sabato 21 marzo 2020

Oggi è S. Benedetto!








Prologo
1.     Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno, 
2.     in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell'obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato per l'ignavia della disobbedienza. 
3.     Io mi rivolgo personalmente a te, chiunque tu sia, che, avendo deciso di rinunciare alla volontà propria, impugni le fortissime e valorose armi dell'obbedienza per militare sotto il vero re, Cristo Signore. 
4.     Prima di tutto chiedi a Dio con costante e intensa preghiera di portare a termine quanto di buono ti proponi di compiere, 
5.     affinché, dopo averci misericordiosamente accolto tra i suoi figli, egli non debba un giorno adirarsi per la nostra indegna condotta. 
6.     Bisogna dunque servirsi delle grazie che ci concede per obbedirgli a ogni istante con tanta fedeltà da evitare, non solo che egli giunga a diseredare i suoi figli come un padre sdegnato, 
7.     ma anche che, come un sovrano tremendo, irritato dalle nostre colpe, ci condanni alla pena eterna quali servi infedeli che non lo hanno voluto seguire nella gloria. 
8.     Alziamoci, dunque, una buona volta, dietro l'incitamento della Scrittura che esclama: "È ora di scuotersi dal sonno!" 
9.     e aprendo gli occhi a quella luce divina ascoltiamo con trepidazione ciò che ci ripete ogni giorno la voce ammonitrice di Dio: 
10. " Se oggi udrete la sua voce, non indurite il vostro cuore!" 
11. e ancora: " Chi ha orecchie per intendere, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese!". 
12. E che dice? " Venite, figli, ascoltatemi, vi insegnerò il timore di Dio. 
13. Correte, finché avete la luce della vita, perché non vi colgano le tenebre della morte". 
14. Quando poi il Signore cerca il suo operaio tra la folla, insiste dicendo: 
15. "Chi è l'uomo che vuole la vita e arde dal desiderio di vedere giorni felici?". 
16. Se a queste parole tu risponderai: "Io!", Dio replicherà: 
17. "Se vuoi avere la vita, quella vera ed eterna, guarda la tua lingua dal male e le tue labbra dalla menzogna. Allontanati dall'iniquità, opera il bene, cerca la pace e seguila". 
18. Se agirete così rivolgerò i miei occhi verso di voi e le mie orecchie ascolteranno le vostre preghiere, anzi, prima ancora che mi invochiate vi dirò: "Ecco sono qui!". 
19. Fratelli carissimi, che può esserci di più dolce per noi di questa voce del Signore che ci chiama? 
20. Guardate come nella sua misericordiosa bontà ci indica la via della vita! 
21. Armati dunque di fede e di opere buone, sotto la guida del Vangelo, incamminiamoci per le sue vie in modo da meritare la visione di lui, che ci ha chiamati nel suo regno. 
22. Se, però, vogliamo trovare dimora sotto la sua tenda, ossia nel suo regno, ricordiamoci che è impossibile arrivarci senza correre verso la meta, operando il bene. 
23. Ma interroghiamo il Signore, dicendogli con le parole del profeta: "Signore, chi abiterà nella tua tenda e chi dimorerà sul tuo monte santo?". 
24. E dopo questa domanda, fratelli, ascoltiamo la risposta con cui il Signore ci indica la via che porta a quella tenda: 
25. "Chi cammina senza macchia e opera la giustizia; 
26. chi pronuncia la verità in cuor suo e non ha tramato inganni con la sua lingua; 
27. chi non ha recato danni al prossimo, né ha accolto l'ingiuria lanciata contro di lui"; 
28. chi ha sgominato il diavolo, che malignamente cercava di sedurlo con le sue suggestioni, respingendolo dall'intimo del proprio cuore e ha impugnato coraggiosamente le sue insinuazioni per spezzarle su Cristo al loro primo sorgere; 
29. gli uomini timorati di Dio, che non si insuperbiscono per la propria buona condotta e, pensando invece che quanto di bene c'è in essi non è opera loro, ma di Dio, 
30. lo esaltano proclamando col profeta: "Non a noi, Signore, non a noi, ma al tuo nome dà gloria!". 
31. Come fece l'apostolo Paolo, che non si attribuì alcun merito della sua predicazione, ma disse:" Per grazia di Dio sono quel che sono" 
32. e ancora: "chi vuole gloriarsi, si glori nel Signore". 
33. Perciò il Signore stesso dichiara nel Vangelo: "Chi ascolta da me queste parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio il quale edificò la sua casa sulla roccia. 
34. E vennero le inondazioni e soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia". 
35. Dopo aver concluso con queste parole il Signore attende che, giorno per giorno, rispondiamo con i fatti alle sue sante esortazioni. 
36. Ed è proprio per permetterci di correggere i nostri difetti che ci vengono dilazionati i giorni di questa vita 
37. secondo le parole dell'Apostolo: "Non sai che con la sua pazienza Dio vuole portarti alla conversione?" 
38. Difatti il Signore misericordioso afferma: "Non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva". 
39. Dunque, fratelli miei, avendo chiesto al Signore a chi toccherà la grazia di dimorare nella sua tenda, abbiamo appreso quali sono le condizioni per rimanervi, purché sappiamo comportarci nel modo dovuto. 
40. Perciò dobbiamo disporre i cuori e i corpi nostri a militare sotto la santa obbedienza. 
41. Per tutto quello poi, di cui la nostra natura si sente incapace, preghiamo il Signore di aiutarci con la sua grazia. 
42. E se vogliamo arrivare alla vita eterna, sfuggendo alle pene dell'inferno, 
43. finché c'è tempo e siamo in questo corpo e abbiamo la possibilità di compiere tutte queste buone azioni, 
44. dobbiamo correre e operare adesso quanto ci sarà utile per l'eternità. 
45. Bisogna dunque istituire una scuola del servizio del Signore 
46. nella quale ci auguriamo di non prescrivere nulla di duro o di gravoso; 
47. ma se, per la correzione dei difetti o per il mantenimento della carità, dovrà introdursi una certa austerità, suggerita da motivi di giustizia, 
48. non ti far prendere dallo scoraggiamento al punto di abbandonare la via della salvezza, che in principio è necessariamente stretta e ripida. 
49. Mentre invece, man mano che si avanza nella vita monastica e nella fede, si corre per la via dei precetti divini col cuore dilatato dall'indicibile sovranità dell'amore. 
50. Così, non allontanandoci mai dagli insegnamenti di Dio e perseverando fino alla morte nel monastero in una fedele adesione alla sua dottrina, partecipiamo con la nostra sofferenza ai patimenti di Cristo per meritare di essere associati al suo regno.

venerdì 20 marzo 2020

Réquiem aetérnam dona eis, Dómine!



Tre sacerdoti deceduti a Milano 
nell'arco di tre giorni a causa del Coronavirus:

- don Marco Barbetta, 82 anni, fino al 2013 cappellano del Politecnico,
- don Luigi Giussani, 70 anni, vicario della parrocchia di San Protasio in via Osoppo, Milano
- don Ezio Fioravante Bisello, 63 anni, vice cerimoniere del Duomo.

A cui si sommano:

- 13 sacerdoti nella diocesi di Bergamo
- 4 sacerdoti nella diocesi di Cremona
 - 12 sacerdoti nella diocesi di Parma, di cui 6 Saveriani
- don Alessandro Brignone, nella diocesi di Salerno-Campagna-Acerno, parroco di Caggiano, di 45 anni, morto nella notte tra 18 e 19 marzo all'ospedale di Polla.

Ad oggi, 22 marzo 2020, secondo l'odierno articolo de L'Avvenire i sacerdoti, solo diocesani, deceduti a causa del Covid-19, sono 50.

Réquiem aetérnam dona eis, Dómine,
et lux perpétua lúceat eis.
Requiéscant in pace.
+ Amen.

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio



Dal «Libro ad Autolico» 
di san Teofilo di Antiochia, vescovo
(Lib. I, 2. 7; PG 6, 1026-1027. 1035)

Beati i puri di cuore perché vedranno Dio

   Se dici: Fammi vedere il tuo Dio, io ti dirò: Fammi vedere l’uomo che è in te, e io ti mostrerò il mio Dio. Fammi vedere quindi se gli occhi della tua anima vedono e le orecchie del tuo cuore ascoltano.
   Infatti quelli che vedono con gli occhi del corpo, percepiscono ciò che si svolge in questa vita terrena e distinguono le cose differenti tra di loro: la luce e le tenebre, il bianco e il nero, il brutto e il bello, l’armonioso e il caotico, quanto è ben misurato e quanto non lo è, quanto eccede nelle sue componenti e quanto ne è mancante. La stessa cosa si può dire di quanto è di pertinenza delle orecchie e cioè i suoni acuti, i gravi e i dolci.
   Allo stesso modo si comportano anche gli orecchi del cuore e gli occhi dell’anima in ordine alla vista di Dio.
   Dio, infatti, viene visto da coloro che lo possono vedere, cioè da quelli che hanno gli occhi. Ma alcuni li hanno annebbiati e non vedono la luce del sole. Tuttavia per il fatto che i ciechi non vedono, non si può concludere che la luce del sole non brilla. Giustamente perciò essi attribuiscono la loro oscurità a se stessi e ai loro occhi.
   Tu hai gli occhi della tua anima annebbiati per i tuoi peccati e le tue cattive azioni.
   Come uno specchio risplendente, così deve essere pura l’anima dell’uomo. Quando invece lo specchio si deteriora, il viso dell’uomo non può più essere visto in esso. Allo stesso modo quando il peccato ha preso possesso dell’uomo, egli non può più vedere Dio.
   Mostra dunque te stesso. Fa’ vedere se per caso non sei operatore di cose indegne, ladro, calunniatore, iracondo, invidioso, superbo, avaro, arrogante con i tuoi genitori. Dio non si mostra a coloro che operano tali cose, se prima non si siano purificati da ogni macchia. Queste cose ti ottenebrano, come se le tue pupille avessero un diaframma che impedisse loro di fissarsi sul sole.
   Ma se vuoi, puoi essere guarito. Affidati al medico ed egli opererà gli occhi della tua anima e del tuo cuore. Chi è questo medico? È Dio, il quale per mezzo del Verbo e della sapienza guarisce e dà la vita. Dio, per mezzo del Verbo e della sapienza, ha creato tutte le cose: infatti «Dalla parola del Signore furono fatti i cieli, dal soffio della sua bocca ogni loro schiera» (Sal 32, 6). La sua sapienza è infinita. Con la sapienza Dio ha posto le fondamenta della terra, con la saggezza ha formato i cieli. Per la sua scienza si aprono gli abissi e le nubi stillano rugiada.
   Se capisci queste cose, o uomo, e se vivi in purezza, santità e giustizia, puoi vedere Dio. Ma prima di tutto vadano innanzi nel tuo cuore la fede e il timore di Dio e allora comprenderai tutto questo. Quando avrai deposto la tua mortalità e ti sarai rivestito dell’immortalità, allora vedrai Dio secondo i tuoi meriti. Egli infatti fa risuscitare insieme con l’anima anche la tua carne, rendendola immortale e allora, se ora credi in lui, divenuto immortale, vedrai l’Immortale.

giovedì 19 marzo 2020

Devozioni "fai-da-te", tra lecito e l'illecito, dei cattolici!




Insieme al GauchitoGil, la Difunta Correa è una delle devozioni "fai-da-te" più forti in Argentina. Con "fai-da-te" indico un tipo di devozione nata e sviluppata dal popolo, senza l'intervento della Chiesa Istituzionale. 
Se La caratteristica del Gauchito Gil è il colore rosso, che spadroneggia negli altarini costruiti dai suoi devoti, la particolarità della "Difunta Correa" è la presenza di bottiglie d'acqua, adesso, leggendo la sua storia, capirete il motivo...


Deolinda Correa, una donna di eccezionale bellezza, viveva nella provincia di San Juan, all'epoca dell'indipendenza dell'Argentina.
La donna, sposata, per scappare alle avances di vari pretendenti, scappa di notte con suo figlio di pochi mesi, e intraprende un viaggio per le valli aride del Cuyo. Estenuata, si lascia cadere alla penombra dei monti, e prima di morire di sete e fame, prega il Signore che le conceda il latte al suo petto, per salvare almeno suo figlio dalla disgrazia.
E così, quando passarono dei gauchos con il loro bestiame, videro una scena terribile: la madre, morta, e il figlio ancora in vita, succhiando al seno della donna.
Gli uomini le diedero una degna sepoltura, e quasi subito iniziarono i pellegrinaggi alla sua tomba.
Oggi c'è un vero e proprio santuario, al quale vengono i devoti della Defunta Correa, per chiedere aiuto o per ringraziarla della grazia ottenuta.
I fedeli/pellegrini portano ex-voto, costruiscono altarini per le strade, e le offrono bottiglie d'acqua, ricordando la sua morte per sete.

Vero o falso? Verosimile...
L'occhio indagatore di uno storico potrebbe dubitare della veridicità della vicenda, ma io non mi preoccuperei troppo, perché è molto probabile che storie di questo tipo siano, purtroppo, accadute.
Abusi di donne, morti per la sete e per il sole rovente del Cuyo (la regione in cui si trova anche Mendoza, una zona arida ed estremamente calda, quando fa caldo...) non sono fantascienza...
La Defunta Correa è stata la prima santa del popolo che ho conosciuto, leggendo un libro di devozione popolare. Quello che mi ha fatto pensare è come la gente abbia preso questa donna virtuosa ed eroica come un modello non troppo lontano dalla loro vita, fatta di difficoltà, di povertà... Una santa vicina a loro, perciò facile e sicura da invocare, perché ha vissuto anche lei le peripezie della vita.
Ma non è forse così anche per Gesù? L'incarnazione è il suo stare vicino e condividere in tutto la vita dell'umanità, fino alla morte...
Per la Defunta Correa vale il discorso fatto per il Gauchito: in un terra con una cronica scarsità di clero, la gente si arrangia e trova il suo modo per vivere la fede e sentire Dio vicino a sè.

FONTE: vedi

Questo culto può sorprendere, ma anche in Italia sono sorti culti simili, si pensi al glorioso Alberto Gonella, e recedetemene il culto per la veggente di Gallinaro, Giuseppina Norcia (quella del Bambino Gesù!), che suo genero e primo papa della presunta “chiesa” indipendente sorta in Gallinaro, intorno al presunto luogo delle apparizioni, vuole venerare come una santa.
Ma a differenza del culto per la Defunta Correa, qui è intervenuta la S. Sede e questa associazione è stata scomunicata da Papa Francesco il 29 maggio del 2016: si rammenta che i fedeli che aderiscono alla suddetta sedicente “chiesa” incorrono ex can. 1364 del Codice di diritto canonico nella scomunica latae sententiae.
Dopo il provvedimento della Santa Sede riguardante la scomunica per i fedeli del culto al “Bambinello di Gallinaro” e della “Nuova Gerusalemme”, le telecamere di Tv2000 hanno documentato cosa accade in questo paesino con poco più di 1000 persone nella valle del Comino.
Nell’inchiesta vengono mostrate immagini inedite di Samuele Morcia, il leader del nuovo gruppo chiamato anche “il condottiero”. Di lui si conosce ben poco. Le immagini lo ritraggono durante un’assemblea svoltasi in un luogo segreto. E poi – durante la puntata – le testimonianze di chi è uscito dal gruppo e dichiara di aver subito minacce e ritorsioni e ha deciso di raccontare quello che accadeva all’interno della comunità.

VIDEO: vedi

Il culto della Defunta Correa, se pur strano, è “compreso” nel marasma religioso dell’America Latina, e forse, la stessa Chiesa Cattolica è in questa linea.
Un culto che si avvicina a quello della Defunta Correa è quello per i defunti, da Milano a Napoli, con sfumatura varie, il culto dei morti è presente nella cultura della gente delle nostre comunità cristiane, con caratteristiche peculiari per gli Amabili resti, lo strano culto delle anime "Pezzentelle".

Video: vedi

Anche a Milano, presso la Chiesa di San Bernardino alla Ossa, il culto dei defunti ha riscontri popolari, certo lievi, ma i bigliettini nei teschi si trovano.
Infine il succitato Alberto Gonnella, povero giovane, dentro una e propria truffa, che anche qui è nata per iniziativa dei parenti, tra fede e magia, lo strano culto al “Glorioso Alberto”.

Video: vedi

San Gaspare,prega per noi!




Signore Gesù, 
Salvatore del mondo,
speranza che non ci deluderà mai,
abbi pietà di noi 
e liberaci da ogni male!
Ti preghiamo di vincere 
il flagello di questo virus,
che si va diffondendo, 
di guarire gli infermi,
di preservare i sani, 
di sostenere chi opera
per la salute di tutti.
Mostraci il Tuo Volto di misericordia
e salvaci nel Tuo grande amore.
Te lo chiediamo, in comunione con
San Gaspare Del Bufalo, 
Santa Maria De Mattias
ed il Venerabile Don Giovanni Merlini,
per intercessione di Maria, Madre Tua e nostra,
Regina del Preziosissimo Sangue 
ed Aiuto dei Cristiani,
che con fedeltà ci accompagna.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.
Amen.

(don Terenzio Pastori, cpps)

La preghiera bussa, il digiuno ottiene, la misericordia riceve


Giuseppe Milani, 1767, Ravenna
Santi Romualdo, Pietro Crisologo e Pier Damiani

Dai «Discorsi» di san Pietro Crisologo, vescovo
(Disc. 43; PL 52, 320 e 322)

La preghiera bussa, 
il digiuno ottiene, 
la misericordia riceve

   Tre sono le cose, tre, o fratelli, per cui sta salda la fede, perdura la devozione, resta la virtù: la preghiera, il digiuno, la misericordia. Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve la misericordia. Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola e ricevono vita l’una dall’altra.
   Il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perché non riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. Perciò chi prega, digiuni. Chi digiuna abbia misericordia. Chi nel domandare desidera di essere esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di sé il cuore di Dio non chiuda il suo a chi lo supplica.
   Chi digiuna comprenda bene cosa significhi per gli altri non aver da mangiare. Ascolti chi ha fame, se vuole che Dio gradisca il suo digiuno. Abbia compassione, chi spera compassione. Chi domanda pietà, la eserciti. Chi vuole che gli sia concesso un dono, apra la sua mano agli altri. È un cattivo richiedente colui che nega agli altri quello che domanda per sé.
   O uomo, sii tu stesso per te la regola della misericordia. Il modo con cui vuoi che si usi misericordia a te, usalo tu con gli altri. La larghezza di misericordia che vuoi per te, abbila per gli altri. Offri agli altri quella stessa pronta misericordia, che desideri per te.
   Perciò preghiera, digiuno, misericordia siano per noi un’unica forza mediatrice presso Dio, siano per noi un’unica difesa, un’unica preghiera sotto tre aspetti.
   Quanto col disprezzo abbiamo perduto, conquistiamolo con il digiuno. Immoliamo le nostre anime col digiuno perché non c’è nulla di più gradito che possiamo offrire a Dio, come dimostra il profeta quando dice: «Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, tu, o Dio, non disprezzi» (Sal 50, 19).
   O uomo, offri a Dio la tua anima ed offri l’oblazione del digiuno, perché sia pura l’ostia, santo il sacrificio, vivente la vittima, che a te rimanga e a Dio sia data. Chi non dà questo a Dio non sarà scusato, perché non può non avere se stesso da offrire. Ma perché tutto ciò sia accetto, sia accompagnato dalla misericordia. Il digiuno non germoglia se non è innaffiato dalla misericordia. Il digiuno inaridisce, se inaridisce la misericordia. Ciò che è la pioggia per la terra, è la misericordia per il digiuno. Quantunque ingentilisca il cuore, purifichi la carne, sradichi i vizi, semini le virtù, il digiunatore non coglie frutti se non farà scorrere fiumi di misericordia.
   O tu che digiuni, sappi che il tuo campo resterà digiuno se resterà digiuna la misericordia. Quello invece che tu avrai donato nella misericordia, ritornerà abbondantemente nel tuo granaio. Pertanto, o uomo, perché tu non abbia a perdere col voler tenere per te, elargisci agli altri e allora raccoglierai. Dà a te stesso, dando al povero, perché ciò che avrai lasciato in eredità ad un altro, tu non lo avrai.

mercoledì 18 marzo 2020

Preghiera in questo tempo di prova




Signore Gesù, nostro maestro e fratello,
nostro Salvatore e compagno di viaggio,
tu in ogni situazione
ci annunci e testimoni che Dio è Padre
e non ci lascia soli nelle difficoltà,
perché sempre si prende cura di noi.
Tu che sei sceso agli inferi 
per liberarci dalla morte,
guarda ora a noi, nella prova.
Tu di noi, impauriti e fragili, abbi pietà.
In te riponiamo la nostra speranza.
Ti invochiamo:
manda il tuo Spirito di amore, 
di intelligenza e di fortezza
perché uniti possiamo contribuire 
a debellare il contagio
che attenta alla vita che tu ci hai donato
e semina paura, morte, 
separazione, precarietà.
Preserva quanti ne sono rimasti ancora illesi,
guarisci quanti ne sono stati colpiti.
Dona ai vinti di contemplare il tuo volto,
consola i loro familiari e amici.
Dona discernimento ai governanti,
costanza e consolazione
a quanti si spendono per la salute di tutti,
con infaticabile passione e con amore.
Donaci un cuore aperto,
affinché possiamo accoglierci teneramente gli uni gli altri
e sentirci vicini a tutti i poveri del mondo.
Interceda Maria, tua e nostra Madre,
che accompagna i tuoi passi verso la Pasqua,
e nostri in questi giorni di tribolazione,
insieme a San Giuseppe, sposo di Maria,
e a San Paolo, nostro Patrono,
vigile custode della fede nel tempo della prova.
Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

(Riadattando la preghiera in questo tempo di prova di Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo)

“Ite ad Joseph” - NONO GIORNO



“Ite ad Joseph”
«Andate da Giuseppe; fate quello che vi dirà». (Gen 41,55)
NOVENA A S. GIUSEPPE,
SPOSO DI MARIA
Patrono universale della Chiesa
150 anniversario della proclamazione
1870 – 2020


Novena 10 – 18 marzo 2020

O San Giuseppe,
Patrono della Chiesa,
Tu che accanto al Verbo incarnato
lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e faticare;

Tu che hai provato l’ansia del domani, l’amarezza della povertà, la precarietà del lavoro;

Tu che irradi oggi l’esempio della tua figura, umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio; guarda alla immensa famiglia che ti è affidata!

Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulle vie della fedeltà evangelica, e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli e il pieno compimento delle umane speranze:
per il bene dell’umanità,
per la missione della Chiesa,
per la gloria della Trinità Santissima. Amen.
(S. Paolo VI, papa)