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martedì 26 maggio 2020
VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Curtarolo
Lasciamo
il Lazio e ritorniamo in Veneto, nella provincia di Padova.
A
poca distanza dal centro di Curtarolo
(PD), dove, quasi lambito dalle
acque del fiume Brenta, sorge il rinomato Santuario
della Beata Vergine Maria di Tessara.
Il
primo documento che ci parla di Santa Maria di Non, in cui viene menzionata
anche Tessara, indicata come “villa” distinta e indipendente da S. Maria di
Non, risale al 1130.
Il
fatto è importante perché permette di stabilire come anticamante le due ville –
S. Maria di Non e Tessara – fossero distinte e indipendenti e forse divise tra
loro dal fiume Brenta, che un tempo formava una grande ansa scorrendo più a est
dell’attuale chiesa di Tessara. Il toponimo Tessara deriverebbe da “taxus”
(anticamente si chiamava Taxare) e starebbe ad indicare una località boscosa
dove si trovavano con abbondanza piante di tasso. Non è possibile conoscere,
causa la scarsezza e l’aridità dei documenti dell’epoca, la data esatta
d’inizio della costruzione della Chiesa di Tessara, avente per titolare
Sant’Egidio, e pare, anticamente, sorta su un monastero benedettino, del sec.
XIII, distrutto dal tiranno Ezzelino da Romano.
Nel
1506, su intervento del Cardinale veneziano Pietro Bembo, papa Giulio II diede la
chiesa in patronato alle monache Benedettine di Santa Croce della Giudecca a
Venezia, che così acquisirono il diritto di eleggere il Rettore. Nella seconda
metà del 1500 la chiesa di Sant’Egidio fu abbandonata, forse per incuria o forse
perché con poca rendita. La chiesetta, resa ormai addirittura inagibile,
necessitava di urgenti e radicali restauri. Così nella sua visita pastorale del
15 marzo 1602 il vescovo di Padova, Marco Cornaro, ordinò perentoriamente per
quel Santuario, ormai in sfacelo, diversi lavori, fra cui una nicchia nel lato nord,
da coprirsi con un velo di seta, per collocarvi la statua della Madonna che era
sull’altare e dispose che al suo posto fosse collocata l’immagine di Sant’Egidio,
il vero originario protettore della chiesa. Malgrado queste severe disposizioni
i lavori non furono eseguiti celermente, tanto che nella sua visita del 1614 il
vescovo Cornaro, constatato che poco era stato fatto e anzi il tetto sopra
l’altare era rotto e aperto, ordinò immediatamente l’interdizione della chiesa finché
questa non fosse stata rimessa in ordine. I lavori furono allora ripresi e
portati a termine con esclusione però dello spostamento della statua della
Madonna: ciò per evitare la protesta dei fedeli. Evidentemente il culto della
Madonna di Tessara fu inizialmente dovuto alla spontaneità popolare, ma tardò
ad essere riconosciuto dalle autorità religiose. Ed è grazie a questo culto
mariano che la chiesa di Tessara ritrovò nel secolo XVII un nuovo impulso di
fede e di partecipazione da parte di numerosi devoti, tanto che si ritenne
conveniente e doveroso procedere ad ulteriori lavori di manutenzione e di
abbellimento di quel luogo sacro. Lo stesso Santo vescovo di Padova, Gregorio
Barbarigo, il 12 ottobre 1669 raccomandava al Parroco di S. Maria di Non una
maggiore cura della chiesa di Sant’Egidio e, nell’affidargli la piena custodia
di questo Santuario, gli ordinava l’acquisto della pietra sacra e la messa in
opera delle finestre con vetri.
Circa
un secolo più avanti, dopo la costruzione del campanile, il rettore Pietro
Alberti ordinava, precisamente nel 1784, tre campane. Delle campane originarie
ne esiste ora una soltanto, che porta la seguente scritta “Virgo advocata
nostra defende a malis omnibus” “O Vergine, avvocata nostra, difendici da ogni
male”.
Sancta Maria, Auxilium Christianorum,
ora pro nobis
Preghiamo per la Chiesa
Preghiamo per la Comunità Pastorale “Epifania
del Signore”
lunedì 25 maggio 2020
"La nostra Fede è questa"
Dai
giornali:
Padre Evangelos Yfantidis,
reverendissimo vicario generale archimandrita del trono ecumenico di Venezia,
uno dei vertici degli Ortodossi in Italia, sprezzanto del pericolo. «Per voi è
rischioso, secondo noi no. La nostra Fede è questa e continueremo a usare il
cucchiaino...»
Torna la Messa alla presenza dei
fedeli alla parrocchia Sant'Arialdo di Baranzate …. e lo scambio dello sguardo
di pace.
Fanno
ridere (e non solo) le due prese di posizione.
Quella
ortodossa che riduce la Fede ad una pratica: La nostra Fede è questa e continueremo a usare il cucchiaino.
Può
la fede ridursi alluso di un cucchiaino, e affermarla come con questa
veemenza?
Poi
c’è la posizione cattolica, che ignora la possibilità liturgica: lo scambio
della pace è sempre stato opzionale. Per cui perché ridurlo allo sguardo di pace? Che serve? Non è più
importante educare la nostra gente alla vera liturgia e a vivere la pace nella
concretezza del quotidiano che ridursi a queste pantomime? Poi ci chiediamo perché
sorgono come funghi i tradizionalisti e i nostalgici della messa latina!
Mah!
VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Antrodoco
Oggi
in viaggio tra i monti Sibillini, e pian piano passando per Cascia si arriva
nel reatino, fino ad Antrodoco (RI).
Il
Santuario della Madonna delle Grotte
sorge lungo le Gole di Antrodoco. La chiesa fu costruita tra il 1603 e il 1604
nel luogo dove una pastorella di nome Berardina Boccacci, nel 1601, aveva
scoperto nei pressi di una piccola grotta, un’immagine sacra che rappresentava
la Vergine con Gesù Bambino in braccio. L'allora vescovo di Rieti, Cesare
Segni, fece erigere un altare e vi celebrò la prima messa il 29 settembre del
1602. Visto il grande afflusso di fedeli, il popolo antrodocano raccolse la
somma necessaria per avviare la fabbrica che fu iniziata il 24 aprile del 1603
e completata dopo appena un anno su progetto dell’architetto toscano Ruggeri
Fausto da Montepulciano. La facciata è in pietra; il portale è in stile
barocco, sormontato dallo stemma del Vescovo Gaspare Pasquali che portò a
termine i lavori di costruzione (1604 – 1612). L’interno si presenta ad una sola
navata con copertura a capriate lignee. Nella cripta sono sepolti i resti dei
soldati francesi morti a seguito dei moti contadini del 1799 nel Regno
Borbonico.
La
statua della Madonna delle Grotte è
un’opera dello scultore romano A. Fogli, su ordinazione della madre del
cardinale Federico Tedeschini, nel 1901 per l'occasione del terzo centenario
del ritrovamento dell'icona. La devozione popolare di Antrodoco alla Madonna
delle Grotte si organizzò in processione, con molta probabilità nel 1712, per
la presenza in loco del beato Antonio
Baldinucci e divenne ricorrente anche nei momenti di pericolo per
terremoto, epidemie, siccità e invasioni come ricorda lo scrittore antrodocano
Amilcare Calice.
Sancta Maria, Refugium peccatorum,
ora pro nobis
Preghiamo per i malati e i medici
Preghiamo per i carcerati, la polizia
carceraria e i cappellani
domenica 24 maggio 2020
Un bellissimo santino
Oggi
ho ricevuto un bellissimo santino di P. Picot de Clorivière, lo raffigura mentre prega davanti al Santissimo Sacramento, luogo in cui spirò il 9 gennaio 1820.
Chi
è Padre Pietro Giuseppe Picot de Clorivière?
Troviamo su Wikipedia la biografia, che nella parte finale ho aggiornato.
Pierre-Joseph
Picot de Clorivière nacque a Saint-Malo in Bretagna, da una famiglia di
commercianti e armatori. Restò presto orfano; studiò dai Benedettini di Douai.
Dalla scuola uscì a sedici anni, nel 1752, per imbarcarsi in Marina. Ma poco
tempo dopo tornò a casa e si indirizzò agli studi commerciali. Nel 1754 studiava
Diritto alla Sorbona. Nel 1755 seguì gli Esercizi Spirituali: comprese di
essere chiamato al sacerdozio. Il 23 febbraio 1756, dopo che era stato a messa
nella chiesa dei gesuiti, una Signora gli disse: «Il Signore vi chiama sotto la
protezione di s. Ignazio e di s. Francesco Saverio. Ecco il noviziato dei
Gesuiti. Entrate.» Superata la resistenza della famiglia, entrò al noviziato
dei gesuiti di Parigi il 14 agosto 1756 e il 17 agosto dell'anno seguente
pronunciava i primi voti. Nel 1762 i gesuiti vennero espulsi dalla Francia;
egli studiò teologia a Liegi, dove fu ordinato sacerdotale il 2 ottobre 1763.
Trascorse qualche anno in Inghilterra, sotto il nome di Pierre Picot.
Svolse
il suo apostolato in Inghilterra e in Belgio. Divenuto prete secolare dopo la
soppressione della Compagnia, iniziò a dedicarsi alla direzione spirituale dei
religiosi (fu confessore degli Eremitani e di altri religiosi di Parigi) e poi,
trasferitosi in Bretagna, si diede all'insegnamento e alla predicazione di
missioni popolari.
Il
13 febbraio 1790 il governo rivoluzionario decretò la soppressione degli ordini
di voti solenni in Francia: Picot de Clorivière progettò una nuova forma di
vita consacrata che potesse rispondere meglio alle esigenze dei tempi, dei
sodalizi i cui membri non indossassero abiti o altri segni distintivi e non
conducessero vita comune. Fondò, quindi, a Parigi l'associazione dei Preti del
Sacro Cuore di Gesù e la Società delle Figlie del Cuore di Maria, che
anticiparono i moderni istituti secolari.
Nel
1779 divenne parroco a Paramé, dove promosse le Confraternite e l'adorazione
del Santissimo Sacramento; si occupò di opere caritative, aprì scuole per
ragazzi, fondò un "Bureau de charité" diretto da Thèrése de
Bassablons, futura Figlia del Cuore di Maria e martire. Nel 1786 dirigeva il
seminario di Dinan; nel 1787 a Dinan incontrò Maria Adelaide Champion de Cicé.
Il 25 marzo 1790 in un quaresimale difese l'eccellenza dello stato religioso,
sostenendo che esso deve essere libero da ingerenze statali. Il giorno seguente
fu arrestato, ma, riconosciuto innocente, fu presto liberato. Dopo la
promulgazione della costituzione civile del clero, si dimise dal seminario di
Dinan e riprese il suo progetto di partire per il Maryland. Ma il 19 luglio
1790 ebbe l'ispirazione “come in un batter d'occhio” del progetto di una vita
religiosa che potesse esistere “all'insaputa dei popoli e anche loro malgrado”.
Una Società «adatta alle circostanze in cui si trovava la Chiesa e tale da
permettere di vivere nel mondo, in ogni situazione, una vita religiosa
autentica, imitando la vita della Vergine Maria
e dei primi cristiani». Si
trasferì a Parigi e invitò Adelaide a seguirlo: da Parigi veniva il male e lì
bisognava combattere. Entrambi dovevano cambiare spesso casa per sfuggire alla
polizia e, durante il Terrore, vivere in clandestinità. Il 2 febbraio 1791
Pierre-Joseph con altri otto sacerdoti e un laico si consacrano recitando a
Montmartre un atto d'offerta da lui composto, che anche Adelaide pronunzia, con
una decina di compagne disperse a Parigi e in Bretagna. In questa consacrazione
hanno origine la Società del Cuore di Gesù e la Società del Cuore di Maria.
Dopo
l'attentato contro Napoleone del 24 dicembre 1800 lasciò Parigi per predicare
missioni nei villaggi e ritiri spirituali in giro per la Francia. Nel 1804
rientrò a Parigi, ma, accusato di aver avuto contatti con l'autore
dell'attentato, il 5 maggio 1804 fu arrestato e restò in carcere per cinque
anni; il suo legame con le due Società erano le lettere che M.me de Carcado,
della Società delle Figlie del Cuore di Maria, visitatrice autorizzata dalla
polizia, consegnava per lui. Fu liberato nell'aprile del 1809. Nel 1814 il
Generale residente in Russia, p. Brzozowskji, gli affidò la ricostituzione in
Francia della Compagnia, di cui fu il superiore provinciale. Si dimise nel
gennaio del 1818.
Morì
nella cappella della casa dei gesuiti, inginocchiato alla balaustra
nell'adorazione al Sacramento.
È stata aperta la causa di canonizzazione, anche
se non risulta in archivio su HagiografhyCircle, nessuna data. Certo è il decreto sulla conformità degli scritti
alla dottrina cattolica, la cui procedura si è conclusa il 21 dicembre 1938.
VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Camerino
Lasciamo
l’Emila e ritorniamo nelle Marche.
Siamo
a Camerino, situata su un colle tra le valli del Chienti e del Potenza, chiusa
dai Monti Sibillini e dal Monte San Vicino, Camerino è una gemma da scoprire.
Questa
città, a 50 km da Macerata, vanta la Bandiera Arancione del Touring Club
Italiano. Il sisma avvenuto nel 2016 ha piegato le sue ali, ma oggi questo
luogo riparte dalle origini e dalla storia per rinascere più forte.
L’antico
centro del ducato dei Da Varano è conosciuto per essere un avamposto d’arte e
non solo, qui le tradizioni culinarie son ben preservate.
Di
nobile famiglia e di questa città è figlia, Santa Camilla Battista del Monastero
di Santa Chiara, purtroppo reso inagibile dal terremoto, accolto in una
struttura di legno e antismica.
A
pochi metri dal centro storico di Camerino, si può ammirare il convento di Renacavata. Nel complesso
architettonico del Convento si distinguono quattro parti che vanno dal
Cinquecento fino al Novecento completamente ristrutturati (1968-72). La Chiesa
preesistente all’arrivo dei Cappuccini conserva sull’altare maggiore la
terracotta policroma recentemente attribuita a Santi Buglioni (1494-1575),
raffigurante la Vergine col Bambino con accanto S. Francesco che indossa
l’abito dei Cappuccini.
Il
convento di Renacavata di Camerino è strettamente legato agli inizi dell’ordine
cappuccino, da qui si estese ben presto in tutta Italia e successivamente in
tutto il mondo.
All’inizio
erano in due, due frati desiderosi di condurre una vita eremitica secondo la
regola di Francesco, e Papa Clemente VII glielo concesse. Altri si unirono e a
Renacalcata improntarono il loro rifugio su una struttura immersa nel verde
delle colline marchigiane, donata loro dalla duchessa di Camerino nel 1529.
Ottenendo
la bolla “Religionis Zelus” (3 luglio
1528) di fatto davano vita ad un nuovo ordine francescano, accanto a quelli già
esistenti dei “Frati Minori” e dei “Frati Minori Conventuali”.
Tra
i primissimi nomi dell´ordine troviamo quello di “frati minori della vita
eremitica”, dove per “eremitica” si intendeva un modo di vivere la Regola del
poverello di Assisi alla luce del suo Testamento, in luoghi semplici e
ritirati, ma non inaccessibili, vivendo in grande povertà, predicando la buona
novella e assistendo i bisognosi.
Il
nome “cappuccini” nascerà pochi anni dopo l´approvazione della bolla: i bambini
di Camerino, luogo di nascita dell´ordine, così appellavano i primi frati per
la foggia del loro cappuccio tipicamente a punta, come era stato quello di
Francesco. Questo gioviale modo di chiamare i frati passò subito ad indicare
l´intera congregazione, che divenne dei “Frati Minori Cappuccini”.
In
questo convento di Renacavata a sede il noviziato dei Cappuccini, luogo per la
formazione dei giovani che si vogliano consacrare al Signore, vivendo le virtù
evangeliche, secondo l’empio di San Francesco, per essere segno in attesa del Regno di Dio.
L’immagine
che ci accompagna in questa giornata è una Vergine
dei Cappuccini, che devoti sono affidati a Lei, una Madre della Misericordia che sotto il suo manto protegge i suoi figli.
Sancta Maria, Mater boni consilii,
ora pro nobis
Preghiamo per essere sempre
illuminati dalla Spirito Santo nelle nostre scelte
Preghiamo per le vocazioni alla vita
religiosa
Preghiamo per tutti coloro che sono
in discernimento vocazionale
sabato 23 maggio 2020
VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Bettola
Oggi,
passiamo il grande fiume Po, e da Ossuccio (CO) a Bettola (PC) ci sono 188
km di tragitto.
Bettola,
un piccolo comune di 2690 abitanti. Il torrente Nure divide il paese in due
rioni, San Giovanni (sulla sponda sinistra del Nure) e San Bernardino (sulla
sponda destra), un tempo comuni autonomi collegati tra loro con un ponte nel
1878, in seguito alla loro unificazione in un unico comune.
Nella
centrale piazza Colombo, c’è il Santuario, costruito alla fine dell'ottocento e
consacrato dal Beato Giovanni Battista Scalabrini nel 1885, vescovo di Piacenza,
a celebrazione di un'apparizione mariana avvenuta nel 1496 ad una pastorella sul
Colle dei Frati.
Nella
considerazione di questo evento, che attirò attorno al luogo dell'Apparizione
interesse e devozione, Bettola fu definita da alcuni storici la "figlia
della Madonna".
«Una giovane pastorella se ne stava
pascolando il gregge su di un'altura poco lontana dall'abitato e vicino al
torrente; mentre le pecorelle se ne stavano brucando fra i cespugli, essa si
stava riposando sotto una quercia, quando tutto ad un tratto, fra i rami
dell'albero si partiva uno splendore di luce intensa. La giovane alzava lo
sguardo e vedeva, in celeste visione, una maestosa Donna, vestita di sole e con
in braccio un bambino. All'estasiata giovinetta la Madonna indirizzava un
messaggio:
"Sono la Madonna, dì ai
maggiorenti del paese che io voglio sia eretta qui una chiesa sotto il titolo
di Maria della Quercia ad onore e gloria
del mio Gesù».
L'edificio,
progettato da Guglielmo Della Cella in puro stile romanico-lombardo con la
facciata in sassi bianchi e neri, fu realizzato con la partecipazione
plebiscitaria di tutto il popolo, sia per i lavori manuali, sia per la raccolta
delle offerte necessarie all'acquisto dei materiali. Un atto notarile conferma
che l'area su cui sorge la parrocchiale di San Giovanni fu donata dalla
famiglia Bianchi nel 1870, la quale mantenne in perpetuo il diritto di una
grata comunicante con il lato sinistro del santuario.
La
chiesa venne tutta costruita con i sassi del Nure trasportati a mano dai
parrocchiani. Come raccontano le cronache del tempo, il signor Perani Giovanni,
guardiano delle carceri, suonava la sveglia alle quattro del mattino per
risuonarla alle cinque, l'orario d'inizio dei lavori gratuiti. Uomini e donne
facevano il “passamani” ammucchiando le pietre davanti all'erigenda chiesa.
Alle 11 un nuovo suono di tromba del sig. Giovanni per segnalare alle donne
l'ora di ritornarsene in casa per preparare il pranzo ai mariti affamati, che
lasciavano il lavoro alle 12 precise.
All’interno
il santuario custodisce notevoli affreschi e vetrate realizzate nel secolo
scorso dal pittore Luciano Ricchetti e sculture di Paolo Perotti (1970) e
Giorgio Groppi (1987).
Di
valore artistico anche la bella cancellata del famedio in ferro battuto,
lavorato con bravura nelle fucine Leonardi di Grazzano Visconti.
Accanto
al Santuario svetta, snello ed elegante con la sua agilità zebrata di 54 metri,
il campanile.
Sulla
guglia piramidale un austero angelo custode alza col braccio destro il faro
della fratellanza, dedicato ai caduti in guerra e del lavoro della Val Nure.
Sancta Maria, Mater Christi, ora pro
nobis
Preghiamo per i ragazzi e i giovani
Preghiamo per tutti coloro che
lavorano nella pastorizia e nell’allevamento
Preghiamo perché impariamo a
riconoscere i segni di Dio
venerdì 22 maggio 2020
VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Ossuccio
Dopo
questo vagare dalla Marche a tutta la penisola per rintracciare la presenza del
titolo mariano del Bell’Amore, ritorniamo in Lombardia.
Siamo
al Sacro Monte della Beata Vergine del
Soccorso è situato a Ossuccio,
in comune di Tremezzina, fa parte del gruppo dei nove Sacri Monti del Piemonte
e della Lombardia inseriti nel 2003 dall'UNESCO nella lista dei Patrimoni
dell'umanità.
Questo
complesso è sulla riva occidentale del lago di Como, a 25 km dalla città
omonima, nel territorio comunale di Ossuccio. Giace su un dirupo a 419 metri
sul livello del mare, di fronte all'isola Comacina. È completamente isolato da
ogni altra costruzione, circondato da campi, da piantagioni di ulivi e da
boschi.
Fin
dalla romanità è attestato questo luogo come centro cultuale dedicato a Cerere
che attirava grande afflusso di popolo soprattutto alle idi di settembre, come
riportato da Plinio il Giovane, console nell'anno 100 d. C. e amico
dell'imperatore Traiano che sul Lario possedeva due ville. Recenti scavi sotto
il santuario hanno evidenziato tracce di impianto polivolumetrico tipico dei
santuari pagani romani.
Le
quattordici cappelle, tutte costruite tra il 1635 e il 1710, a pianta centrale,
sono in stile barocco impreziosite da 230 statue in stucco e terracotta, a
grandezza naturale, realizzate da diversi artisti: Agostino Silva, Carlo
Gaffuri e Innocenzo Torriani. I costumi delle statue riproducono fedelmente
l'abbigliamento signorile e popolare degli abitanti della zona in quel tempo.
Le
cappelle rappresentano i Misteri del Rosario e conducono al santuario che
rappresenta la quindicesima tappa ed è dedicato all'Assunzione della Madre di
Dio.
La
chiesa è stata costruita su terreno impervio, su rocce di aspra e selvaggia
bellezza, dove già sorgeva un precedente edificio di culto: il suo corpo principale
fu completato nel 1537. L'abside e i due bracci della chiesa sono opere più
tarde. L'alto campanile fu completato nel 1719, dopo 25 anni di lavoro: è opera
dell'architetto ticinese Giovanni Battista Bianchi.
L'aula
è a navata unica, formata da quattro campate; vi si accede attraverso un
porticato posto sulla facciata. All'interno la navata è decorata da lesene con
capitelli a stucco, da statue e da marmi di gusto barocco.
Sulla
parete sinistra, a metà navata, è posto un marmoreo altare laterale, sopra il
quale, tra due nere colonne tortili, è messa in evidenza una icona cara alla
devozione popolare: si tratta di un affresco di autore ignoto, datato 1501,
raffigurante la Madonna col Bambino e
Sant'Eufemia.
Al
fondo della navata, il braccio sulla destra porta alla Sacrestia (costruita nel
1710); quello sulla sinistra conduce alla Cappella
della Madonna costruita nel 1878 e riccamente decorata: essa custodisce la
veneratissima statua della Beata Vergine del Soccorso.
Si
tratta di un'opera risalente verosimilmente all'inizio del XIV secolo
proveniente forse da un preesistente edificio di culto.
Sancta Maria, Virgo potens, ora pro
nobis
Preghiamo, Signore aumenta la mia
fede
Preghiamo, Signore, credo, solo tu
hai parole di vita eterna
Preghiamo per coloro che sono
sfiduciati
giovedì 21 maggio 2020
VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Mercatello sul Metauro
Oggi
lasciamo la Lombardia e ci rechiamo nelle Marche, in quel lembo di terra
marchigiano che ci conduce verso l’Umbria, qui sorge la cittadina di Mercatello
sul Metauro (PU).
Una
città che vanta di aver dato i natali a due sante: Veronica Giuliani, clarissa
cappuccina, “ricca di carismi spirituali,
corrispose nel corpo e nell’anima alla passione di Cristo”; e Margherita da
Metola, terziaria domenicana, “che, sebbene
cieca e storpia fin dalla nascita e abbandonata dai suoi genitori, confidò
sempre in cuore suo nel nome di Gesù".
Qui
è anche morta la Serva di Dio Maria Francesca Ticchi, tra le clarisse
cappuccine di S. Veronica.
La
Chiesa di Santa Maria del Metauro è
un edifico di piccole dimensioni, composto da un'unica navata rettangolare. Fu
eretto nel sec. XV per custodire una piccola cappella decorata da un'immagine
della Madonna col Bambino del Trecento,
molto venerata perché' ritenuta miracolosa. L'edificio venne consacrato nel
1641 da Onorato degli Honorati, vescovo di Urbania. A tale periodo risale un
generale riassetto della chiesa e degli altari. Ulteriori modifiche e
abbellimenti vennero realizzati pochi anni dopo (1647), quando vi si inserì la
Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri.
La
chiesa, come testimoniato dalla piccola lapide posta sopra il portale
d'ingresso in arenaria, è stata restaurata nel 1880 dietro l'intervento del
canonico Pasquale Sebastiani. Sulla destra, addossato all'edificio, vi è ciò
che resta dell'antico convento. Questa struttura è attualmente occupata dalla
sacrestia e sormontata dal seicentesco campanile a vela a due celle. L'altar
maggiore è occupato da un "ornato
ligneo intagliato", probabile opera di Giampietro Zuccari del 1641,
dipinto e dorato da Tommaso Vannucci da Fossombrone nel 1660. Questo racchiude
l'affresco raffigurante la Madonna col Bambino.
L'altare
di destra custodisce la statua riccamente vestita della Madonna del Bell’Amore, che reca sul capo una preziosa corona
d'argento.
In
Siracide 24,24 leggiamo: «Io sono la
madre del bell'amore e del timore, della conoscenza e della santa speranza»,
dal secolo X questo versetto ha ispirato un meraviglioso titolo mariano, che
richiama all’amore primo, quello per Gesù.
Il
titolo mariano è presente in altre località italiane.
1)
l'immagine miracolosa della Madonna del Bell'Amore, si venera nella Chiesa delle suore Minime Scalze di S.
Francesco di Paola in Roma, tela che il Venerabile Padre Bernardo Maria
Clausi, dei Minimi, regalò nel 1839 alla comunità, quando risiedeva a Roma.
2)
il Santuario e l’immagine della Madonna
del Piastraio o del Bell’amore a Stazzema, in Versiglia.
3)
nella borgata di Santa Maria di Gesù a Palermo,
nell’incrocio tra le vie Belmonte Chiavelli e Falsomiele, sorge la Chiesa di Maria del Bell’Amore;
4)
il santuario e l’immagine di Nostra Signora del Bell'amore che si venera a S. Fruttuoso – Genova
5)
l’immagine della Madonna del Bell’Amore di S. Leonardo di Porto Maurizio, che
portava con sé nelle missioni al popolo, opera di Sebastiano Conca del XVI
secolo, ora custodita nella Chiesa di S.
Bonaventura al Palatino in Roma.
Sancta
Maria, Mater purissima, ora pro nobis
PREGHIERA
ALLA MADRE DEL BELL'AMORE
DI
SAN GIOVANNI PAOLO II
Salve
o Madre, Regina del mondo, Tu sei la Madre del bell'Amore, Tu sei la Madre di
Gesù, fonte di grazia, il profumo di ogni virtù, lo specchio di ogni purezza.
Tu
sei gioia nel pianto, vittoria nella battaglia, speranza nella morte. Quale
dolce sapore il tuo nome nella nostra bocca, quale soave armonia nelle nostre
orecchie, quale ebbrezza nel nostro cuore!
Tu
sei felicità dei sofferenti, la corona dei martiri, la bellezza delle vergini.
Ti supplichiamo guidaci dopo questo esilio al possesso del tuo Figlio Gesù.
Amen
mercoledì 20 maggio 2020
VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Lissone
Lasciamo
Saronno, e sulla SP527, raggiungiamo Monza e da qui Lissone (MB).
Dal
cimitero cittadino si percorre – a piedi – la strada che conduce alla
Prepositurale, la Gèsa Grànda, e si
arriva alla piccola chiesa del Borgo.
Santuario della Madonna del Borgo sorge in uno dei rioni centrali più antichi di
Lissone, chiamato il Borgo, ed è una piccola chiesa dedicata alla Vergine
Assunta, nata da un'immagine della Madonna dipinta da secoli su un muro,
conforto per i pellegrini e i contadini di passaggio. La sua costruzione risale
al XVI secolo e quando l'edificio venne visitato da San Carlo Borromeo nel
corso di una visita pastorale nel 1576, fu per sua indicazione restaurato ed
abbellito, sopra l'altare venne posta la statua della Vergine, probabile dono
dello scultore Bernardino Arosio: singolare in quanto appartiene allo stile
delle Madonne vestite.
Nei
primi del Seicento il cardinal Federico Borromeo la visitò nuovamente e
trovandola tanto ben messa e accompagnata da una fede e devozione viva, scrisse:
"... affinché il popolo si infiammi
ancora maggiormente nella venerazione della Beata Vergine e aumenti il concorso
dei fedeli a questo Oratorio, raccomandiamo che tutti i fedeli di questo luogo
ogni giorno dedicato alla Beata Vergine e inoltre ogni sabato, si raccolgano
verso sera in questo Oratorio per farvi la solita devozione, e ivi cantino le
litanie e l'antifona della Beata Vergine per poterla sempre avere loro avvocata
e patrona ...".
Il
Santuario è una delle tappe del Cammino di Sant'Agostino.
Sancta Maria, Regina in caelum
assumpta, ora pro nobis
Preghiamo perché cresca in noi il
desiderio del Cielo
Preghiamo per l’Italia
Preghiamo per il nostro Arcivescovo
Mario
Beata Colomba da Rieti, prega per noi
Rieti, 2 febbraio 1467, Perugia, 20
maggio 1501, Angiolella Guadagnoli fu da subito chiamata Colomba, perché al
fonte battesimale le si avvicinò proprio una colomba e ciò fu interpretato come
segno di predilezione divina. Fin dall'infanzia, viste le severe penitenze che
si infliggeva e la vita di preghiera che conduceva, fu considerata una piccola
santa. Promessa in sposa a un nobile quando aveva appena 12 anni, rifiutò
risolutamente il matrimonio d'alto lignaggio e sette anni dopo, nonostante l'opposizione
della famiglia, vestì l'abito di terziaria domenicana. Si mise, poi, in cammino
verso Siena, la patria del suo modello di vita, santa Caterina. Una serie di
avversità la bloccò, però, a Perugia, dove rimase e fondò un monastero dedito
all'educazione delle fanciulle nobili, chiamato delle "Colombe". Dal
1488 al 1501, data della morte, si adoperò per sanare le discordie della città
(fu ascoltata consigliera dei potenti Baglioni, i signori di Perugia). E la
salvò dalla peste nel 1494. Il culto è stato riconosciuto da Urbano VIII nel
1627.
Il quadro, forse dal Monastero di S. Agnese in Rieti (seconda metà XVII
secolo, olio su tela 139x89 cm, Musei Civici Rieti), raffigura la Beata inginocchiata in preghiera
che chiede intercessione divina perché la peste non mieta più vittime. Il
momento rappresentato è quello dell’accoglimento della supplica simbolicamente
espresso dal cherubino che ripone la spada nel fodero, segno che la strage
cesserà.
Beata Colomba da Rieti, prega per noi
20 maggio 2020
martedì 19 maggio 2020
VIAGGIO VIRTUALE tra i santuari d’Italia: Saronno
Dall’ex
seminario di Castellamare di Stabia alla cittadina dove aveva sede uno dei
Seminari della Diocesi di Milano: Saronno.
Proprio
nella piazza del santuario sorgeva il seminario diocesano, uno delle sedi in
cui la diocesi di Milano aveva scelto per formare i futuri sacerdoti.
Il
Santuario della Beata Vergine dei
Miracoli di Saronno ha superato i cinquecento anni di vita, una vita
costellata di eventi particolari, di miracoli riconosciuti, di speciali
privilegi che i Sommi Pontefici hanno voluto concedere da Pio II nel 1462 fino
a San Giovanni Paolo II (1998) con 107 tra bolle e brevi, parificandolo, con la
concessione di indulgenze, alle sette Basiliche di Roma.
Il
Santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno è definito uno “scrigno”
pieno di tesori d’arte (Luini, Ferrari, ecc..).
La
storia del Santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno incominciò
attorno al 1460: un giovane di nome Pedretto, malato e costretto a letto da
alcuni anni, fu miracolosamente guarito dalla Madonna della Strada Varesina che
lo invitò a costruire una chiesa in suo onore. Dopo la costruzione di una
“chiesuola” che per ben tre volte rovinò, i saronnesi decisero di formare un
comitato di deputati per erigere un tempio che fosse degno della richiesta
della Madonna e l’8 maggio 1498 in occasione della giornata festiva di S.
Vittore, posero la prima pietra dando l’avvio alla costruzione del Santuario.
Una
chiesa voluta dalla Madonna: “… là mi
costruirai una chiesa e vedrai che i mezzi non mancheranno mai!”. Così
avvenne, in pochi anni i lavori volsero al termine e non si fermarono mai
nonostante le numerose invasioni dai paesi del nord d’Europa di predatori e
soldataglie con conseguenti saccheggi, onerosissime gabelle, distruzioni e
gravissime pestilenze. Il complesso fu edificato in tre tempi: la parte
rinascimentale dal 1498 al 1516 comprendente l’abside, il presbiterio,
l’antipresbiterio, la cupola col tiburio ed il campanile; nel 1556 si
procedette ad un allungamento di tre campate su tre navate con l’aggiunta della
sacristia; infine dal 1570 agli inizi del 1600 furono aggiunte altre due
campate ed eretta la facciata. Nello stesso periodo costruirono l’Hostaria
dell’Angelo” per ristorare i pellegrini (diventerà poi stazione di posta e
successivamente biblioteca e teatro civico), il portico esterno ed il campanile
delle ore.
Sancta Maria, Causa nostrae
laetitiae, ora pro nobis.
Preghiamo per i confessori e i
direttori spirituali
Preghiamo per le vocazioni al
sacerdozio e per i seminaristi
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