pp. 1142
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2012
* Sito web di preguntasantoral.es
* Sito web di santafortunata.org
* Sito web di santibeati.it
* Sito web di velar.it "Collana Blu"

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)




“Donaci, o Padre,
di non avere nulla di più caro del tuo Figlio,
che rivela al mondo il mistero del tuo amore
e la vera dignità dell’uomo …”

Così abbiamo pregato all’inizio della Messa attraverso la prima orazione o colletta.

In essa è sintetizzato il messaggio della Parola di Dio or ora ascoltata.

Qual è la cosa più preziosa che abbiamo?
Cosa ci è di più caro?
Chi mostra l’amore di Dio all’umanità?
Chi da vera dignità all’uomo?

“Benedetto Dio,
Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato”. (Fil 1)

La lettera dell’Apostolo Paolo risponde alle nostre domande di fede.

Gesù è il tesoro, Egli rivela a noi il mistero dell’amore attraverso la Pasqua, Egli ci insegna la vera dignità umana.

Poi la prima orazione prosegue:

“colmaci del tuo Spirito,
perché lo annunziamo ai fratelli
con la fede e con le opere”.

Questa conclusione della Colletta ci fa affermare: la GRAZIA è sorgente di questa scoperta-conformazione, non per un mero egoismo ma per amore, affinché sia annunciato ai fratelli, in parole e con la vita, così che tutti in Cristo siamo beati, cioè felici.





E cos’è la felicità?

Diciamocelo con San Francesco d’Assisi:
“beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male”.

Felici quegli uomini che la morte troverà operanti nella santa volontà di Dio, perché la morte eterna non farà loro male. Felicità è vivere l’obbedienza dell’Amore in attesa del compimento del Regno.






SUGGERIMENTI

Guarda il film di animazione
 "Alla ricerca della felicità" (1940) e
il film "La ricerca della felicità" (2006)


Leggi il Libro:



Il segreto di riuscita della spiritualità pastorale vissuta da Gesù e da sua Madre è uno solo, e cioè: cercare, trovare e vivere insieme il mysterium (l’amore di Dio) nel ministerium (l’azione pastorale), nell’esercizio delle attività quotidiane svolte in servizio del Padre e dei fratelli. Se è stato così per il Figlio e per la Madre, così potrà e dovrà essere per tutti noi cristiani, discepoli di Cristo e figli di Maria. Vivere il mysterium nel ministerium: non si tratta di uno slogan pubblicitario, ma di un principio-cardine di natura teologica e di una idea-madre fondamentale e fondante, oltre che di una chiave di lettura ascetica; certamente di un segreto di riuscita spirituale, appunto, col quale si è aiutati a coltivare e a sviluppare la spiritualità nuova elaborata dal Signore Gesù nel decimo capitolo del Vangelo di Giovanni.

sabato 14 luglio 2012

Pisapia e le coppie di fatto

E' la vecchia politica che vuole cambiare il Paese senza la società civile


MILANO, sabato, 14 luglio 2012 (ZENIT.org).- «Preoccupa la scelta della giunta del sindaco Pisapia e dell’assessore Maiorino, che ha approvato in commissione consiliare un testo per l’istituzione del registro delle unioni civili», commenta Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari.

«Un atto essenzialmente inutile per i milanesi, come riconosciuto anche da alcuni membri della giunta e confermato dal risultato deludente dei registri dove sono stati istituiti, ma finalizzato a sollevare una vertenza di carattere nazionale. «E quando diciamo “inutile” non lo facciamo per pregiudizio, ma per evidenza, perché l’accesso a coppie non sposate era già stato consentito, dall’Amministrazione comunale, senza bisogno di un registro.

E poi la fretta di chiudere tutto entro luglio, come se fosse una priorità assoluta, dimenticando anche di ascoltare i Consigli di Zona, luogo di democrazia partecipativa fortemente promosso da Pisapia in campagna elettorale. Ma evidentemente alla Commissione non interessava il parere dei Consigli di Zona perché non interessava il parere della società civile!

«Perché non abbiamo visto lo stesso impegno e la stessa urgenza per inserire misure fiscali e tariffarie di favore alle famiglie con figli, in una Milano in cui la pressione fiscale sulle famiglie è cresciuta in modo così forte? «Si tratta di una fuga in avanti dall’anima fortemente ideologica che in un momento in cui la crisi economica ci chiama all’unità non fa bene a nessuno» conclude Belletti.

«Temi così controversi meritano di essere lasciati ad un nuovo scenario sociale e politico dove anche i valori e le scelte strategiche del Paese verranno riproposte all’attenzione dei cittadini. Basta con la vecchia politica e la vecchia burocrazia, che cambia il Paese a colpi di decreti, atti amministrativi, emendamenti notturni».