venerdì 3 settembre 2010

Rocco e i suoi fratelli (3)





PARTE SECONDA
San Sostene di Calcedonia

La vita cristiana è segnata dal dono della Spirito Santo il quale, parlando in noi, ci fa riconoscere  Dio come Padre. Lo Spirito Santo, la grazia di Dio, è concesso a tutti, è dono gratuito di Dio, è dono uguale per tutti, perché è uno e indivisibile. Ciò che crea diversità è soltanto causato dalla risposta della libertà di ciascuno. E’ qui solo che c’è differenza tra noi tutti e i Santi.
Sostene  è santo, cioè esempio per noi di vita cristiana, perché ha risposto liberamente e prontamente alla grazia di Dio. Fu l’esempio di Eufemia  che interrogò il cuore del giovane soldato. Lo Spirito Santo che dava coraggio ad Eufemia, così da renderla testimone della fede in Gesù, guidò la coscienza di Sostene che confessò la sua fede in Cristo riconoscendolo suo unico Signore e Re.

È il IV secolo che vide i natali di Sostene, in una famiglia pagana, a Calcedonia in Bitinia, terra dell’odierna Turchia. Nulla si sa della sua fanciullezza. Possiamo solo affermare che si arruolo nell’esercito romano sotto il comando di Massimiano Erculeo e riportò numerose vittorie. Visse in un periodo di aspre persecuzioni contro i cristiani: la prima sotto il regno di Decio e poi di Diocleziano. Nella sua vita sicuramente senti parlare dei cristiani, ma ne gusto la fede e la fermezza solo accostando la giovane Eufemia che doveva, per comando ricevuto, martirizzare. Sostene rimase colpito dalla fede e dalla forza che si sprigionava da una così fragile giovane. Sicuramente in cuor suo si sarà domandato da dove le veniva una tale forza, chi era quel dio per il quale si potevano sopportare così atroci tormenti. Possiamo immaginare il travaglio interiore del giovane soldato e la sua ricerca di una risposta alle tante domande che la coscienza gli poneva. Così anche lui come un novello Paolo ebbe in Eufemia la via di Damasco: ascoltò la voce di quel Dio che in Eufemia gli parlava. Non era un dio come quello dei suoi padri, un dio padrone, ma un Dio Padre, che lo amava e che nel suo immenso amore aveva dato il suo Figlio che anche per lui era morto e risorto. Ecco la forza e la speranza che animava la giovane vergine di Calcedonia!
Aveva così scoperto il vero Dio, il Creatore e Signore dell’Universo. Non trascorse molto tempo che anche lui fu scoperto cristiano e come santa Eufemia fu chiamato a testimoniare pubblicamente la sua fede.

Governava in quel tempo la Bitinia il console Prisco. Egli lo fece arrestare quale cristiano e rinchiudere in carcere. Era la prova della fedeltà a Cristo, ma fu solo l’inizio. Fu sottoposto a ripetuti interrogatori con i quali il console sperava di persuaderlo dalla fede in Gesù. Sostene fu irremovibile. Dalle parole persuasive e dalle promesse di ricchezza ed onore si passo alle torture. Venne fustigato, poi dilaniato da uncini, ma tutto questo non vinse la sua fede, anzi egli lodava Dio che lo rendeva degno di soffrire per il suo Nome. Altre prove lo attendono. Venne gettato alle belve feroci, ma per grazia divina superò anche questa prova. La sua fine però era segnata: fu preparata una catasta di legna e acceso un immenso fuoco. Sostene fu condotto per essere arso vivo. Però anche lui, come Eufemia, aveva così fermamente testimoniato la fede in Gesù che ebbe il primo frutto della sua testimonianza: un compagno nell’ultima prova, Vittore . I due dopo aver scambiato il bacio di pace furono gettati nel rogo testimoniando così fino al sangue la loro fedeltà a Cristo. Fu questa la loro vittoria: i discepoli sono conformati al Maestro. Sostene e Vittore ci insegnano il modo eroico di morire per Gesù, ognuno di noi è chiamato forse anche, per grazia divina, a questa sorte, ma sicuramente è chiamato a dar testimonianza della propria fede in Gesù nella CARITÀ: “Aspirate ai carismi più grandi! E io vi mostrerò una via migliore di tutte. Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli Angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna... La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine...” .


San Sostene (CZ)

Il culto del Martire Sostene è testimoniato nell’entroterra di Roccella Jonica (RC), in una piccola chiesa in località omonima. Le tracce più significative del suo culto sono a San Sostene (CZ) ed a Mili San Pietro (ME). Anche a Waterford (NJ, USA) si è diffuso il culto del S. Martire ad opera degli emigrati siciliani. Le sue sante reliquie sono venerate nel paese omonimo della costa ionica, ma anche a Irsina (MT) e a Piacenza nella Basilica di Santa Eufemia.



San Sostene Martire
 Saint Anthony Church,
Waterford, NJ, USA

Concludiamo questa seconda parte con alcune preghiere dedicate al Santo.




 
PREGHIERA A SAN SOSTENE (don Aristide Stillo, 1928)
O glorioso nostro protettore, S. Sostene, illustre campione della fede in Gesù Cristo, che, con eroico coraggio, professasti fino al generoso olocausto la tua giovine esistenza, volgi, come sempre, il tuo sguardo benigno e sorridente su questo popolo che, con orgoglio santo, si fregia del tuo invitto Nome!

Tu che,. Tra le file dei soldati legionari, ambiziosi, adulatori  corrotti, aventi un solo odio, l’odio contro al Religione di Gesù, portasti la parola infuocata della verità e dell’amore, sì che, all’ombra della tua gloriosa bandiera, i fratelli di armi e di fede si sentivano protetti e fortificati, fa che anche noi, all’ombra benefica della tua Santa protezione, possiamo sentirci sorretti nella fede.

In mezzo al turbinoso succedersi delle passioni umane, nell’aspra e continua lotta per mantenere intatto il patrimonio delle sante virtù cristiane, che i padri nostri ci han tramandato, noi, con occhio puro e confidente,a Te guardiamo per ricevere monito e ammaestramento, alla tua Reliquia Santa ci volgiamo come al nostro invitto Carroccio!
Fa che il fuoco del Divino Amore bruci nel cuore di tutti noi, figli del tuo amore, affinché nel Divino Amore possiamo trovare la nostra felicità, la nostra vera pace. Sì, o nostro grande Protettore, regni in noi lo spirito sincero e devoto di fede e non abbiano luogo in mezzo a noi il peccato, le traversie, i morbi del corpo dell’animo.
Tu che, dalla fornace di Calcedonia, con la palma dei forti nelle mani, sei volato, al canto di gloria e di Vittoria, tra le fiamme inestinguibili della carità di Dio, fa che anche noi, dopo le aspre battaglie della vita e la prova morale del fuoco in questo mondo, possiamo raggiungerti, al canto della gloria, nella patria celeste, dove per tutta l’eternità benediremo la bontà di Dio. Cosi sia.


CORONCINA A SAN SOSTENE MARTIRE
(E’ riportata secondo il testo cantabile nella melodia locale di S. Sostene - CZ)

Oh che grazia, oh che favore, la Patria nostra tutta quanta vuol seguire il Signore e noi Sostene lodiamo e questa Chiesa santa di cui Sostene è l’onore manifesta i suoi canti lodandolo con fervore con la lingua e con il cuore. Uniti agli Angeli cantiamo alla gloria del Signore perché tutto a te dobbiamo, per Patrono vi lodiamo, dà Iddio a noi donato, liberateci noi speriamo da ogni male che incontriamo.

Della grazia sei colmato, la promessa che ci dai è troppo grande
deh! leviamo il nostro canto.

San Sostene vide l’errore di quel popolo suo diletto, con amore e grande affetto il suo cuore ci porge in dono:
san Sostene gran Patrono.

Una Vergine martire, della fede ti infuoco, qual soldato tu chiamato a godere il divin trono:
san Sostene gran Patrono.

Per provarti quel tiranno, la tua fede a te domanda, con intrepido parlare, tu rispondi si io sono:
san Sostene gran Patrono.

Per l’amore verso Iddio le promesse degli onori, le ricchezze, i tesori tutto lasci in abbandono:
san Sostene gran Patrono.

Che spettacolo d’amore sfavillò nel tuo gran petto, tu da Dio sei protetto e ti doni senza pensar:
san Sostene gran Patrono.

In quel carcere rinchiuso, notte e giorno cristiano, disprezzando il mondo vano, incoraggi con dolce sprono:
san Sostene gran Patrono.

Quando poi l’aspri tormenti laceraron la tua vita,
la costanza troppo ardita avvilì Prisco dal trono:
san Sostene gran Patrono.

Calcedonia sull’altare dà a Iddio la grande offerta, la tua vita se la scelta tu l’offristi a Iddio in eterno dono:
san Sostene gran Patrono.
Finalmente all’alto Regno vieni caro, Dio ti disse, la sua gloria ti donò e per l’Eterno li perdonò:
san Sostene gran Patrono.

Oh Cielo, felice Regno, abbi pietà di noi meschini.
Tu a Dio porgi il nostro impegno invita pure i Serafini.
Da a noi pellegrini, miserabili che ti ammiriamo, i favori tuoi divini:
Gesù mio misericordia, peccato noi abbiamo.
La nostra anima in Cielo conduci giubilando.
Iddio ci salvi dall’Inferno per tuo merito e per sua misericordia.
La sua grazia Egli ci doni e ci faccia in eterno gioire tutti uniti con Maria.
La nostra anima fa che per i meriti della tua vita possa godere in tua compagnia l’Eterna vita.


PREGHIERA a San Sostene (in dialetto, San Sostene - CZ)
O Santu Sosti nobili e galanti,
funtana d’ogni grazia mia surgente
‘nbiato (l)u pitturi chi bi ficia protetturi ed avvocatu.
O Santu Sosti di martirii siti
chi per (l)u mundu tuttu si aduratu
e sa bandera a ‘mmanu chi teniti,
tuttu (l)u mundu teni incatinatu.
E sa palma chi allu pettu teniti
n’ angialu dellu celu vi là calata
e quandu a sansosti
vi vittaru venira
all’armi li sonaru li campani.



giovedì 2 settembre 2010

Rocco e i suoi fratelli (2)





PRIMA PARTE
San Rocco Il Pellegrino

“Ognuno - ha affermato il Papa, all’udienza generale di mercoledì 26 agosto 2010 - dovrebbe avere qualche santo che gli sia familiare, per sentirlo vicino con la preghiera e l’intercessione, ma anche per imitarlo. Siate certi che diventeranno buone guide per amare ancora di più il Signore e validi aiuti per la vostra crescita umana e cristiana”.

“Come sapete – ha continuato –, anch’io sono legato in modo speciale ad alcune figure di Santi: tra queste, oltre a san Giuseppe e san Benedetto dei quali porto il nome, e ad altri, c’è sant’Agostino, che ho avuto il grande dono di conoscere, per così dire, da vicino attraverso lo studio e la preghiera e che è diventato un buon ‘compagno di viaggio’ nella mia vita e nel mio ministero”.
Ognuno di noi hai sui “compagni di viaggio”!

Se penso alla mia vita, il Signore mi ha dato come “accompagnatore” nel cammino della vita, il santo Pellegrino di Montpellier. Lui è stato un vero viaggiatore, un giovane come altri del suo tempo (nato nel 1345/1350 e morto nel 1376/1379). Come ogni giovane sarà arrivato all’età delle domande esistenziali: “Chi sono? Da dove vengo? Dove vado? Cosa devo fare della mia esistenza? A cosa sono chiamato, per non sciupare malamente i talenti che il Signore mi ha donato e per farli fruttare in modo positivo?”. Da qui le scelte di povertà evangelica, sulla scia del francescanesimo nascente, e la decisone di farsi pellegrino e si mettersi in marcia verso Roma. Un viaggio del cuore! Nel suo cuore, ma anche nel cuore di ogni uomo che incontrerà, facendosi pellegrino di Misericordia. In lui si rende viva la parabola evangelica del Buon Samaritano.
Questo suo viaggio diventa, non un caso, oppure un gesto tipico del suo tempo (riscoperto nella nostra epoca!), ma il compimento del suo destino.

Guardare la santità, significa ricordarsi che “Gesù è venuto a comunicarci che non siamo fatti solo di terra, siamo fatti anche di Cielo”. (Mons. Francesco Lambiasi).

Della vita San Rocco De La Croix, popolare guaritore di appestati vissuto nel Milletrecento, si hanno poche notizie precise e i pochi dati concreti si mescolano a episodi leggendari e avvolti nel mistero. Nato a Montpellier, come dono di Maria Santissima alla sua famiglia, rimasto presto orfano, Rocco distribuisce tutti i suoi averi ai poveri e parte in pellegrinaggio diretto a Roma. Giunto ad Acquapendente, vicino Viterbo, si ferma ad assistere i malati di peste in un ospedale, dimostrando eccezionali capacità taumaturgiche. Si reca in varie altre città per svolgervi lo stesso servizio curativo e poi raggiunge Roma dove incontra il Papa. Sulla via del ritorno, si ammala di peste e si ritira in campagna nelle vicinanze di Piacenza. Una volta guarito, riparte ma a Voghera viene arrestato come spia e rinchiuso in prigione. Qui vi rimane sino alla morte, avvenuta cinque anni più tardi.
Le biografie più attendibili dicono che, quando la morte di lui era ormai prossima, avvisato da un angelo, chiese al carceriere di condurgli un sacerdote; il messaggero celeste continuò a confortarlo e il volto del santo diventò raggiante, mentre una grande luce illuminava la cella. Ricevuti i sacramenti, desiderò di essere lasciato solo; ma il sacerdote, stupefatto, corse ad avvisare il governatore di quanto stava accadendo, mentre il carceriere, altrettanto sbalordito, chiamò altre persone e rivelò i prodigi di cui era stato testimone. Nel frattempo, Rocco, pregò Dio di concedergli una grazia: tutti coloro che avrebbero invocato, nel nome di Cristo, la sua memoria, sarebbero stati sanati dalle malattie. Infatti, vicino al suo corpo verrà trovata una tavoletta sulla quale è scritto: “Coloro che colpiti dalla peste, ricorreranno al nome e all’intercessione di Rocco, saranno liberati dal male”. Secondo alcune fonti, poi, insieme a questa tavoletta c’era anche una breve storia della sua vita nella quale era svelato il suo nome. Comunque, quando la porta della cella venne riaperta, il santo era già morto: era il 16 agosto, cioè il giorno dopo la festa dell’Assunzione di Maria Vergine al cielo.
Tutte le antiche fonti riportano, infine, un vero e proprio colpo di scena. Infatti, mentre il governatore viene portato a conoscenza dei fatti accaduti, sua madre, molto anziana, sussulta quando sente dai testimoni questa affermazione: “Sul petto del defunto vi è incisa una croce…” Da questo particolare, ne avrebbe intuito la vera identità. Commossa, ricordando la stretta parentela, disse: “È il figlio di messere Jean di Montpellier!” Con molta probabilità era una parente della mamma di Rocco, la quale era originaria della Lombardia. Così, il governatore, pentito e amareggiato, organizza, nella città di Voghera, una sontuosa cerimonia funebre, fa seppellire il nipote con tutti gli onori in una splendida tomba e costruendovi poi attorno una chiesa. Negli archivi storici di Voghera, nell’elenco delle festività (inserito nella raccolta degli “Statuti Civili e Criminali” completati fino al 1389 e approvati da Gian Galeazzo Visconti il 25 febbraio 1391), figura anche quella di san Rocco. Questo lascia supporre che la festa fosse ormai già consolidata da qualche tempo nella tradizione della città: siamo a soli tre anni dalla morte del santo o al massimo sei. Poi, un certo monsignor Manfredi, in una sua storia cittadina, ricorda che nel 1388 i Visconti vollero fare a Voghera una solenne processione al fine di chiedere l’intervento divino a favore di Padova (da poco entrata a far parte dei loro domini) per salvarla dalla peste. Il culto di san Rocco, invece, nella città di Montpelier, sembrerebbe risalire a molti anni dopo: questo è provato da un atto d’archivio del 1440.
Per quanto riguarda la canonizzazione del santo pellegrino, è bene tenere presente una indicazione dello storico François Pitangue. Egli parla di un testo del 16 luglio 1629, nel quale il Papa Urbano VIII, citando una lunga serie di indulgenze accordate all’invocazione di san Rocco, si mette, con tutto il popolo romano, sotto la sua speciale protezione contro le epidemie… Successivamente, il 26 ottobre, avrebbe dichiarato l’autenticità delle virtù eroiche del santo taumaturgo.

A partire dalla prima metà del XV secolo il culto di San Rocco da Montpelier si diffonde in tutta Europa e sorgono in suo onore numerose confraternite, ospedali e chiese: è la speranza di protezione contro morbi ritenuti invincibile a indurre la gente a rivolgersi al Santo che seppe sconfiggere la peste. L'interesse degli artisti del XV secolo per San Rocco, è testimoniato dalle numerose opere d'arte presenti nelle città di tutta Europa. Pittori e scultori hanno raffigurato il Santo, generalmente, di aspetto giovane.



SAN ROCCO E I SUOI ATTRIBUTI ICONOGRAFICI
Nella schiera dei Santi e dei Beati, San Rocco spicca per gli attributi inconfondibili che connotano la sua vita di apostolato tra i malati: il cane, il pane, il bastone, l'Angelo, la zucca, il sanrocchino, la conchiglia, la piaga, la tavoletta e meno frequentemente la Corona del Rosario, la Croce rossa, la Corona e il Libro.





Il cane fu per il Taumaturgo il segno tangibile della Provvidenza Divina che lo soccorreva nelle condizioni di bisogno estremo. È simbolo della sua fedeltà alla chiamata divina e della fedeltà di Dio verso i suoi figli.



Il pane fu il sostegno nella famosa pausa a Piacenza, dove il Santo si isolò perché malato. Un cane gli portava l’alimento, prelevandolo dalla mensa del suo padrone Gottardo. È il simbolo dell’Eucarestia, sostegno nel cammino della vita.




Il bastone richiama le marce lunghissime del pellegrino, con cui esercitò la carità in maniera insigne ed eroica, lenendo piaghe fisiche e morali, asciugando lacrime e consolando il dolore degli uomini. È simbolo del pellegrinaggio della vita, un cammino verso l’Eterno.



L'Angelo Celeste è l'anello che congiunge l'esperienza terrena del Santo alla presenza Divina che infonde coraggio, specie nei momenti di sofferenza solitarie e di umana ingratitudine. È simbolo della presenza Divina, che accompagna i passi del quotidiano.



La zucca (e la borraccia) richiama ancora una volta il pellegrinaggio, custodiva l’acqua per lenire l’arsura nel cammino. È simbolo della sete del divino che c’è in ogni uomo.



Chiesa Parrocchiale di Dorno (PV)

Il sanrocchino è sempre un abito legato al pellegrinaggio, mantello corto di tela, che serviva a proteggere dalle intemperie. È simbolo della protezione divina e del senso della come pellegrinaggio verso l’Eterno.


La conchiglia ricorda il pellegrinaggio a Santiago. Ogni pellegrino che si recava in Galizia prelevava la conchiglia dalle spiagge, come segno dell’avvenuto pellegrinaggio. È simbolo della perseveranza: la vita di fede è per il discepolo è un cammino di fedeltà rinnovabile nelle cadute.



La piaga ricorda il morbo della peste che il Santo contrae nei pressi di Piacenza. La carità non è un donarsi con parsimonia, ma totalmente, fino al dono totale di se. È simbolo della carità cristiana.





La tavoletta fa memoria della scena agiografica in cui si racconta della grazia chiesta nel momento della morte da San Rocco: Il Signore accoglie la preghiera sincera dei suoi figli: Rocco anche in morte si mostra uomo di Carità. È simbolo della comunione dei Santi e quindi della preghiera di intercessione.


Cattedrale di Como

La Corona del Rosario, presente solo in alcune icone del Santo, ricorda la sua vita di preghiera: preghiera del Rosario che nasce proprio nel periodo storico in cui visse Rocco di Montpellier. È simbolo della preghiera cristiana semplice e quotidiana.


La “Croce rossa”, presente solo in alcune immagini del Pellegrino francese, ricorda la voglia a forma di croce che aveva sul petto fin dalla nascita. È simbolo della predilezione divina ad essere Apostolo di Carità.




La Corona, presente in modo particolare in un dipinto di Pietramelara (CE), ricorda, secondo la tradizione, l’origine nobile del Santo. È simbolo della corona di gloria che va conquistata in Cristo attraverso le opere della fede e della carità.



Il Libro, presente in modo particolare nella statua di San Sostene (CZ), ricorda la capacità del Santo di mettersi alla scuola di Cristo, il Gesù dei Vangeli. È simbolo della sequela cristiana, che attinge la sua Verità nella Sacra Scrittura.

Ci sono poi altri simboli iconografici, ma che hanno una rilevanza relativa come: malati, borsa da viaggio, e cappello parasole. Essi richiamano nel loro insieme l’apostolato pellegrinante, caritativo e consolatorio di San Rocco.

Vedi anche su cartantica.it (CLICCA QUI)



opera di Giulia Procopio


LE RELIQUIE DI SAN ROCCO E IL LORO CULTO
Rocco muore a Voghera. Il Martirologio Romano così scrive: “In Lombardia, san Rocco, che, originario di Montpellier in Francia, acquistò fama di santità con il suo pio peregrinare per l’Italia curando gli appestati”.

Un documento consolare dell’archivio cittadino, datato 27 febbraio 1469, parla di una perizia del corpo di san Rocco, nella chiesa di Sant’Enrico, richiedendo l’autorizzazione al vicario vescovile venuto espressamente in città. Ma, nel 1485, avvenne il furto delle reliquie del santo. Nel trafugamento, vennero dimenticate dal ladro o lasciate volontariamente per una sorta di scrupolo, alcune ossa di un braccio. Altra puntualizzazione è datata A.D. 1494: “Nella chiesa di San Rocco si conserva una cassa in noce, tarlata alle estremità, di centimetri 88x43, alta centimetri 34, in forma di cofano, nel cui spiovente anteriore si apre un foro rettangolare di centimetri 26x14… Nell’interno vi si trovò un cartoncino, sul quale è scritto a stampatello: “Hic iacuit corpus sancti Rochi”, e un foglio con le seguenti parole: “Questa è la cassetta che fu ritrovata nelle mura della chiesa di San Rocco quale era stata di noce foderata di fustagno con due fortissime chiavi serrata, dentro la quale vi è stato il corpo di detto san Rocco et questo per scrittura del 1497”.
Per quanto concerne il furto delle reliquie di san Rocco, esistono versioni diverse di questa poco edificante impresa, ma la più nota è quella di Giorgio Fossati, che ce l’ha tramandata nella sua biografia di san Rocco edita nel 1751. L’antefatto del furto va ricercato nella profonda devozione al santo assai sentita anche a Venezia, soprattutto per via della locale Confraternita di San Rocco. Il Ministro della Confraternita, la cosiddetta “Scuola di San Rocco”, era Tommaso Alberti mercante veneto, il quale commissionò il furto.
È il 1485, il 29 aprile, il sacro Corpo fu esposto alla pubblica venerazione. Da questa squallida vicenda derivarono comunque conseguenze di ben altro valore. Venne costruita una nuova chiesa fu già in condizione di essere aperta al culto nel 1489; il 3 marzo 1490 vi fu domiciliato il corpo di san Rocco e il l° gennaio 1508 l’edificio fu consacrato. La devozione popolare fu grandemente risvegliata da queste lodevoli iniziative e il culto del santo si rafforzò per secoli.
A Voghera, intanto, il sacrilegio fu scoperto solo il 16 maggio 1485, perché il ladro aveva provveduto a rimettere in ordine l’altare profanato e a cancellare ogni sua traccia. Si vede che non esisteva la televisione! Ma si fece nulla, ormai tutto era avvenuto. Solo nel 1494 furono casualmente ritrovate le due ossa del braccio, sfuggite al furto e ancor oggi venerate nell’attuale chiesa di San Rocco, riedificata su quella più antica di Sant’Enrico nel XVI secolo.



OMELIA
San Sostene (CZ), 16 agosto 2010

"Guardiamo i santi, ma non soffermiamoci troppo a contemplarli, piuttosto contempliamo con loro Colui la cui contemplazione ha riempito la loro vita (...) Prendendo da ciascuno quel che ci sembra più conforme alle parole e agli esempi di nostro Signore Gesù, nostro solo e vero modello".

Così scrive un autore spirituale del XIX – XX secolo.
È dal 1817, che gli occhi di generazioni contemplano questa sacra immagine del Pellegrino santo e caritatevole di Montpellier!

Sono quasi 200 anni, che Egli ci guarda e ci dice di guardare, ponendosi a lato della mensa eucaristica, Colui che fu in Lui l’origine della sua carità.

Noi infatti non possiamo imitare i santi, lo stesso San Rocco, essi sono unici doni dello Spirito; noi nei santi siamo stimolati a conformarci a Cristo, e in questo “assomigliamo” a qualche santo.
Ma ora poniamo lo sguardo su questa sacra immagine!
Nel suo BASTONE noi ricordiamo il suo cammino di carità e di fede; egli pellegrinò a Roma per attingere la Verità della sua vita nella fede della Chiesa: testimoniata  dagli Apostoli e dai Martiri.
Ma quel BASTONE è anche segno del destino della nostra vita: noi siamo in cammino verso il Cielo! La sua intercessione ci aiuti a vivere già su questa terra una vita che abbia il gusto del Cielo.
Ma il gusto del Cielo non si inventa!
Quel LIBRO che Egli porta con se, ci rammenta che la vita, sua e nostra, deve essere in continuo confronto con la Parola di Dio, la quale ci dice la misura del Cielo.
Quindi ascoltiamo la Parola di Dio, “mastichiamola” ogni giorno, facciamoci dire dalla Parola qual è la misura del Cielo: cosa è il bene e cosa è il male!
Infine quel CANE. Egli è simbolo di fedeltà: Dio è fedele con i suoi figli, e la sua fedeltà è oltre ogni misura pensabile.
Dio ama di amore eterno l’uomo, e lo spinge, lo innalza a vivere di amore eterno!
Anche Rocco di Montpellier fu innamorato dell’Amore, così visse e lo ricordiamo come strumento della Carità.
Poi il nostro piccolo cagnolino porge un pane: la fedeltà di Dio si fece “cibo”, si “fece carne” in mezzo a noi! La fedeltà di Dio è Gesù.
La nostra vita avrà il gusto del Cielo nella misura di un confronto quotidiano con la Parola di Dio e nella Grazia di una vita sacramentale che è cibo di vita eterna e perdono riconciliante. Sarà Cielo, se sarà in Gesù!

Lo Spirito Santo che guidò i passi di San Rocco, guidi i nostri in una gara verso il Cielo, affinché già da ora il Cielo sua sulla terra.
Amen!


mercoledì 1 settembre 2010

Rocco e i suoi fratelli (1)




San Rocco de la Croix
Parrocchia di S. Maria del Monte
San Sostene (CZ)


INTRODUZIONE

“Rocco e i suoi fratelli” è un film del 1960 diretto da Luchino Visconti. Il film narra la vicenda di Rocco, un ragazzo lucano che insieme ai fratelli e alla madre decide di emigrare a Milano per cambiare vita, cercare fortuna e un futuro.
Il titolo del film mi ricorda una pia e fantasiosa notizia popolare che mi raccontava mia nonna Maria Agostina: si riteneva che i Santi patroni dei paesi della costa ionica tra Satriano a Guardavalle fossero fratelli, i santi Sette fratelli.

Forse questa pia e fantasiosa notizia popolare trova le sue radici nella Passio di San Marziale, venerato a Isca (CZ), in cui si narra che il giovane Marziale fosse figlio della matrona romana Felicità, madre di sette figli martiri, i così detti Santi Sette Fratelli.
Secondo la pia e fantasiosa notizia popolare che mi raccontava mi nonna, chi sono i nostri sette fratelli?
Eccoli: Rocco di Montpellier, Sostene di Calcedonia, Vittore di Marsiglia, Teodoro di Amasea, Andrea apostolo, Marziale di Roma e Agazio di Bisanzio; i quali sono patroni di:

San Sostene (CZ) - Rocco di Montpellier
San Sostene (CZ) - Sostene di Calcedonia,
Davoli (CZ) - Vittore di Marsiglia
Satriano (CZ) - Teodoro di Amasea
Sant’Andrea Apostolo sullo Ionio (CZ) - Andrea apostolo
Isca sullo Ionio (CZ), Marziale di Roma
Guardavalle e Squillace (CZ), Agazio (Acacio) di Bisanzio.

Questo nuovo quaderno è diviso in tre parti. La prima parte è dedicata al Pellegrino di Montpellier; la seconda al Martire di Calcedonia, che noi popolo, come dice l’Arciprete Aristide Stillo, “con orgoglio santo, si fregia del tuo invitto Nome”; e l’ultima parte riassume in piccole schede la vita degli altri fantasiosi fratelli: fraterni nella stessa fede, testimoniata in diversi luoghi e secondo il dono dello Spirito Santo.

Infine torno alla citazione del film “Rocco e i suoi fratelli”. Il film drammatico nel suo percorso, si conclude con il discorso di Ciro, uno dei fratelli, che augura al fratellino Luca un futuro migliore, fondato sulla giustizia e sull’onestà. Affido all’intercessione dei Santi, trattati in questo quaderno, il futuro della gente di Calabria e come dice l’Arciprete Aristide Stillo: “In mezzo al turbinoso succedersi delle passioni umane, nell’aspra e continua lotta” possa “mantenere intatto il patrimonio delle sante virtù cristiane, che i padri nostri ci han tramandato”. Amen.



urna con le s. reliquie di San Rocco
Chiesa di San Rocco - Venezia

lunedì 16 agosto 2010

San Rocco il Pellegrino




Processione a San Sostene (CZ), anno 2008

16 AGOSTO
PREGHIERA
(da un santino antico, Archivio storico Comune di Carpi, MO)

Ave o santissimo Rocco, / nato da nobile sangue, / segnato dall' impronta della Croce /nel tuo fianco sinistro. / O Rocco, viaggiando in un paese straniero/ toccando le malattie pestilenziali, / sani miracolosamente gli ammalati, / col tocco che reca salute. / Salute, o angelico Rocco, / invocato col soffio della voce, / hai ottenuto, o mandato da Dio, / di cacciare da tutti la peste.

V. Prega per noi, Beato Padre Rocco.
R. Affinché siamo resi degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo
Onnipotente e misericordioso Dio, che per i meriti e le preghiere del Beatissimo Rocco tuo confessore hai tenuto lontano, per favorir(ci), più di una peste universale degli Uomini: garantisci ai tuoi supplici affinché quelli che per allontanare una simile peste ricorrono alla tua fiducia, con la preghiera dello stesso glorioso Confessore, siano liberati da questa stessa malattia, e da ogni perturbazione. Per nostro Signore


Per approfondire sul vita del Santo pellegrino vedi nel blog (CLICCA QUI)

domenica 15 agosto 2010

NOVE PREGHIERE PER NOVE GIORNI (9)

A SAN ROCCO IL PELLEGRINO


San Sostene (CZ)

15 agosto
PREGHIERA A SAN ROCCO (Ceprano, FR)
O San Rocco, amabile Comprotettore che da oltre sei secoli diffondi la luce della tua santità, e che da tempo immemorabile proteggi la città di Ceprano, accetta il doveroso ringraziamento di noi tuoi devoti, ed esaudisci le nostre invocazioni:
O San Rocco, che durante il tuo terreno pellegrinare amasti sommamente Dio e il prossimo, specialmente gli afflitti e gli infermi, e che ora sei glorioso in cielo e taumaturgo sulla terra, continua ad intercedere per noi presso il trono di Dio.

Ottienici che la devozione verso di te, o San Rocco, non si limiti al culto esteriore ed alla richiesta di grazie nelle tristi circostanze della vita, ma consista soprattutto nell'imitare la tua carità, nell'amare cioè il prossimo e nell'evitare il peccato, vera peste delle anime.

O san Rocco, che il tuo nome risuoni sempre in benedizione e lode sulle labbra di tutti; esso ravvivi in noi la dolce speranza di raggiungerti un giorno nella Patria beata. Amen.

sabato 14 agosto 2010

NOVE PREGHIERE PER NOVE GIORNI (8)

A SAN ROCCO IL PELLEGRINO
 
 
 
 



14 agosto
PREGHIERA A SAN ROCCO (Mezzagrogna, CH)
O glorioso San Rocco, fosti chiamato da Dio
a percorrere la strada difficile ma gloriosa della santità,
accettando l'invito del Vangelo e facendoti umile samaritano
per amore di Cristo.
Il tuo cammino tra noi, o dolce pellegrino della Carità',
non e' terminato con il tuo ingresso
nella schiera dei beati.
Tu stesso, o San Rocco, per essere! sempre vicino,
chiedesti a Dio la grazia di guarire in corpo e spirito
tutti coloro che ti avrebbero invocato nel nome di Gesù'.
Dalla patria celeste, o nostro Patrono,
Tu vedi i tormenti del nostro corpo e del nostro spirito,
liberaci, o San Rocco da ogni violenza, malattia e guerra,
segnaci ancora con il segno di croce
con la quale sanavi e portavi gli uomini a Dio.
Insegnaci ad amare la Vergine Maria come l'amasti Tu mirabilmente.
Aiutaci a camminare nella gioia della fede
e nella rinnovata speranza,
perché venerando te
vogliamo essere immagine vivente e trasparente
di Cristo Risorto.
Amen