lunedì 21 maggio 2012

SANTITA' NETINA





San (Beato) Guglielmo di Noto eremita
Noto (Siracusa), c.a. 1309 - Scicli (Ragusa), 4 aprile 1404

Martirologio Romano, 4 aprile: A Scicli in Sicilia, beato Guglielmo Cuffitelli, eremita, che, abbandonata la passione per la caccia, visse per cinquantasette anni in solitudine e in povertà.






Beato Antonio di Noto (o l’Etiope o de Categerò)
Barce di Cirene, Libia, 1490 ca. - 14 marzo 1550

Il Beato Antonio nasce a Barce di Cirene (Libia) verso il 1490, figlio di genitori maomettani che lo educano alla legge coranica. Le Galee della Sicilia lo prendono prigioniero, lo sbarcano a Siracusa a terra insieme al bottino e lo espongono al bando al migliore offerente come schiavo. Viene acquistato da un massaro di Avola che lo occupa nell'ufficio del pastore e gli affida il suo gregge di pecore e di capre. li buon massaro avolese cerca di iniziare il giovane al cristianesimo, e catechizzandolo mette a fuoco particolarmente il dramma d'amore e della passione di Gesù. Antonio affascinato chiede il sacramento del Santo Battesimo scegliendo per sé il nome del famoso santo di Padova. Da quel giorno in poi si impegnerà a mettere in pratica quanto avrà ascoltato dalla parola di Dio così da volere servire il Signore ed essergli grato. Ad Avola Antica frequenta la chiesa di Santa Venera, dove si confessa e si comunica ed alimenta la lampada votiva all'altare dell'apostolo S. Giacomo. Questo per i 38 anni di permanenza in territorio Avolese. Nel frattempo il massaro che lo aveva acquistato dà in matrimonio due nipoti con dei netini donando loro il gregge e lo schiavo libico. Da allora Antonio va a Noto. I nuovi padroni però considerano le qualità soprannaturali e i miracoli del nuovo schiavo, lo rendono libero. Antonio rimarrà con loro altri quattro anni. Licenziatosi da loro, Antonio si offre a servire i carcerati ed i malati, poi sceglie la vita eremitica, come terziario francescano, ai Pizzoni di San Corrado Fuori le Mura. Periodicamente si reca a Noto per accostarsi ai sacramenti e raccogliere elemosine per i poveri. Consumato dall'ascesi eremitica, dagli anni e dalla malattia rende l'anima a Dio il 14 marzo 1550. Viene seppellito nella chiesa francescana di Santa Maria del Gesù a Noto che diviene meta di pellegrinaggi e di grazie. Nel 1611 viene data licenza di divulgare l'immagine con aureola di beato. La diocesi di Noto venera il beato Antonio il 14 marzo.
Il 14 marzo 2012 è stata inaugurata ad Avola antica una statua in bronzo del Beato Antonio Etiope. Il suo culto è molto vivo in Brasile, mentre nel Netino è stato riscoperto grazie alle ricerche di Monsignor Guastella nel 1992, che lo ha proposto come patrono della Caritas della Diocesi di Noto.
Nel calendario francescano è venerato il 23 agosto. Le sue sante reliquie sono venerate nella Chiesa S.M. di Gesù in Noto.




Beato Domenico Maltese di Noto (m. 1451)
Francescano nato a Malta e morto in concetto di santità a Noto (SR) nel 1451. Le sue sante reliquie sono custodite nella Chiesa S.M. di Gesù in Noto.







San (Beato) Corrado Confalonieri da Piacenza
eremita, terziario francescano

Piacenza, ca. 1290 - Noto, Siracusa, 19 febbraio 1351

Martirologio Romano, 19 febbraio: A Noto in Sicilia, beato Corrado Confalonieri da Piacenza, eremita del Terz’Ordine di San Francesco, che, messi da parte gli svaghi mondani, praticò per circa quarant’anni un severissimo tenore di vita nell’orazione continua e nella penitenza.




un santo disoccupato...



Ci sono molti santi veneratissimi in tutta Italia, ma S. Pietro Parenzo podestà e martire è uno di quelli poco venerati a causa della stretta circoscrizione del culto: Orvieto e la parrocchia a lui dedicata.

Un santo "disoccupato" alla cui intercessione affidiamo la Chiesa del XXI secolo e l'Italia.



San Pietro Parenzo Martire
patrono di Sferracavallo di Orvieto

O Padre, che hai associato San Pietro Parenzo
alla passione del tuo Figlio,
concedi anche a noi di venire a te
sulle orme dei testimoni della fede,
per avere parte con loro alla gioia eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Amen.

(Comune dei Martiri, Mess. Rom.)



SANTO ROSARIO CON I SANTI MARTIRI MESSICANI






Contempliamo il 1 mistero luminoso: il Battesimo di Gesù di Giordano

San Matteo Correa Magallanes.
Lo tennero in carcere alcuni giorni a Fresnillo, Zacatecas, quindi venne condotto a Durango. Il generale gli chiese di confessare alcuni prigionieri, e di riferire poi ciò che aveva appreso in confessione, altrimenti lo avrebbe ucciso. Il Signor Parroco Correa rispose con dignità: "Lei può farlo, ma non sa che un sacerdote deve saper conservare il segreto della confessione. Sono disposto a morire". Fu fucilato in un campo, nei dintorni della città di Durango, il 6 febbraio 1927 e così quel parroco mite e pronto al sacrificio iniziò la sua vera vita.

Chiediamo al Signore la fedeltà alla vita sacramentale, soprattutto alla Comunione e alla Confessione

Contempliamo il 2 mistero gioioso: la Visita di Maria a Elisabetta

San Michele De La Mora.
Di fronte alle pressioni del governo militare preferì andare via dalla città. Per la strada fu arrestato e condotto di fronte al generale, che lo condannò alla fucilazione. Camminò in silenzio fino al luogo indicatogli e, come proclama della sua fede e del suo amore a Maria Santissima, tirò fuori il suo rosario, iniziò a pregare, e con questo in mano, cadde ucciso dai proiettili. Era mezzogiorno del 7 agosto 1927.

Chiediamo al Signore il desiderio della preghiera, essa ci sia di conforto e di sostegno nella difficoltà della vita.

Contempliamo il 3 mistero luminoso: l’annuncio del Regno dei Cieli

San Toribio Romo Gonzalez.
In occasione di una Prima Comunione, tenendo l'Ostia Sacra nelle sue mani disse: "Signore, accetteresti il mio sangue che ti offro per la pace della chiesa?". Mentre si trovava ad "Agua caliente", luogo vicino a Tequila, che serviva come rifugio e centro del suo apostolato, volle aggiornare i registri parrocchiali. Lavorò tutto il giorno del venerdì ed anche la notte. Alle cinque della mattina del sabato 25 febbraio 1928, volle celebrare 1'Eucarestia ma, sentendosi molto stanco e con sonno, preferì dormire un po' per celebrare meglio. Si era appena addormentato quando un gruppo di contadini e soldati entrarono nella stanza e uno di questi lo indicò dicendo: "Quello è il sacerdote, uccidetelo", il Padre Toribio si svegliò impaurito, si sollevò e lo colpirono. Ferito e vacillante camminò un po’, ma una nuova scarica, alle spalle gli tolse la vita ed il suo sangue generoso tinse di rosso la terra di questa zona di Jalisco.

Chiediamo al Signore che la nostra vita sia segno del Regno dei Cieli e offerta di pace e unità per gli uomini.

Contempliamo il 4 mistero glorioso: Maria Assunta in Cielo

San Cristoforo Magallanes.
Di fronte al carnefice ebbe la forza di confortare il suo ministro e compagno di martirio, Padre Agustín Caloca, dicendogli: "Stai tranquillo, figliolo, solo un momento e poi il cielo". Poi, rivolgendosi alla truppa, esclamò: "Io muoio innocente e chiedo a Dio che il mio sangue serva per l'unione dei miei fratelli messicani".

Chiediamo al Signore che la grazia del desiderio del Cielo muova i nostra passi e le nostre fatiche e questo desiderio sia realizzazione del Regno dei Cieli.

Contempliamo il 5 mistero doloro: Gesù muore in croce

San Rodrigo Aguilar Aleman.
All`alba del 28 ottobre 1927 lo condussero sulla piazza di Ejutla. Agganciarono un cappio ad un grosso ramo di albero di mango e lo posero al collo del sacerdote. Poi vollero provare la sua forza e con arroganza gli chiesero: "Chi vive?". La valorosa risposta fu: "Cristo Re e la Santa Maria di Guadalupe!". Allora la corda venne tirata con forza ed il signor parroco Aguilar restò appeso. Si fece nuovamente scendere e di nuovo gli chiesero: "Chi vive?". E per la seconda volta, con voce sicura rispose: "Cristo Re e Santa Maria di Guadalupe!". Un nuovo identico supplizio e quindi, per la terza volta la stessa domanda: "Chi vive?". Il martire agonizzante, sussurrandole rispose: "Cristo Re e Santa Maria di Guadalupe!".

Chiediamo al Signore il dono della perseveranza e della fedeltà nella fede, sapendo che Cristo è sempre il nostro Re e Signore!


* * *

Santi Martiri Messicani (Cristoforo Magallanes Jara e 24 compagni)

21 maggio - Memoria Facoltativa

Messico, XX secolo


Martirologio Romano: Santi Cristoforo Magallanes, sacerdote, e compagni, martiri, che in varie regioni del Messico, perseguitati in odio alla fede cristiana e alla Chiesa cattolica, per aver professato Cristo Re ottennero la corona del martirio.

domenica 20 maggio 2012

ASCENSIONE DEL SIGNORE (ANNO B)






“Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo”.

Il primo racconto che l’autore di Atti ci richiama alla memoria è il suo Vangelo: colui che qui parla scrivendo è l’evangelista Luca.

Il Vangelo come afferma San Luca è un TRATTATO di ciò “che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo”: cioè dalla sua discesa (l’Incarnazione) alla sua risalita (Ascensione).

Difatti a tal proposito l’Apostolo Paolo ci scrive (II lettura):

“Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose”

La RISALITA è avvenuta “dopo aver dato disposizioni agli apostoli”.

Quali sono le DISPOSIZIONI che Gesù da agli APOSTOLI?

1. “comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace”.
Far memoria continua dell’essere dei chiamati e che quindi tutto parte da Lui, Gesù.

2. “A ciascuno di noi, … è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo”. Ricordarsi di aver ricevuto dei doni.

E a tal proposito aggiunge:
“Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo”.

Lo scopo di questi doni è quello di edificare la Chiesa, “corpo di Cristo”, affinché ciascuno UOMO arrivi a raggiungere la dimensione dell’uomo perfetto ad immagine di Cristo.

3. “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”. Altra disposizione è un imperativo, un ordine, tutti devo poter sentire come raggiungere la perfezione dell’umano: Il vangelo di Gesù (ciò che fece ed insegno, dice San Luca) è la strada da perseguire per ricreare il NUOVO ADAMO in noi, cioè Gesù.

Sono queste le disposizioni che Gesù affida agli Apostoli, ed a ciascuno di noi.
E come dice il Vangelo sia gli apostoli che ciascuno di noi è esortato a compierlo nel suo nome!




“O nome glorioso, o nome grazioso, o nome amoroso e virtuoso! Per mezzo tuo vengono perdonate le colpe, per mezzo tuo vengono sconfitti i nemici, per te i malati vengono liberati, per te coloro che soffrono sono irrobustiti e gioiscono! Tu onore dei credenti, maestro dei predicatori, forza di coloro che operano, tu sostegno dei deboli! I desideri si accendono per il tuo calore e ardore di fuoco, si inebriano le anime contemplative e per te le anime trionfanti sono glorificate nel cielo: con le quali, o dolcissimo Gesù, per questo tuo santissimo Nome, fa' che possiamo anche noi regnare. Amen!” (San Bernardino da Siena).

Vogliamo seguirlo?







"Vogliamo seguirlo? Dobbiamo anche considerare la via che ci ha mostrato durante i trentatre anni: via di povertà, di spogliazione, talvolta molto dure. Dobbiamo seguire assolutamente la stessa via se vogliamo giungere, con lui, nel più alto dei cieli. Quando anche fossero morti tutti i maestri e tutti i libri bruciati, troveremmo sempre, nella sua vita santa, l'insegnamento sufficiente, poiché è lui stesso che è la via e non un altro (Gv 14,6). Seguiamolo dunque".

p. Giovanni Taulero op

Beata Colomba da Rieti, prega per noi!





Martirologio Romano, 20 maggio: A Perugia, beata Colomba (Angela), vergine della Penitenza di San Domenico, che si adoperò per pacificare la città divisa tra fazioni.

BEATA COLOMBA, PREGA PER NOI!

lunedì 14 maggio 2012

Un pensiero ...


“Amiamoci a vicenda in lui, per mezzo di lui e per lui. Corriamo nel vicendevole amore per Gesù stesso che è la via. Sotto la guida di Gesù che è la verità giungeremo a lui che è la vita”.

(Beato Giordano di Sassonia)







Beato Giordano di Sassonia
Sacerdote (c. 1176 - † 1237)
memoria 13 febbraio

Nessun altro divise con san Domenico il merito di aver tanto efficacemente diffuso e consolidato l'Ordine, come il beato Giordano. Nato a Burg Berg, in Westfalia, dagli Ebernstein, conseguì il baccellierato in teologia e insegnò poi nella stessa università come “magister artium”. Quando nell'estate del 1219 il Fondatore, di passaggio a Parigi, raccontò la prodigiosa guarigione e la vocazione di Reginaldo, il brillante docente fu conquiso dal programma dei Predicatori: povertà e apostolato. Ma Domenico volle che per il momento Giordano ricevesse il diaconato; solo alcuni mesi dopo, su invito di Reginaldo giunto da Bologna, entrò nell'Ordine il mercoledì delle Ceneri, 12 febbraio 1220, nel convento di Saint Jacques. Nel maggio successivo lo troviamo al I Capitolo Generale di Bologna (probabilmente in qualità di definitore). Al II Capitolo Generale (maggio 1221) Domenico affida a Giordano il provincialato di Lombardia e l'anno seguente tutto l'Ordine si sceglie in lui il suo Capo. Intraprendente (si parla di 240 fondazioni e di un migliaio di novizi), gioviale, Giordano promosse con abilità la canonizzazione di Domenico, interessando alla cosa Gregorio IX, già intimo del Santo. Giordano fu presente alla prima apertura della tomba (notte tra il 23 e 24 maggio del 1233) e quando, a Strasburgo, apprese che il Pontefice aveva emanato da Rieti la bolla di canonizzazione (3 luglio 1234) lanciò a tutto l'Ordine una lettera in cui riassumeva con traboccante gioia le fasi che avevano portato al riconoscimento ufficiale da parte della Chiesa. Oltre all'epistolario rivolto al monastero di Sant'Agnese di Bologna (da lui inaugurato nel 1223) e altri scritti scolastici, Giordano ci ha lasciato la prima e più preziosa biografia del Santo, nel suo Libellus de principiis ordinis praedicatorum (redatto a Milano o a Bologna tra il 1233 e 1234): equilibrio, profondità d'intuito, concisione, esattezza, il tutto lievitato da contenuta commozione. Partito alla volta della Terra Santa sulla fine del 1236, morì in un naufragio il 13 febbraio dell'anno successivo presso le coste della Siria.
Il corpo del beato, ricuperato dal mare, fu sepolto nel convento di San Giovanni d'Acri. Venne beatificato da Leone XII nel 1826.
Al beato Giordano risale la consuetudine del canto, a Compieta, della Salve Regina. Egli sintetizzava così l’ideal domenicano: “Vivere secondo bellezza spirituale, imparare e insegnare” (honeste vivere, discere, docere). Il Capitolo Generale del 1955 lo ha dichiarato patrono dell’opera delle vocazioni domenicane.  (tratto da centosantidomenicani)

Nuovi decreti della Congregazione per le cause dei Santi - 10 maggio 2012








giovedì 10 maggio 2012

BEATI JAIME PUIG MIROSA E SOCI MARTIRI 1936-1937








BEATI JAIME PUIG MIROSA e 18 COMPAGNI DELLA CONGREGAZIONE
RELIGIOSA DEI FIGLI DELLA SACRA FAMIGLIA
E SEBASTIANO LLORENS TELARROJA, LAICO,
MARTIRI PER LA FAMIGLIA


Il 10 maggio 2012, Papa Benedetto XVI ha autorizzato la promulgazione del decreto del martirio di 19 religiosi e sacerdoti dei Figli della Sacra Famiglia e giovani laici ex alunni.
I Religiosi Figli della Sacra Famiglia sono stato fondati da San Giuseppe Manyanet nel 1864. Essi lavorano per diffondere la devozione alla Sacra Famiglia e la formazione cristiana delle famiglie, in primo luogo attraverso l'educazione cattolica dei fanciulli e dei giovani. Attualmente si sforzano di realizzare il motto apostolico del suo fondatore " rendere ogni casa di Nazaret", in Spagna, Italia, USA, Messico, Colombia, Venezuela, Brasile e Argentina. Sono affigliati con l'Associazione della Sacra Famiglia e pubblicano la rivista “La Sagrada Familia”. Seguendo gli insegnamenti di San Giuseppe Manyanet nella Sacra Famiglia di Nazareth trovato il modello per impostare la vita delle loro comunità e di ispirazione per il ministero con le famiglie e l'educazione dei bambini e dei giovani.

Tra loro 20 vittime, ora riconosciuti come testimoni della fede da Papa Benedetto XVI, due sono morti in Blanes (Gerona), uno a Barcellona, due a Lleida in due, quattro in Vila-rodona (Tarragona), uno in Cervera (Lleida) Munter e un altro a Vic (Barcellona), due a San Fruitós de Bages (Barcellona); e sei a Moncada (Barcellona).

Sono tutti morti per fedeltà a Gesù Cristo e alla vocazione dei Figli della Sacra Famiglia. Aveva offerto la loro vita a lavorare per le famiglie e l’hanno confermato con il martirio. Essi sono, pertanto, martiri della famiglia.

Il processo o indagine diocesana, iniziato nel 1994, è stato condotto congiuntamente nell'arcidiocesi di Barcellona. Ottenuta la validità giuridica del processo nel 1997, la Positio nel 1999. Dalla commissione dei teologi e Cardinali è stato riconosciuto in tutto il martirio dei Servi di Dio, ora confermato dal Papa il 10 maggio 2012.
Forniamo una breve biografia di ciascuno.


1. Servo di Dio JAIME MIROSA PUIG, sacerdote (* Terrassa, Barcellona, 1908). È il primo martire della Congregazione. Il suo padrino, il giorno del battesimo, ha dato una peseta per il battesimo di acqua e un’altra per il battesimo di sangue. Superiore e direttore del collegio di Santa Maria de Blanes, con Sebastian Llorens ex alunno, nascondeva l'antica immagine della Vergine del Vilar, patrono di Blanes, ed entrambi sono stati uccisi sulla strada, nelle prime ore della notte del 30 luglio 1936. Fu sepolto in un cimitero "perché era un prete." Riconosciuto il suo cadavere è stato depositato prima in una nicchia della Congregazione e nel 2007 nella cappella del cimitero della parrocchia di San Giuseppe Manyanet di Barcellona.


2. Servo di Dio SEBASTIANO LLORENS TELARROJA (* Tordera, Gerona, 1909). Ex alunno del collegio di Santa Maria de Blanes e del servo di Dio Jaime Puig. Era un giovane studente e lavoratore agricolo e della congregazione di San Luigi, un membro della "Federazione dei Giovani Cristiani di Catalogna" e Terziario dell’Ordine di San Francesco. L'Eucaristia e la devozione alla Vergine del Vilar erano i suoi grandi amori che lo hanno spinto con generosità e sacrificio a tutte le opere di misericordia e di apostolato. La sua ultima avventura, rischiando la vita, era quello di salvaguardare la venerata immagine di Nostra Signora di Vilar. La Madre del cielo lo ha associato al servo di Dio Jaime Puig nel martirio il 30 luglio 1936. Sue spoglie riposano nel cimitero di Blanes.


3. Servo di Dio NARCISO SITJÀ BASTÉ, sacerdote (* S. Andrea de Palomar, Barcellona, 1867). Degno sacerdote. Maestro dei novizi e consigliere generale di San Giuseppe Manyanet e della Congregazione. Era un educatore e un direttore spirituale senza paragone. Asceta e mistico, egli eccelleva nell'esercizio di tutte le virtù religiose, nel ministero della predicazione, nel confessionale e nella promozione della devozione alla Sacra Famiglia. È stato straordinario poeta e compositore. Si rifugio dai suoi famigliari, dove ha continuato ad esercitare il ministero sacerdotale, è stato arrestato e ucciso nella Riera de Sant Andreu la mattina del 9 agosto 1936. I suoi resti, opportunamente identificati dai loro famigliari, sono stati sepolti nel cimitero di S. Andrea de Palomar.


4. Servo di Dio GIOVANNI CUSCO OLIVER, sacerdote (* La Granada del Penedès, Barcellona, 1872). sacerdote, superiore della comunità e direttore del collegio di San José de Tremp (Lleida). Buon confessore dei religiosi e direttore delle anime, era anche un maestro dalle qualità eccellenti apprezzato dagli studenti e dalle famiglie dei vari centri dove si è svolto il suo ministero. Costretto a lasciare la scuola di Tremp, è stato arrestato in Alos d'Isil (Lleida), dove cercava di attraversare il confine per arrivare a Roma. Imprigionato prima a Esterri d'Aneu, è stata condotta dopo nel carcere provinciale di Lleida, il 6 agosto 1936; viene assassinato nel cimitero di questa città la mattina del 21 dicembre, insieme con la servo di Dio Pietro Sadurní e 72 altri sacerdoti. I suoi resti sono stati gettati in una fossa comune.


5. Servo di Dio PIETRO SADURNI RAVENTÓS, sacerdote (* Vilanova, Barcellona, 1883). Sacerdote e professore di scienze della scuola San Jose de Tremp. Uomo di grande cultura e talento. È stato il più grande esperto di educazione religiosa presso l'Istituto. Aveva la capacità di comunicare con gli studenti: l'amore della conoscenza, di apprendimento e voglia di imparare. Era stato professore del seminario della Sacra Famiglia a Barcellona e altri centri della Congregazione. Accompagnando il servo di Dio Giovanni Cusco, suo superiore, ha subito la stessa sorte, dopo essersi confessati reciprocamente, fino alla destinazione finale e in carcere. Fu ucciso nel cimitero di Lleida al mattino del 21 agosto 1936 e sepolto in una fossa comune.


6. Servo di Dio FIRMINO MARTORELL VIES sacerdote (* Margalef, Tarragona, 1879). Sacerdote, vicario e tesoriere della comunità e insegnante di scuola elementare di San Pietro Apostolo a Reus (Tarragona). Grave e austero con se stesso, avendo però rispetto e benevolenza con tutti. Costretto a lasciare la scuola, è stato arrestato, "per essere un prete" per sua stessa ammissione, il 27 luglio 1936 e portato alla nave-prigione "Rio Segre," ancorata nel porto di Tarragona. Lì incontrò tre frati della comunità. Dopo un mese di detenzione sulla barca, il 25 agosto 1936, con un camion, con 16 altri colleghi, tra cui tre sacerdoti della comunità, è stato deportato e ucciso a Vila-rodona intorno le ore 10 del giorno stesso. Sue spoglie riposano in un cimitero nello stesso cimitero.

7. Servo di Dio FRANCESCO LLACH CANDELL, sacerdote (* Torello, Barcellona, 1889). Il più giovane di quattro fratelli religiosi Figli della Sacra Famiglia. Sacerdote, segretario della comunità e della scuola, insegnante di scienze di San Pietro Apostolo di Reus. Aveva una grande preparazione per l'insegnamento, in particolare per la scienza, e possedeva la virtù della pazienza. Imprigionato con altri della comunità religiosa, prima in carcere a Reus, dove ha organizzato un ritiro in preparazione alla morte, il 25 luglio è stato presa alla nave-prigione "Cape Cullera", ancorata nel porto di Tarragona, due giorni dopo nella “Río Segre”." È stato ucciso con 16 altri religiosi a Vila-rodona, il 25 agosto 1936. Sue spoglie riposano nello stesso cimitero.

8. Servo di Dio EDOARDO CABANACH MAJEM, sacerdote (* Bellmunt, Tarragona, 1908). Sacerdote e direttore della congregazione mariana della scuola San Pietro Apostolo a Reus. Aveva offerto la sua vita e i suoi beni “por las vocaciones nazarenas”. Tre dei suoi fratelli erano anche religiosi, il Servo di Dio RAIMONDO CABANACH MAJEM e due gesuiti. Aveva preso la sua formazione come modello di San Giovanni Berchmans. Riuscì a portare il Breviario in carcere di Reus e a Tarragona presso la nave-prigione, dove ha pregato con gli altri religiosi con grande gioia e beneficio spirituale. Il 25 agosto 1936 è stato preso anche da "Rio Segre" e, legato mani e piedi con un compagno, è stato ucciso a Vila-rodona lo stesso giorno. Un monumento ricorda ancora il luogo del martirio. Sue spoglie riposano nello stesso cimitero.

9. Servo di Dio RAIMONDO CABANACH MAJEM, sacerdote (* Barcellona 1911). Sacerdote e direttore della congregazione mariana della Scuola di San Pietro Apostolo di Reus. Egli fu particolarmente chiamato anche "cercare di formare vocazioni" per l'Istituto. Ha vissuto un progetto molto impegnativo di formazione religiosa e spirituale. Il 20 luglio, prima di lasciare la scuola, vestita la cotta e la stola, ha ritirato la riserva del Santissimo Sacramento dal tabernacolo e lo mise al sicuro dalla milizia che circondava la scuola. Imprigionato con l'altra comunità religiosa, compreso il suo fratello EDOARDO CABANACH MAJEM, prima in carcere e poi a bordo di navi prigione Reus e Tarragona, trascorse i suoi ultimi giorni nel "Rio Segre" ed è stato ucciso a Vila-rodona il 25 agosto 1936. Sue spoglie riposano nello stesso cimitero.

10. Servo di Dio GIOVANNI FRANQUESA COSTA, sacerdote (* Santa Fe de la Segarra, Lleida, 1867). Sacerdote, poeta e apostolo della devozione alla Sacra Famiglia, che diffondeva con tutti i mezzi a sua disposizione, sia nel confessionale e dal pulpito e la stampa. Ha pubblicato un mese dedicato alla Sacra Famiglia, due novene, due libri sull'Eucaristia, numerose collaborazioni a riviste cattoliche, oltre 300, numerose poesie al Nazareno, e la maggior parte dedicate alla Sacra Famiglia. Egli apparteneva alla comunità scolastica degli orfani poveri di Sant Julia de Vilatorta, ma era a Barcellona per predicare un ritiro. Rifugio a Sant Boi de Llobregat e nella sua città natale di Santa Fe, è stato riconosciuto come sacerdote e ucciso in Cervera il 2 settembre 1936. Le sue spoglie giacciono in una fossa comune nel cimitero di Cervera.

11. Servo di Dio SIGISMONDO SAGALES VILA, religioso coadiutore (* Vic, Barcellona, 1888). religioso, insegnante di scuola materna alla scuola di Gesù, Maria e Giuseppe a Barcellona. La classe del fratello era un'oasi di pace e di gioia. E sempre avuto fiori, uccelli, pesci e una scimmia, che era l’assistente della classe. Era sempre allegro e di buon umore, nonostante il cancro che rodeva il collo e lo fece passare dei momenti molto difficili. Si assunse la responsabilità di salvare i resti di San José Manyanet con l'aiuto di due suoi parenti. Non temere la morte, ma solo per cadere nelle mani della milizia, che spesso era indelicata. Rifugiati a Malla e a Calldetenes è stato arrestato e ucciso sulla strada da Vic a Manresa, presso Múnter, l'8 Settembre 1936.
I suoi resti giaceva nel cimitero parrocchiale di Munter fino al 2007 furono trasferite nella cappella nel cimitero parrocchiale di San José Manyanet di Barcellona.

12. Servo di Dio GIUSEPPE BARRI VILA, sacerdote (* Camprodón, Girona, 1910). Appena ordinato sacerdote, andò con 13 giovani religiosi nella residenza estiva a Mosqueroles (Barcellona) nel corso del mese di luglio 1936. Li disperse nei boschi per salvarli e due di loro si recò a Vic in casa della sorella, dove si era rifugiato anche qui uno zio religioso scolopio. Insieme hanno pregato il breviario e il rosario ogni giorno. Il 20 settembre 1936, lo zio scolopio cercato di partire per Roma, ma è stato fermato. E al tramonto dello stesso giorno sono stati anche sulle tracce del servo di Dio, che imprigionato, fu ucciso a Gurb de la Plana, la sera del 21 novembre. I suoi resti giaceva nel cimitero parrocchiale Granollers de la Plana fino al 2007 furono trasferite nella cappella nel cimitero parrocchiale di San José Manyanet di Barcellona.

13. Servo di Dio PIETRO VERDAGUER SAURINA, sacerdote (* Manlleu, Barcellona, 1908). Sacerdote, segretario del collegio di San Ramon de Penyafort a Vilafranca (Barcellona) e prefetto della congregazione mariana. Era molto entusiasta della sua vocazione e con grande influenza e capacità educativa sui giovani. Costretto a lasciare la scuola di San Luis de Begues, già nel maggio 1936, si organizzo per andare  in un istituto in Argentina. Rifugiato a Barcellona e poi in Manlleu, attraversa il fiume Ter per evitare la cattura e ritornato a Barcellona, vivendo in una pensione, qui è stato arrestato a un checkpoint, detenuto in carcere-convento di San Elia e ucciso Moncada il 15 ottobre 1936. I suoi resti non sono stati identificati.

14. Servo di Dio ROBERTO MONTSERRAT BELIART, sacerdote (* Reus, Tarragona, 1911). Sacerdote novello, progettava di fuggire in un istituto in Argentina. Era molto entusiasta della sua vocazione religiosa e sacerdotale. Liturgista e un buon musicista. Il Sabato 18 luglio 1936 ha celebrato una S. Messa per dire addio alle loro famiglie nel santuario della Misericordia della sua città natale. Tornando a Barcellona, domenica 19, e non poteva rientrare al seminario. Nel nascondimento, opera a Barcellona, ma il 13 novembre fu arrestato con altri sacerdoti nella foresteria dove ha vissuto e portato a S. Elia, sono stati uccisi lo stesso giorno il muro del cimitero Montcada. Il 18 agosto, era stati giustiziati anche suo padre e suo fratello Vittorino, a Alcover (Tarragona), in quanto cattolici e parenti di un sacerdote. I suoi resti non sono stati localizzati.

15. Servo di Dio ANTONIO MASCARO COLOMINA, studente religioso (* Albelda, Huesca, 1913). Al terzo anno di teologia. Molto pio, allegro e di buon cuore. Nel 1935-36 stava facendo il servizio militare nel decimo battaglione presso la caserma Pedraldes Bruch. Il 27 gennaio 1937 venne arrestato, incarcerato in S. Elia con lo zio, Fernando Mascaro e ucciso a Montcada lo stesso giorno. Il suo corpo non è stato individuato.

16. Servo di Dio PIETRO RUIZ ORTEGA, studente religioso (* Vilviestre di Muño, Burgos, 1912). Alunno al terzo anno teologia. Gioioso per la sua vocazione religiosa, stava già sognando la sua ordinazione. In viaggio per Roma con il servo di Dio Pedro Roca e tre altri giovani, arrestati nel Pobla de Lillet, il 4 aprile 1937, furono imprigionati in Manresa fino al 12 del mese in cui sono stati uccisi lo stesso giorno a Sant Fruitos de Bages. I suoi resti non sono stati individuati.

17. Servo di Dio PIETRO ROCA TOSCAS, studente religioso (* Mura, Barcellona, 1916). Studente religioso del primo anno. Aveva un altro fratello religiosa nell'Istituto. Era gioviale e allegro con tutti. Con una passione per la letteratura, soprattutto in lingua Catalana, è stato un ottimo poeta. Costretto a lasciare il seminario di Barcellona, si rifugiò in una casa privata, poi a Mura e Manresa nella sua casa di famiglia. Desideroso di arrivare a Roma per continuare i suoi studi teologici, ha cercato di farlo con il servo di Dio Pedro Ruiz e tre altri giovani, ma sono stati arrestati in Pobla de Lillet il 4 aprile 1937. Imprigionato in Manresa fino al giorno 12 del mese, sono stati uccisi il giorno 12 a Sant Fruitos de Bages. I suoi resti non sono stati individuati.

18. Servo di Dio RAIMONDO LLACH CANDELL, sacerdote (* Torello, Barcellona, 1875). Il più grande dei quattro fratelli LLACH CANDELL , generale dell'Istituto, sacerdote e tesoriere. Era un insegnante esperto, soprattutto in matematica, ed era stato direttore di numerosi centri prestigiosi dell'Istituto. Si distingue anche come studioso e poeta ispirato. Ha vissuto a Barcellona, domenica 19 Luglio 1936 è stato quello di celebrare la messa e alla fine, non poteva rientrare nella comunità. Rifugio in diverse case di Barcellona, e con il fratello Jaime è stato anche a Gerona. Tornato a Barcellona, ha lavorato presso l’Accademia Guiu, ma il 17 aprile 1937 sono stati arrestati e imprigionati a Sant'Elia. A Moncada sono stati uccisi il 19 marzo. I suoi resti non sono stati trovati.

19. Servo di Dio JAIME LLACH CANDELL, sacerdote (* Torello, Barcellona, 1878). Un altro membro della famiglia Candell Llach, sacerdote, vicario ed economo del collegio di San Ramon de Penyafort a Vilafranca. È stato anche tesoriere dell'Istituto. Di vasta cultura ecclesiastica e civile, eccelleva nella scienza. A Vilafranca la scuola è chiusa nel maggio 1936, ed egli ha lavorato nel collegio di Sant Julia de Vilatorta quando la rivoluzione è scoppiata anche lì. Scese a Barcellona per stare con suo fratello, Ramon, e seguì la stessa sorte. Dopo aver pagato una bella cifra per proteggere le loro vite, sono stati arrestati il 17 aprile 1937, imprigionati S. Elia e uccisi Moncada il 19 marzo. I suoi resti non sono stati localizzati.

20. Servo di Dio RAIMONDO OROMÌ SILLA, sacerdote (* Salas di Pallars, Lleida, 1875). Sacerdote, consulente per molti anni e anche segretario generale dell'Istituto. È stato direttore dell'Associazione della Sacra Famiglia della rivista Sacra Famiglia. Autore della prima biografia di San Giuseoppe Manyanet e altri scritti. Ha dedicato molti anni alla formazione scientifica e religiosa dei giovani. Predicatore zelante e propagatore delle glorie della Sacra Famiglia a favore delle famiglie. La rivoluzione lo ha sorpreso a Balneario de Vallfogona de Riucorp, ma da qui si rifugia a Barcellona. Qui il 26 aprile 1937 firma una dichiarazione confessando la sua identità sacerdotale. Deportato a S. Elia è poi ucciso Moncada, il 26 aprile 1937. I suoi resti sono stati gettati nella fossa comune.



mercoledì 9 maggio 2012

Maggio: Mese Mariano

 

  

 



 

 

1° MISTERO: IL BATTESIMO DI GESÙ AL GIORDANO

Preghiamo per il continente africano.
Concedi, Signore, che le giovani comunità cristiane di questo continente diventino, sempre più, profonde e vere comunità apostoliche e missionarie.



Preghiamo:
Nostra Signora del Dolore di Kibheo, intercedi perché ogni tribù cerchi il tuo Figlio, lo ami e lo annunci fra i popoli vicini.


2° MISTERO: LE NOZZE DI CANA
Preghiamo per il continente americano

Signore aiuta i tanti missionari che lavorano instancabilmente in questa tua terra, confortali perché siano costanti e fiduciosi nel lavoro paziente del primo annuncio con quelli cha ancora non ti conoscono, e nell’opera di avvicinamento alla fede di quelli che sono caduti nel materialismo, nella superstizione e nello spiritismo.

 
Preghiamo:
Vergine di Guadalupe, conquista il cuore dei bambini e dei giovani perché si impegnino nella costruzione di un continente di pace e di giustizia.

3° MISTERO:
L’ANNUNCIO DEL REGNO DI DIO
Preghiamo per il continente europeo

I popoli dell’Europa che hanno inviato i loro missionari nel mondo intero per predicare la fede in Cristo, hanno bisogno di una nuova evangelizzazione per ritrovare l’autenticità della fede e della vita cristiana. Signore, aiuta tutti gli abitanti di questo continente perché siano veri missionari.

 
Preghiamo:
Nostra Signora Regina d’Europa, riaccendi nei giovani la fede che gli adulti hanno loro trasmesso, affinché fioriscano tra di loro molte vocazioni missionarie.

4° MISTERO: LA TRASFIGURAZIONE DI GESÙ
Preghiamo per l’Oceania.

Qui abitano milioni di uomini che non si sono mai incontrati con Cristo, perché non hanno sentito parlare di Lui. Signore, concedi ai missionari che lavorano in quelle isole la forza di continuare ad essere costruttori pazienti del Regno di Dio.

 
Preghiamo:
Vergine Immacolata, Madre dell’Oceania, concedi ai missionari che lavorano in quelle isole, il   coraggio di non stancarsi mai.

5° MISTERO: L’ISTITUZIONE DELL’EUCARISTIA
Preghiamo per il continente asiatico.

È il continente dove Cristo è più assente, più sconosciuto e più perseguitato. Signore, chinati con misericordia e amore verso questa moltitudine di uomini, chiamati anch’essi a vivere come veri figli tuoi.


Preghiamo:
Santa Maria, venerata col titolo di "Aiuto dei cristiani" nel Santuario di Sheshan, accompagna le giovani chiese d’Asia, perché aiutino i fratelli di altre religioni ad incontrare Cristo Salvatore.

Beato Serafino Morazzone, sacerdote e parroco



Beato Serafino Morazzone
sacerdote e parroco

Da “Fermo e Lucia” di Alessandro Manzoni (terminato nel 1823)

 «Il Curato di Chiuso era un uomo che avrebbe lasciato di sé una memoria illustre, se la virtù solo bastasse a dare gloria agli uomini. Egli era pio in tutti i suoi pensieri, in tutte le sue parole, in tutte le sue opere: l’amore fervente di Dio e degli uomini era il suo sentimento abituale; la cura continua di fare il suo dovere era: tutto il bene possibile; credeva egli sempre adunque di rimanere indietro, ed era profondamente umile, senza sapere di esserlo; come l’illibatezza, la carità operosa, lo zelo, la sofferenza, erano virtù ch’egli possedeva in grado raro, ma che egli studiava sempre di acquistare. Se ogni uomo fosse nella propria condizione quale egli era nella sua, la bellezza del consorzio umano oltrepasserebbe le immaginazioni degli utopisti più confidenti. I suoi parrocchiani, gli abitatori del contorno lo ammiravano, lo celebravano; la sua morte fu per essi un avvenimento solenne e doloroso; essi accorsero intorno al suo cadavere; pareva a quei semplici che il mondo dovess’essere commosso, poiché un gran giusto ne era partito. Ma dieci miglia lontano di là, il mondo non ne sapeva nulla, non lo sa, e non lo saprà mai: e in questo momento io sento un rammarico di non possedere quella virtù che tutto può illustrare, di non poter dare uno splendore perpetuo di fama a queste parole: Prete Serafino Morazzone Curato di Chiuso»


domenica 6 maggio 2012

Io sono la vite, voi i tralci




OMELIA V DOMENICA DI PASQUA (ANNO B)


Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.

Il Vangelo di questa domenica, dopo l’immagine del Buon Pastore, ci propone l’immagine della vite.
Siamo esortati a rimanere in Cristo per essere veri… veri discepoli, veri cristiani.

Il Vangelo ci esorta a rimanere in Gesù, ma poi però sottolinea: che anche Lui, Gesù, deve rimanere in noi.
Si certo, perché noi possiamo dirci di Cristo ma poi, in realtà, non custodiamo il suo messaggio, cioè lui non è in noi.
La concretezza di questo rimanere ci viene ridetta nella II lettura:
“Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato”.

È questo lo stile che connota i discepoli di Cristo e che dice che Egli è in loro.

Dopo quanto detto, portare frutto significa AMARE COME LUI HA AMATO.

“In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli»”.

Infine la prima lettura:
In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo.

È la fatica del vivere l’amore verso il prossimo come segno dell’amore di Dio; come segno che Egli rimane in noi e noi in Lui; come segno che noi da Lui, vite, prediamo la linfa per essere tralci fruttuosi secondo il Vangelo.

“donaci il tuo Spirito,
perché, amandoci gli uni gli altri di sincero amore,
diventiamo primizie di umanità nuova
e portiamo frutti di santità e di pace”.


Trescore Balneario (BG)