mercoledì 17 luglio 2013

VI giorno della novena a S. Vittore





Vittore, probabilmente appartenente ad una famiglia senatoriale, svolse il ruolo di ufficiale nell’esercito romano. Verso la fine del III secolo, in occasione della visita dell’imperatore Massimiano a Marsiglia, si trovò a dover incoraggiare i cristiani indigeni a restare saldi nella loro fede ed a resistere alla persecuzione. Questa ebbe forse inizio quando, assediata la città nel 287, i cristiani rifiutarono categoricamente di combattere, di sacrificare agli dèi e di riconoscere il dogma della divinità imperiale. Denunciato e portato dinnanzi all’imperatore, Vittore fu condannato alla tortura.

La “Passio” gli attribuisce la conversione alla religione cristiana di tre guardie, che sarebbero così state giustiziate ancor prima di lui. Decapitato poi anch’egli, i quattro cadaveri furono gettati in mare. Alcuni loro amici riuscirono però miracolosamente a ritrovarli ed a seppellirli ove sorse poi il cimitero di Marsiglia, in una cavità ricavata nella roccia.
 

A San Giovanni Cassiano, che fondò a Marsiglia un convento dedicato al santo martire, è attribuita da alcuni la stesura della “Passio”.

Recenti ricerche hanno comunque appurato una seppur minima veridicità della “Passio”.
 
E' patrono di Davoli (CZ). 

martedì 16 luglio 2013

venerdì 12 luglio 2013

Venerdì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

 

 
“siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe”. (Gen 46)
 
Un bel detto evangelico.
Peccato però che spesso nelle nostre comunità c’è chi è astuto e perfido come il serpente; invasivo e molesto come i piccioni.
Convertiamoci!
 
Questo detto si colloca prima della profezia di persecuzione e di perseveranza “fino alla fine”.
 
Il Signore prepara i suoi anche a questo.
Egli chiede di essere prudenti: cioè di non cercarsi il martirio.
Gesù Cristo ci domanda la semplicità della colomba, che consiste nel dire le cose semplicemente e agire con bontà, senza simulazione, né artificio, guardando a Dio solo; perciò ciascuno si sforzerà di compiere tutte le sue azioni in questo spirito di semplicità, ricordandosi che a Dio piace parlare ai semplici e rivelare loro i suoi segreti.
Ma Gesù Cristo, mentre ci raccomanda la semplicità della colomba, ci ordina pure di usare la prudenza del serpente, virtù che ci fa parlare e agire con discrezione.
 
“Guardatevi dagli uomini”: guardatevi, con prudenza; ma se vi portano davanti ai giudici, non preoccupatevi delle risposte: “è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi”.
 
Ecco la semplicità. I bambini è per natura sono semplici, di essi è il regno dei Cieli. Questa pagina evangelica ci introduce al tema della memoria liturgica odierna.
 
Oggi ricordiamo la nascita al Cielo dei santi martiri Nabore e Felice.
 
Chi erano? Oggi diremmo due extracomunitari, due neri, se non neri neri, almeno scuri come un nordafricano.
 
È curioso che la fede cristiana in pianura Padana sia stata sigillata dal sangue di tanti testimoni della fede di origine nordafricana.
 
Erano due soldati arrivati a Milano nel IV secolo per servire nell'esercito di Massimiano. Divennero cristiani e, a Lodi Vecchio (Laus Pompeia), furono giustiziati per non aver offerto sacrificio all’imperatore.
È il gesto di obbiezione religiosa che facevano i soldati romani di fede cristiana: offrire l’incenso all’imperatore era mancare al primo comandamento “Non avrai altro Dio all'infuori di me”.
 
I loro sacri corpi furono portati a Milano e dal 1799 furono traslati nella basilica di Sant'Ambrogio.
 
Chiediamo all’intercessione dei Martiri Nabore e Felice una grazia: otteneteci dal Signore - che vi ha resi degni della palma del martirio - di vivere la virtù della prudenza e della semplicità per essere perseveranti fino alla fine … dei nostri giorni, dei tempi, per essere membra del popolo salvato dall’Amore misericordioso di Dio. Amen.

giovedì 11 luglio 2013

SAN BENEDETTO 2013

 

 

“Figlio mio, se tu accoglierai le mie parole e custodirai in te i miei precetti tendendo il tuo orecchio alla sapienza, inclinando il tuo cuore alla prudenza … allora comprenderai il timore del Signore e troverai la conoscenza di Dio” (Pr 2)
 
 
La vita dell’uomo è una porta spalancata verso l’infinito di Dio.
 
Afferma S. Ambrogio:
“Sia aperta a colui che viene la tua porta, apri la tua anima, allarga il seno della tua mente perché il tuo spirito goda le ricchezze della semplicità, i tesori della pace, la soavità della grazia. Dilata il tuo cuore, va' incontro al sole dell'eterna luce «che illumina ogni uomo» (Gv 1, 9). Per certo quella luce vera splende a tutti. Ma se uno avrà chiuso le finestre, si priverà da se stesso della luce eterna. Allora, se tu chiudi la porta della tua mente, chiudi fuori anche Cristo”.
 
Dio lascia sempre aperta la sua porta. Egli non si stanca mai di attendere sull’uscio l’ultimo figlio. Egli sa attendere … è la carità di Dio per noi, che è paziente, tutto spera e tutto a sopportato per ogni suo figlio … perché sia tale.
 
Il Santo di oggi, Benedetto da Norcia, aveva scoperto profondamente la sua figliolanza divina, egli da vero figlio di Dio si pone come padre amorevole verso i suoi fratelli e li esorta con la sua regola monastica ad essere figli obbedienti della volontà di Dio.
 
“Ascolta, figlio mio, gli insegnamenti del maestro e apri docilmente il tuo cuore; accogli volentieri i consigli ispirati dal suo amore paterno e mettili in pratica con impegno, in modo che tu possa tornare attraverso la solerzia dell'obbedienza a Colui dal quale ti sei allontanato per l'ignavia della disobbedienza”. (Prologo della Regola)
 
San Benedetto oggi ci esorta ad essere figli, figli di Dio, ad immagine del figlio Gesù. Solo in questo percorso si può essere discepoli, e così membra del popolo di Dio: la Chiesa.
 
Invochiamo il S. Patriarca Benedetto: interceda per l’Europa perché riscopra nell’obbedienza alla Parola di Dio la sua figliolanza divina e la sua dignità. Amen.

mercoledì 10 luglio 2013

Mercoledì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

 
 
 
 
“io temo Dio!” (Gen 42)
 
Così si esprime Giuseppe verso i suoi fratelli, che sono incapaci di riconoscerlo: è questo timore di Dio che smuove la coscienza di Giuseppe.
 
Ma cos’è il Timor di Dio?
 
Per noi timore vuol dire paura, invece no. Dal punto di vista biblico e teologico timore vuole soltanto dire “rispetto”.
Un senso di dipendenza profonda: ecco cosa diventa il rispetto profondissimo, poiché sono ragionevole, dipendo da Dio e lo so.
 
Il mio rispetto diventa dinamico, vivo, personale: dipendo da Te e sono anche contento di dipendere da Te Senza il dono del timore di Dio facilmente si cade nella sicurezza, nell’arroganza oppure nella tristezza, ti trovi perso.
 
Qui comprendiamo che questo Timor di Dio preserva Giuseppe nello schiacciare i suoi fratelli, lui che è ora potente, e nella sua potenza è sicuro di se; ma il timor di Dio scava nel suo cuore.. e sfoga la sua tristezza in un pianto liberatorio!
 
Il Timore di Dio in concreto ci conserva umili dinanzi alla grandezza di Dio e alla sua volontà: Giuseppe rilegge la sua vita come certamente un dono provvidente di Dio.
 
Il popolo della “terra di Canaan” trova in lui un sostegno nella carestia. Dio dal male sa trarre il bene. Il Timore di Dio ci evita la superficialità e la disinvoltura morale.
 
Il Timore di Dio ci impedisce di farci una religione a nostra misura.
 
Il Timore di Dio ci impedisce tutto questo perché ci rende limpidi, onesti con Dio.
 
Come i Dodici, nel racconto del Vangelo, Giuseppe è scelto da Dio per essere di soccorso “alle pecore perdute della casa d’Israele”.
 
Egli pieno di timor di Dio, diventa segno della provvidenza e dell’amore Dio.
 
Il Santo Padre Francesco ci ha spesso esortati ad essere Chiesa provvidente e amorevole verso l’umanità, così da essere vero sacramento di salvezza: “Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità”.
 
La vicenda del patriarca Giuseppe, ci sproni a custodire il timor di Dio come corazza che ci preserva da ogni approssimazione religiosa – un credere a nostra misura – per essere Cristo dipendenti in pensieri, parole, opere così da non vivere una vita in continuo rimpianto per il bene non compiuto.
 
«Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male» (Rm 12,21).
 
Giuseppe poteva ripagare con il male, ma ha vinto il male con il bene. Sia questo l’annuncio del regno dei cieli che è vicino. Amen.

martedì 9 luglio 2013

lunedì 8 luglio 2013

Lunedì della XIV settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)



“una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo”

In questo sogno di Giacobbe c’è il desiderio dell’uomo di arrivare a Dio, ma il nostro Dio anticipa i tempi e prima di essere cercato, cerca, si mostra, così da ridurre i tempi: Egli sa che l’uomo è poco perseverante!

«Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo».

In questa frase possiamo rileggere la fatica di Giacobbe di scorgere la presenza di Dio. Ma il Signore è presente, anche lì dove noi non ne scorgiamo la presenza. Infine il Vangelo. Uno dei capi e la donna hanno la consapevolezza che in Gesù è presente Dio. Egli è il Dio vicino, ma non solo presente, ma in cammino con l’uomo.

Possa, Signore questo giorno, essere un giornata in cammino con te; in cui scorgere la tua presenza sorprendente; una coraggiosa giornata alla tua sequela in cui fedeli alla tua promessa sveliamo e viviamo la notizia di essere salvati per la fede.

La Vergine Santa, che invochiamo come “scala del Cielo”, “porta del Cielo” e “casa di Dio”, preghi per noi!

Sangue di Cristo, pegno di vita eterna, salvaci
Amen.

domenica 7 luglio 2013

XIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)





Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura.
(Gal 6)
Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli
(Lc 10)

Cosa conta? Cosa ci rallegra?
La vita di ogni giorno ci educa che conta avere … dove l’avere è l’autodeterminarsi, è l’autosufficienza, l’autoreferenzialità … questo “avere” per San Paolo è rappresentato in quel segno antico – la circoncisione - del popolo d’Israele. L’Apostolo dice che non conta, ma ciò che conta, ciò che dona pace è “essere nuova creatura”.
 


 
Cosa significa essere nuova creatura?
Risponde alla nostra domanda lo stesso Apostolo Paolo nella II lettera ai Corinzi:
“quando uno è unito a Cristo è una creatura nuova: le cose vecchie sono passate; tutto è diventato nuovo”. Questo dona pace … “su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia”, ci ricorda sempre l’Apostolo.

Questo ci dona pace, e ci rallegra. Perché l’essere uno in Cristo è avere la consapevolezza che noi siamo in Dio e Dio è in noi: “i vostri nomi sono scritti nei cielo”, dove il cielo non è qualcosa sopra la terra, ma è Dio stesso.

E cos’è il nome?
Afferma William Shakespeare: “Cosa c'è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo”. Il nome è la mia essenza, sono io, il mio nome scritto nel Cielo, è il mio povero io che tutt’uno con il tu di Dio.
Questa ci deve rallegrare!
Per essere in Dio e Dio in me, ci vuole un presupposto, ciò “che conta”: essere nuova creatura.
Il mio nome – ciò la mia persona, la mia essenza – deve essere uno con Colui che ha fatto nuova ogni cosa – Gesù – questo mi rende creatura nuova: nuovo uomo, nuova umanità, nuovo in dignità…

Questo percorso ci riporta al giorno in cui siamo diventati per grazia nuova creatura: è il giorno del nostro Battesimo.
Faccio memoria annuale di questo giorno?

Concludendo un pensiero di San Leone Magno:

«Riconosci, cristiano, la tua dignità e, reso partecipe della natura divina non voler tornare all'abiezione di un tempo con una condotta  indegna. Ricordati chi è il tuo Capo e di quale Corpo sei membro. Ricordati che, strappato al potere delle tenebre, sei stato trasferito nella luce del Regno di Dio. Con il sacramento del battesimo sei diventato tempio dello Spirito Santo! Non mettere in fuga un ospite così illustre con un comportamento riprovevole e non sottometterti di nuovo alla schiavitù del demonio. Ricorda che il prezzo pagato per il tuo riscatto è il sangue di Cristo» (Disc. 1 per il Natale; Liturgia delle ore vol. I, p. 397).

Ecco la nostra dignità, la nostra gioia, ciò che conta ….  “Non dimenticarlo mai; dentro di te e fuori di te poni ad obbiettivo della tua esistenza … fa di cercarlo e custodirlo con la pietà; e vedrai come si abbella tutta la scena di questo mondo, come si sublimano tutti gli affetti di questo nostro cuore, come si appianano tutte le asprezze di questo cammino nella società, come si affrettano e si assicurano tutti i successi di queste battaglie per conquistare l’avvenire”. (Beato Giuseppe Toniolo)

sabato 6 luglio 2013

“In defensum castitatis” - 2013




 
“In defensum castitatis”: con questa indicazione propria, l’Index ac Status Causarum indica quelle figure di santità che per fede hanno difeso la loro dignità di donna e la loro bellezza di creatura, fatta ad immagine di Dio, fino al martirio per custodire la verginità. Un gesto che non il bel gesti della fine, ma è la straordinaria conclusione di una vita straordinariamente ordinaria.

Nel 2013 ricorrono i cento anni del martirio di Angelina Zampieri: la martire del bellunese, chi cui è custodito la memoria ma non è stata mai aperta al causa di canonizzazione. Ma sempre in quest’anno la Santa Sede ha dato il via libera per la causa di canonizzazione della piccola brasiliana Benigna Cardoso da Silva, martire nel 1941.

Ecco la giusta occasione per aggiornare un passato lavoro di ricerca.

In primis citiamo la tanto amata Marietta (Maria Goretti), e di in seguito in ordine cronologico le altre “in defensum castitatis”.

 
Già pubblicato in

o sul presente BLOG

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Santa Maria Goretti

Nata Corinaldo (Ancona) il 16 ottobre 1890, muore a Nettuno (Roma) il 6 luglio 1902. Martirologio Romano in data 6 luglio, scrive: “Santa Maria Goretti, vergine e martire, che trascorse una difficile fanciullezza, aiutando la madre nelle faccende domestiche; assidua nella preghiera, a dodici anni, per difendere la sua castità da un aggressore, fu uccisa a colpi di pugnale vicino a Nettuno nel Lazio”.
 



 
Serva di Dio Benigna Cardoso da Silva

Nata ad Oiti, Santana do Cariri, Ceará (Brasile), il 15 ottobre 1928, muore per difendere la purezza del suo cuore nella sua cittadina natale il 24 ottobre 1941. La Diocesi di Crato ha aperto la causa di canonizzazione per il martirio “in difesum castitatis”, ottenendo il nihil obstat dalla Santa Sede il 31 gennaio 2013.


Bibliografia e fonti

* AA. VV., Enciclopedia dei Santi “Bibliotheca Sanctorum”, 12 voll., Città Nuova, 1990
* Alberti Giovanni – Maria Goretti – Arti Grafiche GADI – 2000
* Aurora B. – Santa Maria Goretti… Storia di un fiore di campo (fumetto in b\n)
* Bianchi Don Edmondo – Vita do S. Maria Goretti secondo la storia e non secondo i Padri * Passionisti – Arti Grafiche Archimio Latina - 2003
* C.E.I., Martirologio Romano, Libreria Editrice Vaticana, 2007, pp. 1142
* De Carolis Dino – Maria Goretti. Una santità nel quotidiano – Edizioni Paoline – 2000 (con ricca bibliografia)
* Marietta, Angelo delle paludi – Vita a fumetti di S. Maria Goretti (a colori) – Ed. Stella del Mare, 1999
* Grenci Damiano Marco – Archivio privato iconografico e agiografico: 1977 – 2013
* Grenci Damiano Marco – Quaderno 24, Lui guarda il cuore (santa Maria Goretti), 24 giugno 2006, 56° della canonizzazione di S. Maria Goretti – Ed. D.M.G. – pp. 48
* Grenci Damiano Marco – Quaderno 29, “Obbedire a Dio” (S. Pietro), 22 ottobre 2006 - Ed. D.M.G. – pp. 36
* Monti Vincenzo (a cura) – L’iconografia e la storia di S. Maria Goretti da Corinaldo a Nettuno, a Santa nel mondo – Ed. Regione Lazio
* Picucci Egidio – Santa Maria Goretti – Editrice Tau – 2002
* Santuario S. Maria Goretti in Corinaldo – S. Maria Goretti (conosci e colora)
* Sito web di newsaints.faithweb.com

venerdì 5 luglio 2013

Venerdì della XIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

S. Antonio M. Zaccaria




“Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara; si prese in moglie Rebecca e l’amò”.

Continua la vicenda di Abramo.
Muore in longeva età Sara; lo sposo fa un lungo lutto, poi spera per il futuro di Isacco, facendo memoria della benedizione di Dio.

Anche Isacco vive la benedizione di Dio, la possiamo scorgere nella scena in cui egli introduce Rebecca nella sua casa… “e l’amo”.

Ben dice il salmista:
“Rendete grazie al Signore, perché è buono, perché il suo amore è per sempre”.

L’amore di Dio per il suo popolo è per sempre.
Gesù – salvezza d’Israele – perpetua il suo amore per il suo popolo, e va in cerca delle “ pecore perdute della casa d'Israele”. Egli “risplendere su quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra di morte”
 


 
Ieri avevamo scoperto che Gesù guarisce con il potere del perdono.
In questa pagina di Mt 9, 9-13, la salvezza non è tanto fisica, ma di stile, Gesù da una nuova dignità a Matteo: Gesù è venuto a chiamare i peccatori e non i giusti, scegli tra suoi Apostoli un peccatore perché è certo che così avrà un gruppo di discepoli pieni di compassione: solo chi è stato peccatore può sostenere il progetto di un Dio che è venuto a salvare con il potere del perdono.

Questa vicenda di Matteo è curiosa.
Gesù parte sempre dalla debolezza per manifestare la gloria.
Direbbe San Paolo: “abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi”.

Anche la vicenda di Sant’Antonio Maria Zaccaria è curiosa: un medico che diventa prete, e poi fonda tre famiglie religiose (Chierici Regolari di San Paolo detti Barnabiti; Angeliche di San Paolo e i Coniugati (Maritati) di San Paolo … come capite lo Zaccaria si ispira al fervore apostolico dell’Apostolo Paolo).

La vita di S. Antonio M. Zaccaria … una vita senza alcun evento straordinario. Ciò che fu straordinario fu lo spirito con cui visse la sua breve esistenza (muore a 37 anni!). Era un medico e perciò fece una diagnosi dei mali del suo tempo. Si accorse che la malattia che affliggeva la Chiesa in quell'epoca era la tiepidezza. Si trattava dunque di "distruggere questa pestifera e maggior nemica di Cristo Crocifisso, la quale sí grande regna ai tempi moderni".

E come ben si può capire il XVI secolo è uguale al XXI secolo!
 


 
Dopo la diagnosi, la terapia: la tiepidezza doveva essere rimossa con il suo antidoto, il fervore. Egli volle che i suoi figli fossero "piante e colonne della rinnovamento del fervor cristiano". Scrivendo alle Angeliche, alla vigilia della missione veneta, le esortava: "O figliole care, spiegate le vostre bandiere, che presto il Crocifisso vi manderà ad annunziare la vivezza spirituale e lo spirito vivo dappertutto". Nella sua ultima lettera, rivolta a una coppia di sposi, egli ci lascia questa eredità: "Non pensate che l'amore che io vi porto, né che le doti che sono in voi possono fare che desideri che siate santi piccoli. Vorrei, e desidero, voi siete fatti, se volete, a diventare gran santi, purché vogliate crescere e restituire piú belle quelle doti e grazie al Crocifisso, dal quale le avete".

Ancora noi oggi viviamo due insegnamenti di questo sconosciuto, ma straordinario riformatore della Chiesa: le Sante Quarantore pubbliche e il suono della campanella alle 3 pomeridiane in ricordo della morte del Signore, due segni che servono per estirpare la tiepidezza e far esplodere il fervore!

Infine per ritornare al tema della guarigione con il potere del perdono, ecco cosa scrive in una sua esortazione S. Antonio Maria Zaccaria:

“Coloro che ci avversano, mentre fanno male a se stessi, perché provocano contro di sé lo sdegno di Dio, fanno però del bene a noi, perché ci accrescono la corona della gloria eterna. Dobbiamo quindi compiangerli e amarli, piuttosto che disprezzarli e odiarli. Anzi, dobbiamo pregare per loro e non lasciarvi vincere dal male, ma vincere il male con il bene e ammassare sopra il loro capo atti di pietà, come carboni ardenti (Rm 12, 20) di carità - come ci ammonisce il nostro Apostolo - in modo che essi vedano la nostra pazienza e mitezza, ritornino ad una via migliore e si accendano di amore per Dio”.
Amen.

giovedì 4 luglio 2013

Giovedì della XIII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)




 
«Costui bestemmia»

Perché questa affermazione del popolo?
Perché Gesù dice propone con le sue parole un’immagine di sé - che non raccoglie la loro - che essi si sono fatti di lui.
Infatti Gesù può si, forse, fare i miracoli, ma non può perdonare.
“Ma, … il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati”, dice il Vangelo.

Egli guarisce con il potere del perdono. La guarigione di Gesù è prefigurazione della grande guarigione salvifica del perdono dei peccati che avverrà con la morte in Croce.

Qui si colloca la scena del I lettura. In questa pagina ci colpiscono due immagini: il padre – Abramo – che offre il figlio in obbedienza alla volontà di Dio: Dio vuole tutto dal Patriarca, vuole il suo primogenito Isacco; e poi la II immagine è lo stesso sacrificio di Isacco.

Queste due scene descrivono il modo in cui avverrà la guarigione salvifica operata da Gesù: immolato sulla croce, sul monte, in obbedienza alla volontà di Dio Padre.

Ma solo una fede come quella di Abramo, così ben disposta, così piena di fiducia, una fede cieca nel progetto buono di Dio: «Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!», può comprendere un Dio così!
Signore, noi crediamo, aumenta la nostra fede!
Signore Dio, benedici questo nuovo giorno come hai benedetto da quel giorno la vita di Abramo:
«Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».
Sangue di Cristo, senza il quale non c'è perdono, salvaci
Amen.

mercoledì 3 luglio 2013

San Tommaso apostolo



“Siete concittadini dei santi e familiari di Dio”, un destino sorprendente quello che ci prospetta l’Apostolo Paolo, in questa giornata dedicata all’Apostolo Tommaso.

La cittadinanza dei santi per San Paolo, non è certo quella che intendiamo noi: cioè che i santi sono in Cielo, per l’Apostolo i santi sono i salvati, cioè i discepoli di Gesù.

Siamo salvati a causa della Passione di Cristo, e il segno dei chiodi e la ferita al fianco sono la certezza della salvezza, segni della cittadinanza.

A prezzo del Sangue siamo stati comprati e nel suo Sangue siamo stati salvati.
La sua Morte fu per noi Vita, la sua Vittoria fu per noi famigliarità… siamo familiari di Dio, perché siamo un nuovo popolo, una nuova famiglia umana nata dal suo fianco.

È questa famigliarità che ci raduna, è la memoria di quello sguardo che ha visto il Signore – raccontata di generazione in generazione - che ci consola: Egli è vivo.

Certo Tommaso non crede inizialmente, così pare, ma forse egli era in giro per Gerusalemme vagando senza meta con una grande tristezza in fondo al cuore a causa degli avvenimenti che aveva vissuto.
Tommaso era in ricerca del Maestro, della sua tenerezza, della sua parola .. perché no del suo profumo. Ma Egli non era più presente.
Entrando nel Cenacolo, ed ascoltando dell’incontro avvenuto, egli è sorpreso, si forse incredulo, non può credere ai suoi orecchi: ed ecco anche lui vive l’incontro. Gesù mostra i segni della sua tenerezza, di quella vicinanza perduta che Tommaso stava cercando: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco …”, a quest’incontro l’Apostolo scioglie il suo cuore, lo schiude alla più alta proclamazione di fede: «Mio Signore e mio Dio!».
 



Signore anche noi siamo dei salvati, tuo popolo, “edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù”: per intercessione del’Apostolo Tommaso, donaci un nuovo slancio di fede, così che nelle tue mani possiamo essere costruzione bene ordinata, “tempio santo nel Signore … abitazione di Dio”, segno vivente del “segno dei chiodi”.
Amen.