martedì 13 novembre 2012

Santa Gigliola !?!




 

Sant' Egidio Abate

1 settembre
sec. VI-VII
Etimologia: Egidio = figlio di Egeo, nato sull'Egeo, dal greco
L'epoca in cui visse l'abate Egidio (in francese Gilles) non si conosce con precisione. Alcuni storici lo identificano con l'Egidio inviato a Roma da S. Cesario di Arles all'inizio del secolo VI; altri lo collocano un secolo e mezzo più tardi, e altri ancora datano la sua morte tra il 720 e il 740. La leggenda in questo caso non ci viene in aiuto, poiché tra i vari episodi della vita del santo annovera anche quello che viene illustrato da due vetrate e da una scultura del portale della cattedrale di Chartres, in cui è raffigurato S. Egidio mentre celebra la Messa e ottiene il perdono di un peccato che l'imperatore Carlo Magno (768-814) non aveva osato confessare a nessun sacerdote. La tomba del santo, venerata in un'abbazia della regione di Nimes, risaliva probabilmente all'epoca merovingica, anche se l'iscrizione non era anteriore al secolo X, data in cui fu anche composta la Vita del santo abate, intessuta di prodigi sul tipo delle pie leggende raccontate a scopo di edificazione. Tra le narrazioni che più hanno contribuito alla popolarità del santo vi è quella della cerva inviata da Dio per recare il latte al pio eremita, che viveva da anni rintanato in un bosco, lontano dal consorzio umano. Un giorno la benefica cerva incappò in una battuta di caccia condotta dal re in persona. Il regale cacciatore inseguì la preda, ma al momento di scoccare la freccia non si accorse che l'animale spaurito era già ai piedi dell'eremita. Così il colpo destinato al mansueto quadrupede ferì, seppur di striscio, il pio anacoreta. L'incidente ebbe un seguito facilmente intuibile: il re, divenuto amico di Egidio, si fece perdonare facendogli omaggio dell'intero territorio, sul quale più tardi sorse una grande abbazia. Qui il buon eremita, in cambio della solitudine irrimediabilmente perduta, ebbe il conforto di veder prosperare un'attiva comunità di monaci, di cui Egidio fu l'abbas, cioè il padre. Numerose sono le testimonianze del suo culto in Francia, Belgio e Olanda, in cui viene invocato contro il delirio della febbre, la paura e la follia.

GIGLIOLA deriva in parte da Gilio, Gilles (ovvero Egidio) ma anche da Lilius, che significa "bella come un giglio".

Appunti ... “nell’attesa della beata speranza ... ”



San Omobono
Chiesa San Michele - Cremona

Martedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Santa Francesca Saverio Cabrini
Sant’Omobono Tucenghi di Cremona


Nella I lettura di Paolo a Tito abbiamo ascoltato:
“Gli uomini anziani siano … Anche le donne anziane abbiano … Esorta ancora i più giovani a essere …”
A ciascuno è doto un ruolo, che ben chiama il Vangelo un servizio “nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo”.

Questo servizio in attesa, è un’obbedienza: “avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato”, è l’obbedienza della fede, per il Regno.

Ciascuno ha la sua obbedienza.
Spesso nel servire, c’è la ricerca di una gratitudine immediata, però il Vangelo ci dice che questa pretesa deve essere dimenticata.
Gesù fu ringraziato quando come un servo obbediente morì in Croce?
Certo che no! Per giunta un suo compagno di sorte lo prese in giro.

Il servizio per il Regno chiede una grande libertà.
Certo, il nostro servire non finirà nel dimenticatoio, non sentiremo immediato il grazie, perché “abbiamo fatto quanto dovevamo fare”, però produrrà il suo frutto e avrà il suo grazie.

Ricordiamo la cantilena evangelica: “quando abbiamo fatto questo… quando non abbiamo fatto questo” della parabola del Regno.

Anche la santità che oggi ricordiamo, si colloca in questa scia.

Omobono Tucenghi di Cremona, fu un uomo che, senza privilegi di nascita o prestigio di funzioni, divenne quasi leggendario per levatura e bontà dello spirito; un uomo che condusse la sua vita tra il commercio, l'impegno politico e l'aiuto ai poveri.
Un cittadino molto popolare e amato. Si sposò ma non ebbe figli. Omobono e la moglie vissero sempre soli, accumulando ingenti patrimoni con il loro commercio, ma la sua nobiltà d'animo lo portava a usare il denaro guadagnato col commercio per la carità. La sua generosità divenne proverbiale, tanto che a Cremona è rimasto il detto «Non ho mica la borsa di sant'Omobono».

Omobono, fu veramente un servo inutile che visse nell’obbedienza all’amore per Dio e per il prossimo.
Morì un giorno d'autunno all'improvviso, il 13 novembre 1197, senza un lamento, senza soffrire, durante la Messa nella chiesa intitolata a sant'Egidio (oggi intitolata allo stesso S. Omobono), mentre recitava il Gloria.
Papa Innocenzo III, canonizzò Omobono il 13 gennaio 1199 con la bolla Quia pietas, nella quale lo definì pacificus vir, a meno di due anni dalla morte. Egli fu il primo laico della storia ad essere canonizzato.




Francesca Saverio Cabrini era un semplice e insignificante maestrina di paese, “della bassa”, come si dice in gergo, di S. Angelo Lodigiano.
Ultima di tredici figli, nasce prematura. A undici anni, il confessore le permette di fare un voto privato di castità, che rinnoverà anno dopo anno, fino a quando, diciannovenne, consacrerà per sempre la sua verginità a Cristo. Entra così nel cammino di servizio per il Regno fin dalla sua giovinezza. Nella sua infanzia dopo il Santo Rosario in famiglia ascoltava la lettura delle imprese missionarie: sognava così di andare missionaria in Cina.
Il 14 novembre 1880 vede nascere una nuova congregazione religiosa: l'Opera delle Suore Missionarie del Sacro Cuore.
La nuova opera fondata da Madre Cabrini trae vita dal Cuore di Gesù: ricorda al Madre che bisogno vestirsi delle virtù del Cuore di Cristo, ma soprattutto dell’obbedienza amorevole di Cristo, che si mette a servizio dell’umanità.

Dirà alle sue religiose:
«La vera missionaria non pensa mai: «Che carica mi verrà data da ricoprire? Dove sarò mandata?» e non dovrebbe mai dire: «Non posso far questo o quello; ne sono incapace». Che diventi Superiora Generale, che sia inviata ad insegnare in una classe di piccoli, o a spazzare una scala, dovrà adempiere serenamente al proprio obbligo... Tale è il vero amore, l'amore pratico, spoglio di qualsiasi interesse personale; è l'amore forte che dovreste avere tutte. Siete state immolate al Sacro Cuore di Gesù; è in tale totale abnegazione di sé che si trova l'essenza della santità».

Scrive il beato Giovanni Paolo II:
«I fondatori fanno sempre prova di un vivo senso della Chiesa, che si manifesta attraverso la loro piena partecipazione alla vita ecclesiale in tutte le sue dimensioni, e attraverso la loro pronta obbedienza ai Pastori, specialmente al Pontefice romano. È nella prospettiva dell'amore per la Santa Chiesa, colonna e sostegno della verità (1 Tim. 3, 15) che vanno capite la devozione di Francesco d'Assisi per «il Signor Papa», l'audacia filiale di Caterina da Siena nei riguardi di colui che chiama «il dolce Cristo in terra», l'obbedienza apostolica ed il sentire cum Ecclesia di Ignazio di Loyola, la gioiosa professione di fede di Teresa di Gesù: «Sono figlia della Chiesa». Si capisce anche l'ardente desiderio di Teresa di Lisieux: «Nel cuore della Chiesa, mia madre, sarò l'amore...» Queste testimonianze sono rappresentative della totale comunione ecclesiale che santi e fondatori hanno vissuto in epoche e circostanze diverse e spesso difficilissime. Sono esempi cui le persone consacrate devono riferirsi costantemente, per resistere alle spinte centrifughe e distruttrici oggigiorno particolarmente forti»

Così anche maestrina del lodigiano, dopo l’incontro con il Beato Giovanni Scalabrini, vescovo di Piacenza, e il monito di papa Leone XIII «Non in Oriente, ma in Occidente. …Vada negli Stati Uniti! Ci troverà un vasto campo di lavoro», inizia l’opera missionaria in America, dove poi si congederà da questa terra il 22 dicembre 1917. Abbandona così il suo sogno d’infanzia dia andare missionaria in Cina.

Concludo con un pensiero di Madre Cabrini, che ci riporta al tema del Vangelo di questa mattina: essere servi obbedienti, servi inutili, è un dono da chiedere al Signore nella preghiera:

«Pregate, pregate sempre, e chiedete senza posa lo spirito di preghiera,... Qual è lo spirito di preghiera? È pregare secondo lo spirito di Gesù... in Gesù e con Gesù. Lo spirito di preghiera significa pregare in armonia con il volere divino, volendo unicamente quel che Dio vuole... Ciò significa che i nostri spiriti sono fissati sulla preghiera in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo, mentre lavoriamo, camminiamo, mangiamo, parliamo, soffriamo... abitualmente e sempre».

lunedì 12 novembre 2012

Santa Diana !?!




DIANA

Deriva dal greco Dîos e significa "celeste, luminosa, divina". Diana era la dea romana della caccia e dei boschi e alcuni fanno derivare il suo nome da Delo, l'isola greca in cui nacque. A volte era infatti chiamata Delia.

La beata Diana degli Andalò, Nacque a Bologna verso il 1200. Ammiratrice dei primi Predicatori, appoggiò il beato Reginaldo di Orléans, uno dei padri predicatori mandati da san Domenico a Bologna, nella compera della località di Vigne, contigua alla chiesa di San Nicolò, la futura chiesa di san Domenico. L'atto porta la data del 14 marzo 1219. Quando nell'agosto dello stesso anno san Domenico andò a Bologna, Diana, con altre giovani dame, fece nelle sue mani il voto di vita religiosa. L'anno dopo chiese a san Domenico di poter fondare un monastero. Si decise così l'acquisto di un terreno a tale scopo alla periferia della città, ma il vescovo negò la sua autorizzazione. Il 22 luglio 1221 Diana entrò nel monastero delle Canonichesse di Ronzano, ma ne fu strappata dai parenti con la violenza; nel trambusto, la ragazza ebbe una costola rotta. San Domenico la consolò con lettere, oggi perdute. Poté tuttavia tornare a Ronzano, dove dimorò fino al giugno 1223. Dopo che il beato Giordano di Sassonia, successore di san Domenico, ebbe fondato il monastero di Sant'Agnese, Diana vi vestì l'abito dell'Ordine e ne fu eletta superiora. Morì nel 1236.

L'onomastico si può festeggiare il 10 giugno, in ricordo della beata Diana degli Andalò.

domenica 11 novembre 2012

XXXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO B)



profeta Elia e la vedova di Sarepta


Dice Gesù nel Vangelo di Marco:
“Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo”.

Superfluo. Se cerchiamo nel dizionario questo termine, troviamo questa definizione: Che eccede, che non è necessario.

È interessante la definizione, in opposizione all’osservazione di Gesù sulla vedova:
“Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”.

La vedova anonima: una sprovveduta o una donna di fede al pari di Marta, di Maria di Nazareth, della Maddalena, di Simon Pietro…

Alla luce delle altre letture appare che la vedova anonima del Vangelo è una donna di fede.
Come anche la vedova di Sèrepta di Sidone, appartiene a questi personaggi che non hanno avuto un ruolo significativo nella storia della salvezza, ma sono stati nel loro piccolo dei segni reali di come l’uomo si pone di fronte a Dio: in totale abbandono.
In loro risuona il monito del profeta Elia della I lettura: “Non temere”.

Quante volte risuona questa speranza nella Bibbia.
“«Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande».
«Io sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di scendere in Egitto, perché laggiù io farò di te una grande nazione
Il Signore disse a Giosuè: «Non temere e non abbatterti. Prendi con te tutti i guerrieri. Su, va' contro Ai. Vedi, io consegno nella tua mano il re di Ai, il suo popolo, la sua città e il suo territorio.
Non temere, vermiciattolo di Giacobbe, larva d'Israele; io vengo in tuo aiuto - oracolo del Signore -, tuo redentore è il Santo d'Israele.
«Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni.
L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio.
Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini».
«Non temere, Paolo; tu devi comparire davanti a Cesare, ed ecco, Dio ha voluto conservarti tutti i tuoi compagni di navigazione».
Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l'Ultimo,…”

Dalla libro della Genesi all’Apocalisse, il Signore ci consola, ci da speranza… non temere.
La vedova non teme, ella si fida, perché sa che la sua vita è nelle mani di Dio: “nessuno può strapparle dalla mano del Padre”, dirà Gesù, il buon pastore.

Il gesto della vedova è allora il gesto di una figlia che ripone la sua forza di colui che è Padre.
Il gesto della vedova è anche il gesto di una figlia che crede nella provvidenza di Dio, per cui donando tutto quello che “aveva per vivere”, afferma che domani Dio si prederà cura di lei.
Ecco il nostro Dio: un Padre, un Dio che come il buon pastore custodisce le sue pecore.




Ma il gesto della vedova ci richiama anche al senso del dono, del servizio, della carità.
Che non è mai qualcosa che avanza, che eccede, che non è più necessario, ma la carità è parte integrante del nostro essere, non è ciò che rimane dopo i nostri calcoli. La carità non calcola, la carità costruisce il necessario, anzi la carità vuole far si che ciascuno possa avere il necessario: ecco perché non può nascere dal superfluo. Infatti il superfluo non costruisce, ma illude.




Pensate alla carità di San Martino? Non fece nessun calcolo… diede la metà del suo mantello!

La carità infatti, quella che nasce dall’esempio di Cristo, annulla il peccato della disuguaglianza, del desiderio di possedere, che come dice l’Apostolo Giacomo, dilania le nostre membra: “Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni”.

Infine il gesto della vedova è segno di un discepolo che trova nel Signore la sua pienezza, la direzione del vivere.

Concludo con un pensiero di Sant’Agostino:
“L'amore nelle avversità sopporta, nelle prosperità si modera, nelle sofferenze è forte, nelle opere buone è ilare, nelle tentazioni è sicuro, nell'ospitalità generoso, tra i veri fratelli lieto, tra i falsi paziente. E' l'anima dei libri sacri, è virtù della profezia, è salvezza dei misteri, è forza della scienza, è frutto della fede, è ricchezza dei poveri, è vita di chi muore. L'amore è tutto”.




San Asia !?!




Sant'Asia medico,
martire ad Antiochia
19 febbraio

Dal siriaco = medico. E' ricordato nel Martirologio di Rabban Slibá (sec. XIII), nei giorni 1 e 15 tesrín qdem (ottobre), 19 sbát (febbraio) e 27 tammúz (luglio), date prese probabilmente da martirologi diversi. Nella commemorazione del 15 tesrin qdem e del 27 tammúz Asia è chiamato anche Pantaleone e Pantaleemone. In quest'ultimo giorno i Greci festeggiano s. Pantaleone medico, col quale comunemente Asia viene identificato. Questa identificazione è però negata dal Nau, il quale sostiene che la leggenda di Asia appartiene all'ambiente siriaco, mentre quella di Pantaleone all'ambiente greco, e che esse differiscono notevolmente tra loro. Tuttavia lo scrittore siro, che ha creato la figura di s. Asia, ha certo avuto presente la persona di s. Pantaleone e ne ha fatto un doppione a vantaggio della sua patria, agevolato in questo dal fatto che Asia in siriaco vuol dire medico. Il Peeters (La passion de s. Julien d'Emèse, in Anal. Boll., XLVII [1929], p. 58) dice esplicitamente: «s. Asià double de s. Pantéleemon le médecin ».
La leggenda attribuisce ad Asia molte guarigioni operate in diversi luoghi, prima di morire in Antiochia.

sabato 10 novembre 2012

Santa Aurora !?!






AURORA

O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, di te ha sete l’anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua. Così nel santuario ti ho cercato, per contemplare la tua potenza e la tua gloria. Poiché la tua grazia vale più della vita, le mie labbra diranno la tua lode. (Sal. 63)

«Chi è costei che sorge come l’aurora, bella come la luna, fulgida come il sole, terribile come schiere a vessilli spiegati?». (Ct 7)

Aurora: deriva dal vocabolo latino aurora, di origine indoeuropea, "luminosa, splendente", adottato in epoca medievale come nome proprio, con il significato affettuoso e augurale di "bella e luminosa come l'aurora".

L'onomastico si può festeggiare il 20 ottobre, in ricordo di sant'Aurora (o sant’Orora di Man), venerata insieme a san Bradan nell'Isola di Man.

L'Amore è tutto!




Amore Incarnato e Amore Crocifisso
Bologna, Pinacoteca




Sant'Agostino - L'amore è tutto (Franco Nero) 


Se tacete, tacete per amore.
Se parlate, parlate per amore.
Se correggete, correggete per amore.
Se perdonate, perdonate per amore.
Sia sempre in voi la radice dell'amore,
perché solo da questa radice
può scaturire l'amore. Amate,
e fate ciò che volete.

L'amore nelle avversità sopporta,
nelle prosperità si modera,
nelle sofferenze è forte,
nelle opere buone è ilare,
nelle tentazioni è sicuro,
nell'ospitalità generoso,
tra i veri fratelli lieto,
tra i falsi paziente.
E' l'anima dei libri sacri,
è virtù della profezia,
è salvezza dei misteri,
è forza della scienza,
è frutto della fede,
è ricchezza dei poveri,
è vita di chi muore. L'amore è tutto.

(San’Agostino)

venerdì 9 novembre 2012

San Rocco e la Beata Elisabetta Cadez





Beata Elisabetta della Trinità

Elisabetta Cadez (Camp d'Avor, Bourges, Francia, 18-6-1880 - Dijion, 9-11-1906) entrò tra le Carmelitane Scalze di Dijion nel 1901. Beatificata da Giovanni Paolo II il 24-11-1984, è una delle figure più note della spiritualità contemporanea. Col suo esempio e con la sua dottrina, da anni esercita un influsso sempre in aumento, dovuto soprattutto alla sua esperienza trinitaria e ai suoi brevi scritti (note spirituali, corrispondenza) densi di dottrina ed eco della sua comunione con le Tre Divine Persone.
Umile pura, ricca di intelligenza aperta a tutte le bellezze della grazia, della natura e dell'arte, alla scuola di s. Paolo, di s. Teresa d'Avila e di s. Giovanni della Croce, imparò la lezione dell'amore ai "Tre" - secondo l'espressione che le era cara - e insieme le leggi della corrispondenza a tale amore. Silenzio e raccoglimento, contemplazione illuminata del mistero Trinitario, docilità generosa alle minime ispirazione, fedeltà incondizionata alla volontà di Dio nella sua vocazione carmelitana... la formarono ad una vita di dedizione che in breve raggiunse alta perfezione.
Aderendo all'anima di Cristo, in Lui e con Lui si elevò alla Trinità, della quale volle essere laudem gloriae, cioè un'anima "che adora sempre e, per così dire, è tutta trasformata nella lode e nell'amore, nella passione della gloria del suo Dio". Questo orientamento spirituale, fondato sulla convinzione di fede dell'inabitazione divina, fu la grazia della sua vita.
La grazia della coscienza quasi ininterrotta dell'inabitazione della Trinità l'accompagnò negli ultimi anni della vita, fortificandola e sostenendola nel periodo di martirio che la doveva "configurare alla morte di Gesù, trasformarla in Lui crocifisso", per la gloria del Padre e per la Chiesa.
Animata da tali certezze, sorretta da un amore sempre più vivo e teologale per la Vergine Immacolata - "la grande lode di gloria della Trinità", come definiva la Madonna -, morì mormorando quasi in tono di canto: "Vado alla luce, all'amore, alla vita". Era il 9 novembre 1906. Elisabetta aveva 26 anni.


Castenedolo (BS)

Dagli Scritti della Beata Elisabetta della Trinità:
“Anche in Carmelo abbiamo molta devozione a San Rocco. Il giorno della sua festa abbiamo fatto una processione per tutto il monastero. Se poteste assistere ai nostri Uffici in un angolino! Sono così belli i gironi di festa; fanno pensare al cielo”. (Digione, 30 agosto 1901).

giovedì 8 novembre 2012

Santa Ausilia !?!





AUSILIA
Dal latino auxlium, cioè aiuto. Santa Ausilia è una martire dei primi secoli del cristianesimo venerata il 4 settembre a Précy e a Thil nella Diocesi di Digione Questa notizia dal Web è confermata dalla Bibliotheca Sanctorum. L'onomastico si festeggia il 27 novembre in ricordo della Santa Martire, oppure alla festa mariana del 24 maggio di Maria “Auxilium Christianorum”.

mercoledì 7 novembre 2012

Un rosario a sei decine...




Un rosario di sei decine: usanza pirenaica, meglio lourdiana.

La Madonna a Lourdes appare a Santa Bernardette con in mano un rosario che ha sei decine e non cinque. Da qui l'uso nei Pirenei di realizzare corone con sei decine. Ciò è confermato dal fatto che la grande statua della “Vergine Coronata” a Lourdes tiene in mano un Rosario fatto di sei decine. La sesta decina si recita in intercessione per le anime del Purgatorio.

Questo segno ci riporta all’insegnamento che poi la stessa Santa Vergine darà a Fatima: la preghiera per le anime del Purgatorio.

Nell’apparizione della Santa Vergine il 13 luglio 1917, Ella insegnerà ai tre fanciulli: «Quando recitate la corona del rosario, dite dopo ogni decina: Gesù mio, perdona le nostre colpe, preservaci dai fuoco dell´inferno, porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia»

La Chiesa insegna da sempre la preghiera per i defunti.
“Fin dai primi tempi della fede cristiana, la Chiesa terrena, riconoscendo la comunione di tutto il corpo mistico di Gesù Cristo, ha coltivato con grande pietà la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi. La nostra preghiera per i morti è quindi non solo utile ma necessaria, in quanto essa non solo li può aiutare, ma rende al contempo efficace la loro intercessione in nostro favore .. Anche la visita ai cimiteri, mentre custodisce i legami di affetto con chi ci ha amato in questa vita ci ricorda che tutti tendiamo verso un`altra vita, al di là della morte. Il pianto, dovuto al distacco terreno, non prevalga perciò sulla certezza della risurrezione, sulla speranza di giungere alla beatitudine dell`eternità, momento colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità. L`oggetto della nostra speranza infatti è il gioire alla presenza di Dio nell`eternità”. (S.S. Benedetto XVI)

Santa Astrid !?!





ASTRID
Deriva dall'antico sassone as e frid e significa "amata dagli dei". Questo nome è assai diffuso in Scandinavia, Belgio e Olanda. L'onomastico si festeggia il 27 novembre in ricordo della beata Astrid, monaca svedese. Questa notizia dal Web non è confermata dalla Martyrologium Romanum e nemmeno dalla Bibliotheca Sanctorum.

* * *

La Bibliotheca Sanctorum, invece, riporta la memoria di Santa Anstrude di Laon, o Anstrudis o Austru o Austrud (Laon, VII secolo – Laon, 17 ottobre 688), di origine francese, badessa dell'Abbazia di Saint-Jean de Laon.

Anstrude, sorella di san Baldovino di Laon, arcidiacono e martire, e figlia di san Blandino o Bazo o Basso e di santa Salaberga, che avevano fondato nel 650 il monastero di San Giovanni Battista a Laon.
Nel 665, dopo la morte della madre, già badessa, divenire badessa del monastero benedettino di San Giovanni Battista. Sant'Anstrude morì nel 688 o nel 707. Il suo culto è ab immemorabili, si celebra nel giorno della sua nascita al Cielo: 17 ottobre.


Anche Wikipedia parla di santa Anstrude di Laon, da dove forse, può essere dedotto il nome Astrid, come forma contratta: potrebbe essere una supposizione plausibile.

martedì 6 novembre 2012

Santa Lara !?!?!



San Salvador Lara Puente

LARA - Un nome della mitologia latina. Infatti Lara è una ninfa a cui Giove fa mozzare la lingua come punizione per aver rivelato a Giunone, sua moglie, di avere una relazione con Giuturna. Lara fu poi violentata da Mercurio e partorì due gemelli, gli dei Lari, protettori della famiglia. Famosissima comunque Lara del celebre romanzo di Pasternak il Dottor Zivago.

Il nome LARA è un nome adespota. Le persone con nomi adespoti (cioè il cui nome non coincida con quello di nessun santo riconosciuto dalla Chiesa) possano festeggiare l'onomastico in occasione della festa di Tutti i Santi (1 novembre). Questo perché i santi ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa sono solo una piccola parte di quelli esistenti (ma rimasti nascosti agli uomini e non a Dio) e quindi c'è la possibilità che una persona con nome adespota abbia in realtà un santo protettore in questa folla di santi che non hanno lasciato traccia di sé nei secoli

Un’altra possibilità per chi si chiama LARA è festeggiare il martire messicano: San Salvador Lara Puente.
In questa caso, la parola LARA non è il nome del Santo, ma il suo primo cognome.

Martirologio Romano, 15 agosto: “In località Chalchihuites nel territorio di Durango in Messico, santi martiri Luigi Batis Sáinz, sacerdote, Emanuele Morales, padre di famiglia, Salvatore Lara Puente e Davide Roldán Lara, uccisi in odio alla fede durante la persecuzione messicana”.